di Gianluigi Chiaserotti
Cade quest’anno, esattamente il 4 gennaio, il Primo Centenario
della morte della prima regina dell’Italia Unita, Margherita di Savoia, che
nata a Torino nel Palazzo Chiablese il 20 novembre 1851.
Era la figlia di Ferdinando di Savoia (1822-1855), primo duca di
Genova, e fratello di Vittorio Emanuele II (1820-1878), primo Re d’Italia, il
quale ascese al trono italiano in quanto vedovo, quindi la nostra, andata in
sposa al figlio, Umberto I di Savoia (1844-1900), fu la prima regina d’Italia.
Ma in questa pagina voglio evidenziare essenzialmente la parte
culturale di Margherita di Savoia, in quanto, una volta al Quirinale, aveva
senza dubbio un ascendente notevole sulle scelte del marito, ma ufficialmente
si occupava dei ricevimenti e ben presto acquisirono grande fama i suoi
incontri del giovedì, i c. d. «giovedì della Regina», giorno in cui intellettuali di spicco
giungevano al Palazzo, sedotti forse dalla conversazione della padrona di casa,
interessata ad affrontare tematiche che solitamente rimanevano lontane dai
palazzi reali, ed erano più inclini a delle serate frivole. Anche la scelta
degli ospiti, in cui il rango non aveva un ruolo decisivo, rappresentò un
elemento nuovo che concorse a dare notorietà alle serate della regina, alimentandone
il mito presso i poeti e, quindi, presso l’immaginario comune.
Il giovedì si riunivano quindi al Quirinale nomi quali Ruggero Bonghi, il colto ministro Marco Minghetti (amico intimo di Margherita e
successivamente Presidente del Consiglio per la seconda volta, dopo il primo
governo degli anni Sessanta del Secolo XIX), l’illustre storico Ferdinand Gregorovius, Emilio Broglio, il marchese Francesco Nobili
Vitelleschi e il barone archeologo Giovanni Barracco, per citare i più significativi.
Le donne entravano nel cenacolo solo in quanto consorti di politici
vicini alla regina: fra loro vi erano Laura Minghetti, Antonietta Farini
(moglie di Domenico), Bice Tittoni
(sposata con il senatore Tommaso) e Carolina Rattazzi, parente del noto Urbano.
La figura di Margherita di Savoia fu esaltata dal poeta Giosuè Carducci (1835-1907),
ma negli ultimi anni della sua vita, con l’Ode “alla Regina d’Italia”.
Infatti il poeta ebbe un passato alquanto repubblicano.
Aveva un dispregio verso i monarchi, ma poi, negli ultimi anni
appunto, si convertì all’idea monarchica.
Da regina promosse le arti e la cultura, introdusse la musica da camera in Italia, fondò il quintetto d’archi di
Roma, il c. d. “Quintetto della Regina”.
Fu grazie ad una borsa di studio da lei concessa che, dal 1880 al 1883,
Giacomo Puccini poté studiare al Conservatorio di Milano.
Ma sicuramente l’alta istituzione culturale patrocinata dalla
regina Margherita furono le “lecturae Dantis” a Roma.
Queste furono istituite, con l’augusto contributo della Regina, inizialmente
presso il Nobile Collegio Nazareno, diretto dai Padri Scolopi.
L’ideatore fu il dantista scolopio Luigi Pietrobono (1863-1960)
(celebre è un suo commento alla Divina Commedia), già dai primi anni del secolo
XX.
Si svolgevano nell’Aula Magna del Collegio, ubicata al piano
nobile.
Tale Aula, con una solenne cerimonia, il 30 maggio 1939, e con lo
svelamento di una lapide e di un’erma, fu intitolata appunto alla Regina
Margherita di Savoia.
Tali “lecturae Dantis” si trasferirono poi presso la Casa di
Dante, costituita come ente morale nel 1914
con “regio decreto del 16 luglio 1914 n. 796” e confermata appunto
sotto l’alto patrocinio della regina madre Margherita di Savoia, la quale fu onorata di porre la prima firma su
queste attività culturali al solo scopo di essere l’organo principe in Italia
per la promulgazione e il sostegno dell’opera dantesca, con particolare
attenzione alla Divina Commedia.
L’istituzione ha ancora sede in Roma, in
Trastevere, nel palazzetto degli Anguillara, in piazza Sonnino 5, e svolge
attività culturale dantesca, anche con le scuole, con incontri pressocché
settimanali basati sul commento di canti del Poema Dantesco, a cura di illustri
accademici, docenti e studiosi dell’Alighieri.

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