NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

lunedì 25 febbraio 2019

Io difendo la Monarchia - cap VII -1



Il Protettorato boemo, l’annessione di Memel e la questione di Danzica - La occupazione italiana dell’Albania e il Patto d’acciaio - Mussolini contro il Re- I grandi successi tedeschi nel primo anno della guerra mondiale - La battaglia di Francia e l’intervento italiano - Le disgraziate campagne italiane in Grecia, in Africa, in Russia - La necessità di uscire dalla guerra – Tutti sperano nell’iniziativa monarchica per cacciare Mussolini - L'azione dei militari e quella dell’antifascismo.

Si entra così nell’anno fatale della seconda guerra mondiale. Il modo tedesco di rottura dei trattati precipita inesorabile verso la nuova guerra. A marzo le Potenze europee si trovano poste dinnanzi alla stessa situazione del settembre, a Monaco. Ma la Germania questa volta non lascia alle Cancellerie il tempo di riflettere. Il Presidente cecoslovacco Hacha, chiamato a Berlino, viene costretto a firmare un documento nel quale si pone il destino del popolo ceco nelle mani di Hitler. Dopo poche ore Praga viene occupata. Dopo Praga è la volta di Memel e intanto comincia l’agitazione per Danzica  e il corridoio polacco. Francia, Inghilterra, Russia e Stati Uniti dichiarano di non riconoscere il nuovo stato di cose. Siamo alle porte della guerra. Nessun accordo onorevole è possibile con la Germania che di ogni intesa e di ogni acquisto si avvale per prepararsi a uno slancio successivo nell’intento di raggiungere il suo proclamato «spazio vitale». Il Governo italiano, irritato e per l’acquisto tedesco di Praga, compie a sua volta la deplorevole aggressione di Albania (1).

Un mese dopo senza consultare nessuno, contrariamente a tutte le previsioni, contro il parere del suo ambasciatore a Berlino, Mussolini, strinse con Hitler, il patto d'acciaio (2). Il conte Ciano si reca a Milano (6-7 maggio) con il proposito di allentare, se possibile, in vista del conflitto di Danzica, non di serrare i vincoli dell'Asse e si trova nella notte tra il sei e il sette ad una intesa diretta tra Roma e Berlino. I due rivali e insieme i due complici, Mussolini e Hitler credono di giuocarsi reciprocamente: il primo vuole costringere l'altro alla
consultazione prima di lanciarsi in imprese come l’Anschluss e l’occupazione della Cecoslovacchia. Il secondo vuole legare l’Italia con un patto rigido e formale per impedirle un improvviso mutamento di rotta. Hitler sa che gli italiani detestano i tedeschi e più che mai l’hitlerismo e il razzismo (3).
A questo punto si domanda perché il Re non è intervenuto per impedire la firma del patto d’acciaio. In primo luogo il patto italo-tedesco doveva evitare le complicazioni belliche non accelerarle. Sono note le condizioni su cui si basava l’accordo. L’Italia si era trovata per tre volte consecutive a distanza di pochi mesi, tra il marzo 1938 e il marzo 1939, dinnanzi a una iniziativa tedesca (l’Anschluss, l’acquisto dei Sudeti e il protettorato sulla Boemia) che poteva portare alla guerra e sempre era stata tenuta all’oscuro o avvertita all’ultimo momento con un messaggio di Hitler a Mussolini. Ora, con il patto d’acciaio, veniva stabilito all'art. 1 che « le parti contraenti si mantenevano permanentemente in contatto allo scopo di intendersi su tutte le questioni relative ai loro interessi comuni e alla situazione generale europea». L’accordo si fondava infine su alcune precise condizioni: 1) che le Potenze dell’Asse avevano bisogno di un periodo di almeno tre anni per i loro armamenti; 2) che in tale periodo non si dovevano sollevare questioni diplomatiche atte a provocare la guerra; 3) che il Patto veniva stipulato nello spirito del precedente Patto Anticomintern.
Si poteva quindi obiettivamente pensare da parte nostra alla possibilità di assicurare qualche anno di tregua all’Europa.
Vi è poi un altro ordine di considerazioni. Il declino della fortuna mussoliniana era stato rapidissimo. Nell’ottobre 1938, dopo Monaco, egli poteva obiettivamente essere giudicato come il maggiore uomo politico europeo.

Poi d’improvviso, con l’inconsiderato attacco del conte "Ciano alla Francia del 30 novembre dello stesso anno, quindici giorni dopo la ratifica del patto di Pasqua con Londra; con la spedizione d’Albania e con la violenta sterzata interna verso una politica razziale, autarchica e antiborghese (ricordarsi il divieto della stretta di mano, l'adozione del passo romano di parata, l’imposizione dell’uso del voi invece del lei) la figura di Mussolini aveva molto perduto all’interno come all'estero. Tutto ciò era avvenuto in pochi mesi, ma naturalmente le sfere  ufficiali non potevano rendersi conto del mutamento assai lentamente. Infine bisognava considerare che il rapporto fra le forze italiane e quelle tedesche si era pericolosamente modificato a nostro svantaggio dall’estate del 1934, quando Mussolini mobilitò due corpi d'armata al Brennero in seguito all’assassinio di Dolfuss. Nella primavera del 1939 non poteva non tener conto della nuova minaccia che avrebbe pesato sull'Italia nel
caso di una frattura dell'Asse per il ripudio da parte della Monarchia del legame ideologico che univa i due paesi e costituiva la premessa del Patto d'acciaio. Mussolini lo sapeva molto bene. Con la minaccia e con la pressione materiale della forza tedesca egli ricatterà negli ultimi anni la Monarchia, lo Stato Maggiore e il popolo italiano. Ogni settimana, ogni mese fra il giugno 1940 e il luglio 1943 la forza tedesca in Italia verrà aumentando di peso e di proterva insolenza. Nello stesso tempo le divisioni italiane più efficienti saranno consumate in folli spedizioni in Grecia, in Africa, in Russia così come le dotazioni di armi e di vestiario erano state logorate in Etiopia, in Spagna e in Albania nei quattro anni precedenti la grande prova. Mai un uomo di Governo ha commesso tanti errori in così breve tempo; mai un tradimento più nero contro il proprio paese fu compiuto da un Primo Ministro per conservare ad ogni costo il potere. Mussolini sapeva di poter contare su Hitler per un colpo di Stato che avesse avuto il pretesto di rafforzare il patto ideologico e politico «fra i due capi e i due popoli».
Si veda infatti l’annotazione del conte Ciano nel suo diario in data tre giugno 1939 (undici giorni dopo la firma a Berlino del patto d’acciaio) : « Il duce pronunzia una violenta diatriba contro la Monarchia. È presente anche Starace. Il duce afferma che il Re è un piccolo uomo insipido e infido e che la monarchia con sue idiozie impedisce l’assorbimento delle dottrine fasciste da parte dell’esercito ». E continuava: « Io sono come un gatto, cauto e prudente, ma quando mi slancio sono sicuro di cadere dove desidero. Sto studiando ora se non sia il caso di farla finita con Casa Savoia ». Qualche giorno dopo Mussolini sta discutendo con Ciano attorno alle cerimonie che dovranno accompagnare la visita del generale Franco (4). Mussolini dice: «Questa volta non desidero interferenze come ve ne sono state in occasione della visita di Hitler. Se il Re non ha abbastanza buon senso per ritirarsi sono io a volerlo. È necessario presentare questa situazione paradossale al popolo italiano affinchè possa scegliere tra me e il Re »!

Se Mussolini si esprimeva con tanta insolenza di linguaggio all'indirizzo del Sovrano è evidente che questi non approvava e non apprezzava più l’indirizzo politico del Primo Ministro. Ma poteva in quel momento liberarsene? E con l’appoggio di quale corpo politico? Se almeno il Senato avesse fatto un solo gesto di allarme se non proprio di opposizione! 
Ma qualcuno incalza: « Si poteva per uno scrupolo costituzionale fare arrivare il popolo alla guerra? ». Non si trattava neppure di questo. Mussolini fingeva di non voler la guerra. Meglio ancora: Mussolini era oscillante ed oscuro: un giorno voleva distruggere la Francia, un giorno voleva salvarla. Una mattina affermava la sua fedeltà all’alleanza con la Germania e la sera dello stesso giorno, al primo annuncio sgradevole, bestemmiava contro la Germania e prometteva che a suo tempo avrebbe saldato anche quel conto. Nell’estate del 1939 era però quasi costantemente incline alla pace. Si legga nel diario Ciano alla data del 9 agosto: (Erano giunte nei giorni precedenti notizie gravi e allarmanti sui preparativi tedeschi da parte dell’ambasciatore a Berlino Attolico e dell’addetto militare generale Marras. Ciano aveva domandato di vedere Ribbentrop per discutere con lui un progetto di Mussolini per una conferenza mondiale della pace). Ciano scrive: « 9 agosto — Decido di partire domani sera per Salisburgo. Il duce è ansioso di dimostrare ai tedeschi con documenti che in questo momento la guerra sarebbe una follia. La nostra preparazione non è tale da permetterci di essere sicuri della vittoria. Le probabilità sono del cinquanta per cento pensa il duce Fra tre anni saranno dell’ ottanta per cento».


(1) Vedi il diario di Ciano nel giornale Il Tempo (luglio  agosto 1945). Alla data del 15 marzo Ciano: «Le truppe germaniche hanno iniziato l’occupazione della Boemia. Quale peso si potrà dare in futuro alle dichiarazioni e promesse (di Hitler) che ci interessano più direttamente? Sarebbe futile negare che questo umilia il popolo italiano. Bisogna dargli soddisfazione e un compenso: l’Albania». 19 marzo: «Il duce ha ordinato una concentrazione di forze nel Veneto. Se i tedeschi
cercheranno di fermarci spareremo. Sono più che mai convinto che questo potrebbe verificarsi. Gli avvenimenti di questi ultimi giorni hanno mutato la mia opinione sul 
Führer e sui tedeschi. Egli è troppo infedele e sleale ».
(2) Vedi nella rivista «Politica Estera»: Come si arrivò al Patto d'acciaio (fascicolo di novembre del 1944). Vedi anche: Filippo Giolli : Come fummo condotti alla catastrofe ( « Pactum sceleris », pag. 137).
(3) Nel citato diario, alla data del 6 maggio Ciano scrive: « L’alleanza è stata decisa dopo un pranzo al Continental, sabato sera, in seguito ad una chiamata telefonica da parte del duce. Hitler per telefono ha dato immediatamente la sua approvazione e ha collaborato personalmente alla redazione dell’accordo ».
(4) La visita annunciata per il settembre 1939 non ebbe più luogo a causa della sopravvenuta guerra mondiale

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