L'opposizione in Senato.
Tale impostazione della lotta politica è già in atto al
Senato dove la grande maggioranza è pur sempre per Mussolini, ma è anche vero
che certi atteggiamenti della piccola opposizione servono alle volte di remora
agli abusi. Le critiche alla riforma scolastica sono tali che il ministro
Fedele è costretto a promettere un ampio rimaneggiamento e la legge Gentile
viene di conseguenza molto modificata in seguito alle discussioni. Per questo
motivo Gentile si scaglia contro il successore Fedele, mentre definisce Croce «schietto
fascista senza camicia nera» e rammenta come «i giovani fascisti ancora si
volgono a lui, Croce, e lo salutano loro padre spirituale ancorché egli, come
tanti altri, non voglia riconoscere i suoi figli». Si deve tener presente che all'inizio
del fascismo questo era considerato un movimento di origine crociana,
espressione della filosofia neo idealista in seguito questa interpretazione
venne suffragata dal fatto che la pratica mussoliniana di governo non era altro
che un ritorno alla dottrina di Hegel dello Stato della quale il Croce fu ed è in
Italia seguace e divulgatore. Ecco perché il liberalismo, democratico di Croce
è in stridente contrasto con le sue idee politiche già espresse altra volta, di
ispirazione hegeliana e vichiana. Egli è più vicino al fascismo che al
liberalismo. Arturo Labriola (Spiegazioni a me stesso, Napoli) accusa il Croce
di avere preso nel 1914 la direzione dei gruppi clericali e reazionari
napoletani che appunto si chiamarono «Fascio delle forze cattoliche e moderate»,
contro il Blocco delle forze democratiche. Anche nella nomenclatura Croce fu
precursore del fascismo!
E così quando viene la volta della legge sulla riforma
elettorale cioè il ritorno al collegio uninominale, mentre la Camera l'approva con 307
voti contro 33, al Senato i contrari salgono a 58 con 214 voti a favore.
L'opposizione a palazzo Madama è piccola, ma decisa ed agguerrita, e i discorsi
di critica alla politica governativa fatti con signorilità di linguaggio e
larghezza di vedute, possono a poco a poco produrre un cambiamento di indirizzo
nella pubblica opinione che di rimbalzo può trasferirsi al Parlamento. Questa
la via naturale, questa la consuetudine, questo il segno del buon senso, questi
gli insegnamenti della Costituzione ed i suggerimenti del Sovrano. Imperterriti
gli aventiniani procedono per vie traverse, fra dirupi scoscesi invece di
seguire la via maestra.
L'on. Treves su Critica Sociale arriva a questo assurdo:«...l'opposizione
dell'Aventino ha voluto isolare iI Partito Fascista, creando una situazione
politica che autorizzasse la
Corona a intervenire, quando tutti i capi dei grandi partiti
nazionali si fossero schierati contro il Governo».
Ma la Corona
fa sapere che a norma della Costituzione i suoi segni rivelatori sono Camera e
Senato. Ritorni l'opposizione nell'aula a fare il proprio dovere. E intanto
rifiuta a Mussolini il decreto di scioglimento della Camera, che questi
pretende firmato in bianco da agitare come spauracchio della stessa
maggioranza.
Che il Re voglia in ogni momento della vita politica
camminare sulla via della Costituzione Egli non manca di farlo sapere quando
gli si offre l'occasione. Si è scelto il 7 giugno per le onoranze del 25*
anniversario di Regno, onde evitare di accomunare col 29 luglio una data
piacevole ad una data dolorosa. Ma Egli risponde: «Desidero che la
manifestazione avvenga in questo giorno perché io sono Re Costituzionale». E
così ha luogo la celebrazione nell'anniversario dello Statuto, e lo stesso
Mondo, organo ufficiale degli aventinani, scrive: «Se il Re d'Italia sceglie la
data del 7 giugno per la sua festa giubilare, ciò significa che la verità da
noi proclamata si impone attraverso le più diverse circostanze e che la grande
tradizione della libertà italiana non può morire. Con questa certezza e in
questo spirito, noi mandiamo al Re d'Italia i nostri voti per il successivo
sviluppo della sua missione e per l'avvenire del suo regno ».
Manifestazioni grandiose avvengono ovunque con
commemorazioni, cortei e luminarie. Tutta Roma è al Quirinale, riviste e
sfilate di truppe alla periferia.
Anche altri giornali dei partiti costituzionali che hanno i
loro rappresentanti sull'Aventino: Il Giornale d'Italia, l'Epoca, Il Corriere
d'Italia, L'Azione, sono concordi nell'esaltare l'opera del Monarca.
Sull'Azione Bonomi dopo aver ricordato le vicende della vita italiana nel 1898
quando il potere passò alla sinistra, il decennio silenzioso dal 1904 al 1914 e
la guerra 1915-1918, prosegue: «In ognuno di questi trapassi i vincitori
gridarono che il Re era con loro, i vinti si dolsero che il Re Ii avesse
abbandonati. In realtà non vi furono aiuti, non vi furono abbandoni. Il Re continuò
a rimanere Capo dello Stato, superiore ai partiti e oggi dopo 25 anni di regno,
il Re riconferma gli intendimenti con cui ha esercitato e esercita la sua altissima
magistratura con due manifestazioni significative: la scelta della festa
statutaria per il giorno dei suoi festeggiamenti e l'appello alla concordia. Il
capo sopra i partiti».








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