NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

lunedì 30 novembre 2015

Aggiornata la rassegna stampa sul presunto fantasma di Re Umberto II


Le notizie sulle presunte apparizioni  del presunto fantasma di Re Umberto II si susseguono. Qualcuno dice  che ad Asti siano terrorizzati.

Noi crediamo che solo chi non è a posto con la propria coscienza possa provare terrore  al comparire di una persona come Re Umberto, checché fantasma.


http://www.lanuovaprovincia.it/stories/cronaca/33790_nuovi_testimoni_per_lo_spettro_di_umberto_ii_in_municipio/

http://it.blastingnews.com/cronaca/2015/11/asti-il-fantasma-di-re-umberto-ii-terrorizza-il-municipio-00675501.html

http://atnews.it/curiosita/5425-umberto-ii-e-i-suoi-fratelli-e-l-italia-si-scopre-un-crocevia-di-fantasmi

http://www.news-24h.it/2015/11/il-fantasma-del-re-avvistato-ad-asti/

http://www.ansa.it/piemonte/notizie/2015/11/25/fantasma-umberto-ii-appare-ad-asti_544d5a3e-31ae-4a18-9b70-c3695b1d21de.html

http://www.lanuovaprovincia.it/stories/cronaca/33735_lo_spettro_di_umberto_ii_in_municipio_indagano_gli_acchiappafantasmi/

http://www.consumatrici.it/26/11/2015/attualita/00050365/ce-un-fantasma-in-comune-il-mirror-avverte-asti-e-arrivano-i-ghostbuster

http://www.quotidianopiemontese.it/2015/11/26/ghostbuster-a-caccia-del-fantasma-di-umberto-ii-ad-asti-in-comune/#.VlcUA_kvfcs

http://stadio24.com/2015/64406/fantasma-umberto-ii-appare-ad-asti/

http://www.lastampa.it/2015/11/26/edizioni/asti/nel-centro-di-asti-si-aggira-il-fantasma-di-umberto-ii-ioliZJJN9XPj0ZEdsanBKK/pagina.html

http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/11/26/news/asti_il_fantasma_di_umberto_ii_in_alcuni_uffici_del_comune-128192051/

http://www.diregiovani.it/rubriche/fotogallery/45946-asti-mistero-fantasma-umberto-ii-apparizione.dg

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/asti-avvistato-fantasma-umberto-ii-ghost-hunter-indagano-2329094/

http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2015/11/27/AS8yEaZ-umberto_compare_fantasma.shtml

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Un-fantasma-ad-Asti-I-ghost-hunter-cercano-re-Umberto-II-66b54b01-d9b9-4ea2-814a-b22c40904027.html

    domenica 29 novembre 2015

    L'intervista a Re Umberto II di Nino Bolla


    Nuovo aggiornamento del sito Dedicato a Re Umberto II.


    La 13° parte della lunga intervista rilasciata nel 1949 a Nino Bolla.


    http://www.reumberto.it/bolla0.htm



    sabato 28 novembre 2015

    Vittorio Emanuele III, Re e soldato - seconda parte

    Il Re sull'Audace, prima di sbarcare a Trieste
    Lapidario nelle sue memorie è  appunto  Lloyd  George: “Rimasi impressionato  dalla  calma  forza  d’animo  che  il  Re  mostrò  in  un  momento in cui il suo  paese e la sua Corona erano in  giuoco: non diede  alcun  segno di  timore  e  di  depressione….”, mentre  a  dimostrazione  del  carattere  del  Re, della  sua  modestia, lo  stesso  parlando  di  Peschiera  con  un  suo  aiutante  di  campo, il  generale  Scaroni, con  tono  distaccato  ebbe  a  dire: “A  Peschiera"? Quello che ho fatto io? Hanno esagerato  parecchio… Tutti  quelli che ne hanno  parlato…”. In  fondo  il  Re  voleva  dire  “ho  fatto  solo  il  mio  dovere”, ma  si  sa  che  in  Italia, anche  fare  solo  il  proprio  dovere , diventa  qualcosa  di  eccezionale !! Sempre in  tale occasione  Vittorio  Emanuele  che  aveva  inviato  diversi  messaggi di  compiacimento   alle  forze  armate  negli  anniversari  del  24  maggio  ed  in  occasione  della  conquista  di  Gorizia, indirizzò  alla  intera  Nazione, un  messaggio  di  suo  pugno, come  lo  era  stato  il  primo  messaggio  all’atto  della  sua  ascesa  al  Regno, dopo  l’assassinio  del  padre,  del  quale  riportiamo  la  parte  finale: 

    Italiani, cittadini, soldati ! Siate  un  esercito  solo. Ogni  viltà  è  tradimento. ogni  discordia  è  tradimento. Ogni  recriminazione  è  tradimento. Questo  mio  grido  di  fede  incrollabile  nei  destini d’ Italia  suoni  così  nelle  trincee  come in  ogni  più  remoto  lembo  della  Patria, e  sia  il  grido  del  popolo  che  combatte  e  del  popolo  che  lavora. Al  nemico, che  ancor  più  che  sulla  vittoria  militare  conta  sul  dissolvimento  dei  nostri  spiriti  e  della  nostra  compagine, si  risponda  con  una  sola  coscienza, con  una  voce  sola : tutti  siamo  pronti  a  dar tutto,  per  la  vittoria  e  per  l’onore  d’Italia!” (dato  dal  Quartier Generale  il  10  novembre  1917 ). 

    Ed  al  suo  alto  senso  del  dovere  e  di  umanità  si  deve il  rifiuto  di  accettare  una  Medaglia  d’Oro al  Valor  Militare  con  questa  lettera  autografa : “…..a parte qualunque questione  intorno al conferimento, troverei   profondamente ingiusto che  mi venisse una così alta  decorazione, mentre  ho  fatto  molto, ma  molto  meno  di  tante  migliaia  di  semplici  soldati  ai  quali  non  toccherà  nessuna  ricompensa.”, per  cui  accettò  solo  la  Croce  al  Merito  di  Guerra.
    Abbiamo  parlato  di  visite  quotidiane  in  quanto, tutti  i  giorni, Vittorio  Emanuele, alle  8  del  mattino  prendeva  posto sull’auto  di  servizio  e  solo  allora  dava  all’autista  l’indicazione  dell’itinerario  deciso e conosciuto da Lui solo, per  ovvii  motivi  di  sicurezza  e  segretezza, ed  anche  perché le sue visite  improvvise ed impreviste consentivano una  genuina  conoscenza  dell’andamento  reale  delle  cose, e  con  sistematicità  visitava  zona  per  zona  tutto  il  fronte, fermandosi  sia  presso  i  locali comandi, sia  con i soldati di cui visitava trincee e  camminamenti, con  la  sua  inseparabile  macchina  fotografica, (vedi bibliografia  n.12)  che  gli  permetteva  poi  di  ricordare  i  particolari  delle  località  visitate, incurante  dei  tiri  d’artiglieria  austriaci, come  nel  caso  dell’ 8  ottobre  1917, durante  una  visita  sul  basso  Isonzo, sulla  strada  da  Ronchi a Sels e Debeli, quando  gli  austriaci, avvistata  l’automobile,  cominciarono  a  bersagliarla  con  la  loro  artiglieria, evento così  riportato  dal  Solaro  del  Borgo   suo  Aiutante  di  Campo : “….una  granata  scoppiò  dietro  l’automobile. Proseguiamo. Un’altra  granata  ci  raggiunse  cadendoci  davanti. Ci  fermiamo  e si  scese  per   proseguire  a  piedi  in  un  camminamento. Appena  a  terra  una  nuova granata  scoppiò  ancor  più  vicino… Il  tiro  sempre  più  nutrito  era  diretto  al  camminamento, ma il  Sovrano  imperturbabile  tirò  dritto  per  la  strada  prefissasi… Ho  sempre  viva  e  presente….la  impassibile  freddezza  del  Re  di  fronte  al  pericolo……”. Questa  descrizione  così  precisa  è  la  conferma  delle  doti  di  coraggio e  della  padronanza  di  nervi  del  Re, durante  tutto  il  conflitto  e  di  cui  aveva  già  dato  prova  nel  1912, in  occasione dell’attentato  effettuato  dall’anarchico  D’Alba, fortunatamente  mancato, e che  vide  nell’omaggio  e  nelle  visite  al  Quirinale  dei  parlamentari, per  lo  scampato  pericolo, la  presenza, per  la   prima  volta di  tre  parlamentari  socialisti : Leonida  Bissolati, Ivanoe  Bonomi  ed  Angiolo  Cabrini, della  corrente  riformista, di  cui  uno  il  Bissolati, interventista  e  volontario  di  guerra  nel  1915,  divenne  Ministro  nel  1916, nel  governo  Boselli e  confermato  nel  successivo  governo  Orlando  e  Bonomi, divenne  Presidente  del  Consiglio  nel  1921  e  poi  nel  1944-1945.
    Quanto  alla  semplicità  e  naturalezza di  vita  è  conferma  la  colazione  del  Re  in  queste  sue  escursioni, che  non  erano  dei  pic-nic  come  scritto  da  qualche  sedicente  storico: due  uova  sode  o  una  frittata, carne  fredda, formaggio  e  frutta, stese  su  di  una  tovaglietta,  per  cui  uno  scrittore  del  valore  di  Rudyard  Kipling, dopo  avere  conosciuto  di  persona  il  Re, così  scriveva: ”…Egli  incede  sobrio, leale, pronto, con  una  rigida  semplicità  tra  i  suoi  soldati  e  tra  i  molti  pericoli  della  guerra…”. E  sempre  riguardo  a  riconoscimenti  esteri  sono  particolarmente interessanti  e  significativi  i  giudizi  della  stampa  francese , logicamente  repubblicana, che  dedicò  al  Re, quando  Vittorio  Emanuele, accompagnato   dal  giovane  Principe  Umberto, si  recò  a  Parigi, nel  dicembre  1918, dal  “Petit  Parisienne”, al  “Matin” che  dice: “ Vittorio  Emanuele  non  pensa  che  a  mettere  in luce  il  suo  popolo”  e  non  se  stesso, il  “Figaro”  che ricorda  essere  il  Re  “nobilmente  vissuto  durante  la  guerra  in  mezzo  ai  suoi eserciti  ove  trascorse  eroicamente  la  stessa  esistenza  dei  soldati” e l’ “Intransigeant”  che addirittura si riferisce agli  anni che precedettero la  guerra  in  cui  “…Il  Re  era  rispettato  per  la  sua  saggezza, per  il  suo  governo impersonale, per il suo  rispetto alla  costituzione… per  amore  di  questo  Re, presente  nelle  battaglie,  i  soldati  si  arrampicavano  sin  sulle  cime  inaccessibili, da  dove scorgevano   ciò  che  sarà  la  vera  frontiera  d’Italia …”. Ritornando   poi  nel  pomeriggio  alla  sua  residenza, riceveva  la  relazione  giornaliera  inviataGli  dal  Comando  Supremo, la  cui  sede  era  vicina, ma  separata, ed  aveva  non  molto  frequenti  incontri  con  il  generale  Cadorna, spesso  mediando  e  risolvendo  i   purtroppo  numerosi  contrasti  sorti  tra  lo  stesso  e  gli  uomini  politici, anche  del  Governo. Rapporti  invece  molto  diversi  ebbe  invece  il  Re  con  il  generale  Diaz,  dopo  la  sua  nomina, il  10  novembre  1917  a  Capo  di  Stato  Maggiore, con  incontri  che  divennero  addirittura giornalieri. La   nomina  del  Diaz aveva  sorpreso, in  quanto  trattavasi  del  comandante  di  un Corpo  d’Armata, il  XXIII, quando  vi  erano  generali  di  Armata  tra  i  quali  il  Duca  d’Aosta, comandante  della  Terza  Armata, ma  il  Re  aveva  scartato  questa  soluzione, non  per  gelosia  verso  il  Cugino, ma  perché  lo  stesso  avrebbe  dovuto  ricoprire  ben  altro  incarico, nel  caso  della  sua  abdicazione  per  ulteriori  sconfitte, che  non  vi  furono  fortunatamente, essendo  il  Principe  Umberto, erede  al  trono  e  quindi  automatico  successore, minore d’età, avendo 13  anni, per  cui  sarebbe  stata  necessaria  una  Reggenza. Il  Re  era  l’unico  che  conoscesse  bene  Diaz, per  le  sue  visite  al  fronte  ed  ai  comandi, e  proprio  in  occasione  di un  incontro  avuto  a  Cassigliano, il  16  luglio  1917, aveva  detto, con  la  consueta  serenità  di  giudizio, evidentemente rimasto favorevolmente colpito dalla  personalità  di  Diaz, “ Questo  generale  un  giorno ( Caporetto  era  lontana  ed  impensabile) potrà servire”, e  così  fu. Sempre  a  proposito  di  visite, il  Re  non  poteva  dimenticare  la  Regia  Marina, per  cui  si  recò  nel  marzo  del  1917  tra  i  marinai  a  Taranto, principale  base  della  nostra  flotta  da  battaglia, ed  a  Brindisi, ed  in  un  momento  di  stasi  del  fronte, il  25  aprile  1918,  visitò  le  bonifiche  ravennati,  effettuate su terreni di proprietà  di una Cooperativa socialista, accolto da sindacalisti  ed  esponenti locali socialisti, che  non  potevano non  prendere  atto  della  sollecitudine del  Re  anche  per  problemi  agricoli, e  che  ne  dettero  ampio  rilievo, con  fotografie  del  Re, nel  loro  giornale  “Romagna  Socialista”.
    Perché  sono  necessarie  tutte  queste  precisazioni? Perché, mentre  nelle  varie  biografie  dedicate  a  Vittorio  Emanuele, da  autori  monarchici, in  primo luogo  Gioacchino  Volpe, che  si  trovava  al  fronte, come  ufficiale, ( vedi  bibliografia n.13, 14 , 15  e  16) e  repubblicani, ( vedi  bibliografia  n. 17,18, 19 , 20  e 21 )  viene  sempre   ricordata  positivamente  la  sua  presenza  ed  azione  al  fronte, dove  si  proponeva  come  la  massima  autorità, che  condivideva  l’esperienza  della  truppa , nell’attuale  pubblicistica, uscita  nel  centenario  della  Grande  Guerra, il  nome  e  l’operato  di  Vittorio  Emanuele  III, sono  sottovalutati, se  non  addirittura  taciuti, compresa  Peschiera, e  così  pure  nelle  numerose  mostre  celebrative  è  difficile  trovare  una  fotografia  od  un  ritratto  del  Re, tanto  da  far  pensare  che  l’Italia, allora, non  fosse  un  Regno, malgrado  le  bandiere  con  lo  scudo  di Savoia e  Corona  Reale, e  che  non  esistesse  un  Capo  dello  Stato!  Questo  nei  migliori  casi, quando  poi, invece, non  vengono  pubblicate  tesi  assurde, se  non  ridicole, quale  quella  che  l’azione  di  comando  di  Cadorna  venisse  elusa  dalla  “casta”  degli  “alti  ufficiali  nobili”, che  si  ritenevano  protetti  e  tutelati  dal  Sovrano, in  quanto nobili , quando  sono  documentati  i  numerosi  avvicendamenti  ed  esoneri, per  non  dire  “siluramenti”  che  Cadorna, che  a  sua  volta  era  conte,  effettuò  anche  negli  alti  gradi, compresi  generali  d’armata, a  cominciare dal  Nava, comandante  la  prima  armata  all’inizio  delle  ostilità. Infatti  a  proposito  dei  comandanti  delle  armate  del   nostro  esercito, che  dalle  iniziali  quattro, divennero  ben  dieci, nel  corso  della  guerra, tranne  logicamente  il  Duca  d’Aosta, che  rimase  sempre  al  comando  della  Terza  Armata,  non  vediamo  grandi  gradi  di  nobiltà, ma  solo  diversi  conti  come   Pecori  Giraldi,  Nicolis  di  Robilant, Frugoni, Tassoni, mentre  altri  quali  Brusati, Nava, Capello ,Giardino, Montuori, Caviglia, Mambretti e Pennella, avevano solo titoli e  benemerenze  militari, e  che, anche  questo  è  importante  ed  interessante, avevano  avuto  i  natali  in  diverse  regioni  italiane, e  non  solo  in  Piemonte !
    Il  Re, dopo  che  l’esercito  sul  Piave, quella  famosa  linea  difensiva  da Lui  stesso  patrocinata  a  Peschiera  difendendo  l’onore  del  soldato  italiano, aveva  respinto  l’ultima  grande  offensiva austroungarica  del  giugno  1918, capiva  che  era  necessaria  una  decisa  azione  offensiva  per  la  quale  Diaz,  stava  preparando  i  piani  con  i  suoi  principali  collaboratori, il  generale  Badoglio  ed  il  colonnello  Cavallero, e  da  qui  venne , ad  un  anno  da  Caporetto, la  battaglia  di  Vittorio  Veneto, nella  quale  l’esercito  austroungarico  si  difese  tenacemente  per  più  giorni , una  vera  battaglia  sanguinosa  con  elevate  perdite  da  ambo  le  parti, che   è  bene  precisare  dato  che  qualcuno   ritiene  non  esserci  stata, che  pose  fine  alla  guerra  con  l’armistizio  di  Villa  Giusti, il  3  novembre, armistizio  che  portò   giorni  dopo,  l’11  novembre, a  quello  che  a  sua  volta  richiese  l’ impero  germanico, e  che  Diaz, il  4  novembre,  annunziò  con  il  famoso  bollettino, che  troviamo esposto  in  bronzo  o  in  marmo  in  tutte  le  caserme  ed  in  numerose  sedi  di  Provincie  e di  Comuni, che  iniziava: “La  guerra contro  l’Austria- Ungheria, che  sotto  l’alta  guida  di  S.M. il  Re …..iniziò  il  24  maggio  1915… è  vinta”, per  terminare, dopo  la  precisazione  delle  forze  in  campo, a  dimostrazione  del  peso  secondario  nella  battaglia  finale  avuto  dalle  divisioni  francesi, inglesi  e  cecoslovacca, con la  scultorea  frase : “i  resti  di  quello  che  fu  uno  dei  più  potenti  esercito  del  mondo, risalgono  in  disordine  e senza  speranza  le  valli  che  avevano  disceso  con  orgogliosa  sicurezza.”
    Ed  il  Re , il  successivo  9  novembre, diramava  ai  Soldati  ed  ai  Marinai  un  ordine  del  giorno, fulgido  coronamento  di  gloria ,  dove  affermava  che: “Il  ciclo  delle  guerre, iniziate  dal  mio  proavo, sempre  contro  lo  stesso  avversario, si  è  chiuso….con  la  vittoria  di  tutti  i  popoli  liberi..”, ed  auspicava  una  pace  fondata  sulla  giustizia, abbattendo  quanto  ancora  esisteva  di  prepotenza  e  di  orgoglio, concludendo  con  la  gratitudine  della  Patria  ai  soldati  e  marinai, ”…perché  per  voi  fu  raggiunta  la  meta”, ed  il  successivo  10  novembre  sbarcava  a  Trieste  accolto  trionfalmente  da  una   sterminata folla  in  delirio  e  non  pensava  che quel  giorno  di  festa  sarebbe  stato, forse,  l’ultimo  della  sua  vita, che  sia  pure  terminata  ventinove  anni  dopo, non  avrebbe  più  visto  intorno  a  Lui  un  simile  entusiasmo  di  popolo , unanime, spontaneo, autentico  e  sincero.

    Domenico  Giglio

    Bibliografia
    1. Maria Josè  di  Savoia – “ Amedeo  VI  e  Amedeo  VII  di  Savoia” – Editore  Mondadori- 1956
    2. Maria Josè  di  Savoia -  “ Emanuele  Filiberto  di  Savoia” . Editore  Rusconi – 1994
    3. Mario  Bondioli  Osio – “ La  giovinezza di  Vittorio  Emanuele  III – Editore  Simonelli – 1998 Indro  Montanelli – “ L’ Italia  di  Giolitti – 1900-1929 “- Editore  Rizzoli – 1974
    4. Leonardo  Malatesta –“Il  Colonnello  Vittorio  Emanuele  dai  ricordi  dell’ Ufficiale  d’ordinanza  del  Principe  di  Napoli” -  articolo sul  n.2  del  marzo-aprile  2011  della  rivista  “Nuova  Storia  Contemporanea”, diretta  da  Francesco  Perfetti..
    5. Marco  Grandi – “Il  ruolo  e  l’opera  del  Capo  di  Stato  Maggiore  del  Regio  Esercito  -1894-1907”- Editore  Brigati -1999
    6. Letizia  Argentieri – “ Il  Re  borghese “ – Editore  Mondadori – 1996
    7. Giacomo  Perticone – “ L’Italia  Contemporanea -1871-1948 “ – Editore  Mondadori – 1962
    8. Michele  Falzone  del  Barbarò –“Vittorio  Emanuele  III – album  di  guerra  1915-1918” –Editore  Alinari  e  Comune  di  Venezia - 1985
    9. Enrica  Loddolo – “ I  Savoia “ – Editore  PIEMME – 1998
    10. Leonardo  Malatesta- “ Il  piccolo  Re  e  la  grande  guerra. Verità  e  leggende. “ –articolo  dai  diari  inediti  del  Conte  Azzone  degli  Avogadro - n.1  del  gennaio-febbraio  2010 – della  rivista  “ Nuova  storia  contemporanea”  diretta  da  Francesco  Perfetti. –
    11. Vittorio  Solaro  del  Borgo – “ Giornate  di  guerra  del  Re  Soldato “ –Editore  Mondadori – 1931
    12. Aldo  Valori – “ Vittorio  Emanuele  III “- Editore  Bompiani - 1940
    13. Francesco  Cognasso – “ I  Savoia “ – Editore  Corbaccio - 1999
    14. Gioacchino  Volpe – “Vittorio  Emanuele  III- Dalla  nascita  alla  Corona  d’ Albania”- con  introduzione  di  Domenico  Fisichella- Editore  Marco -2000
    15. Domenico  Fisichella – “Dal  Risorgimento   al  fascismo “ – Editore  Carocci – 2012
    16. Domenico  Bartoli -  “Vittorio  Emenuele  III “ – Editore  Mondadori – 1947
    17. Silvio  Bertoldi – “Savoia – Album  di  una  Dinastia – Editore  Rizzoli – 1996
    18. Gianni  Oliva – “ I  Savoia “ – Editore  Mondadori  - 1998
    19. Antonio  Spinosa – “Vittorio  Emanuele  III – L’ astuzia  di  un  Re” – Editore  Mondadori – 1990
    20. Paolo  Rossi – “ Storia  d’Italia  dal  1914  ai  nostri  giorni.” – Editore  Mursia – 1973
    21. Pierangelo  Gentile – “ Vittorio  Emanuele  III “ – Editore  “Il  Sole  24  ore “ -  2014
    22. Articolo  “Il  Re  …a  Parigi”  da  “ La Guerra  Italiana- rassegna  settimanale-“  del  29  dicembre  1918 –N.11 – VIII serie



    giovedì 26 novembre 2015

    "Dante e l'Unità d'Italia " - Circolo Rex

    CIRCOLO DI CULTURA E DI EDUCAZIONE POLITICA “REX” LXVIII CICLO DI CONFERENZE

    PROGRAMMA DELLE RIUNIONI 2015/2016 
    PRIMA PARTE



    Domenica 29 Novembre

    Il dr. Gianluigi CHIASEROTTI, 
    nel 750° anniversario della nascita del Sommo Poeta
    parlerà sul tema:

    "Dante e l'Unità d'Italia "



    ore 10.30, in Roma 

    Sala  Uno  della Casa  Salesiana,

    ingresso Via Marsala 42

    Il fantasma di Re Umberto II sarebbe apparso nell'androne del municipio di Asti

    Lo avrebbero avvistato ben sette astigiani, di cultura notevole, dati i tempi, per aver riconosciuto il Sovrano.
    Ne sottolineano, guarda caso, l'educazione e la gentilezza.

    Evidentemente deve essere molto preoccupato per la sua Patria, lasciata in mano agli squali, per scomodarsi a venire dal Paradiso nel quale siamo sicuri si trovi.

    Naturalmente non diamo credito a queste sciocchezze, ma non lasceremo i nostri visitatori all'oscuro della vicenda.



    Piccola rassegna stampa:

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2015/11/asti-il-fantasma-di-re-umberto-ii-terrorizza-il-municipio-00675501.html

    http://atnews.it/curiosita/5425-umberto-ii-e-i-suoi-fratelli-e-l-italia-si-scopre-un-crocevia-di-fantasmi

    http://www.news-24h.it/2015/11/il-fantasma-del-re-avvistato-ad-asti/

    http://www.ansa.it/piemonte/notizie/2015/11/25/fantasma-umberto-ii-appare-ad-asti_544d5a3e-31ae-4a18-9b70-c3695b1d21de.html

    http://www.lanuovaprovincia.it/stories/cronaca/33735_lo_spettro_di_umberto_ii_in_municipio_indagano_gli_acchiappafantasmi/

    http://www.consumatrici.it/26/11/2015/attualita/00050365/ce-un-fantasma-in-comune-il-mirror-avverte-asti-e-arrivano-i-ghostbuster

    http://www.quotidianopiemontese.it/2015/11/26/ghostbuster-a-caccia-del-fantasma-di-umberto-ii-ad-asti-in-comune/#.VlcUA_kvfcs

    http://stadio24.com/2015/64406/fantasma-umberto-ii-appare-ad-asti/

    http://www.lastampa.it/2015/11/26/edizioni/asti/nel-centro-di-asti-si-aggira-il-fantasma-di-umberto-ii-ioliZJJN9XPj0ZEdsanBKK/pagina.html

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/11/26/news/asti_il_fantasma_di_umberto_ii_in_alcuni_uffici_del_comune-128192051/

    http://www.diregiovani.it/rubriche/fotogallery/45946-asti-mistero-fantasma-umberto-ii-apparizione.dg

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/asti-avvistato-fantasma-umberto-ii-ghost-hunter-indagano-2329094/

    http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2015/11/27/AS8yEaZ-umberto_compare_fantasma.shtml

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Un-fantasma-ad-Asti-I-ghost-hunter-cercano-re-Umberto-II-66b54b01-d9b9-4ea2-814a-b22c40904027.html

    mercoledì 25 novembre 2015

    La Monarchia e il Fascismo - XIII capitolo - III

    Il Re
    Nel discorso del 3 gennaio Mussolini sfida gli oppositori a denunciarlo all'Alta Corte di Giustizia in base all'art. 36 dello Statuto, ma nessuno si fa avanti.

    Alla fine del 1926 (9 novembre) approfittando dell'attentato del giovane Zamboni a Bologna che ha ridato a Mussolini una enorme, decisiva popolarità, questi fa decretare dalla Camera la decadenza ai 123 deputati dell'Aventino che si sono ostinati a disertare le sedute venendo meno, secondo le precise disposizioni dello Statuto, al mandato parlamentare (1).

    Con una Camera oramai tutta fascista Mussolini procede ad una nuova riforma della legge elettorale (legge Rocco) detta del Collegio Unico e con le elezioni del marzo 1929 il fascismo assume l'aspetto definitivo di Regime senza oppositori.

    E' qui che si sbizzarriscono ora alcuni costituzionalisti, con Orlando in testa (che due anni prima si era già sottratto ad ogni responsabilità dimettendosi da deputato) per stabilire il punto debole della condotta di Vittorio Emanuele, il tallone d'Achille del suo costituzionalismo. Egli non doveva, dicono costoro, concedere la firma ad una legge che variava il sistema elettorale consacrato dallo Statuto. E' proprio allora, sostengono questi supercritici, che il Re doveva abdicare. Tesi assurda, secondo noi. Infatti lo Statuto non è stato nemmeno sfiorato. E' stata modificata la legge alla quale lo Statuto si riferisce. Dice infatti l'art. 39 della Carta statutaria: «La Camera elettiva è composta di deputati scelti dai collegi elettorali conformemente alla legge». Orbene, questa legge è stata modificata dalla Camera. E' stata modificata la legge ma non è stato toccato lo Statuto E questo avvio alle modifiche elettorali ebbe inizio nel 1921 con una Camera scaduta e che proprio l'on. Orlando aveva convocato contro le più rigorose norme statutarie. E' stata modificata la legge con l’instaurazione della proporzionale. Da questa al Collegio Unico (abolito cioè il collegio uninominale) non vi era che un piccolo passo, e questo passo fu compiuto dal Parlamento, - espressione della volontà popolare - cioè l'Istituto che determina l'orientamento, la condotta del Sovrano. Così la Monarchia fu liberale quando la maggioranza della Camera era tale, poi fu socialista quando gli elementi che la componevano era impregnata dello spirito socialista, indi dal Gran Consiglio e dalla maggioranza fascista è uscito lo Stato Corporativo.
    Ma il Gran Consiglio assunse anche la funzione di       Consigliere della Corona e del Governo e quindi persino l'iniziativa di guerra e di pace veniva sottratta all'esame del Parlamento poiché fra questo e le prerogative della Corona si frapponeva il nuovo Istituto oramai arbitro della facoltà di legiferare anche in       materia costituzionale. Se era arduo per un Sovrano costituzionale a regime rigorosamente parlamentare respingere una     legge fu ancora più per Vittorio Emanuele terzo dopo che le democrazie lo imprigionarono     fra la Milizia, il Gran Consiglio e la Riforma elettorale. In regime democratico non è possibile al Re   negare la sanzione ad una legge approvata dalla Camera poiché la Camera è l'espressione della volontà popolare. In Italia non si è avuto un solo esempio di rifiuto di sanzione. Ragioni politiche derivanti dalla nuova concezione democratica impongono al Re di sanzionare le leggi approvate dalle Camere e dei Disegni proposti dai Ministri. Negare la sanzione significherebbe atto di sfiducia non soltanto ai ministri ma anche al Parlamento in quanto che il ministero con la nuova pratica democratica deriva i suoi poteri oltre che dalla legge, dal Parlamento cioè dalla volontà popolare, e non più dalla Corona il cui potere è soltanto discrezionale che non ha altra norma giuridica che le manifestazioni e gli atteggiamenti dei partiti. Una volta il Sovrano nominava i ministri ed il Presidente del Consiglio al di fuori delle segnalazioni della maggioranza, mentre con la nuova pratica democratica sono designati dal Parlamento. Essi traevano così la loro autorità dalla fiducia del Parlamento. Del resto lo Statuto non parla nemmeno di presidente del Consiglio dei Ministri e quindi questo si doveva intendere presieduto dallo stesso Sovrano che tacitamente e democraticamente passò la funzione all'eletto dall'alto Consesso.

    I partiti dell'opposizione finsero sempre di ignorare che la nuova mentalità costituzionale era la conseguenza di quello che essi chiamarono un tempo «le conquiste della, democrazia». Quando però queste conquiste diedero modo all'avversario di strappare loro le armi di mano, allora pretesero che il Re con un colpo di Stato le annullasse per instaurare un regime di tirannia a loro uso e consumo. La dittatura nacque e si consolidò non per iniziativa della Monarchia ma in conseguenza di una mal compresa concezione del sistema democratico. Se la crisi di regime ha inizio il 31 luglio 1919 con l'avvento della proporzionale la dittatura fascista, impregnata di spirito repubblicano e quindi fazioso, è, nata il 15 luglio 1923 quando, dopo l'istituzione del Gran Consiglio e della M.V.S.N. venne varata la riforma elettorale. La Repubblica
    quindi se è nata il 2 giugno, ha le sue origini il 15 luglio 1923: da allora cominciamo le sue incalcolabili responsabilità.

    Sconfitto il liberalismo le democrazie tendendo all'annullamento dell'autorità dello Stato sono costrette, per sorreggersi, a sboccare nella dittatura, sia personale che di partito che il più delle volte degenera in tirannia. Senza risalire a Crornwell, dittatore sortito dalla Repubblica d'Inghilterra, di Scozia e d'Irlanda a Napoleone, argine fatale al caos della rivoluzione, non dimentichiamo che Napoleone Ill derivato dalla Seconda Repubblica francese, aveva maturato il suo spirito dispotico nell'attività cospiratrice fra le sette dei repubblicani romagnoli di Cesena, Forlì e Faenza.

    La storia ci insegna, dall'epoca antica alla presente, che le dittature sono un rimedio inevitabile scaturito spontaneamente dalle macerie della distruzione dell'autorità dello Stato compiuta dalle democrazie. In Germania la Repubblica di Weimar ha generato Hitler ed il nazismo, in Russia da Kerensky si passò a Lenin, a Stalin, al terrore della dittatura democratico-bolscevica. Così in Rumenia in Cecoslovacchia in Bulgaria, in Ungheria In Turchia la Repubblica ha partorito la dittatura di Kemal Pascià. La Repubblica democratica di Spagna sboccò nella dittatura di Franco che è una dittatura repubblicana e così in Portogallo quella di Salazar. La stessa Repubblica degli Stati Uniti è basata sui poteri dittatoriali del Presidente (Truman non ammette l'ingerenza del Senato nelle sue decisioni), come quella dì Vargas in Brasile e quella di Peron in Argentina, come lo furono al Messico ed al Venezuela.

    In Italia anche l'Esarchia - messo da parte il Re - non fu che un regime repubblicano dittatoriale democristiano - bolscevico retto dai Comitati di Liberazione. Non altrimenti è l'attuale ordinamento posto sotto la dittatura di un partito confessionale, alleato con le forze massoniche, conseguenza del disordine portato dai Comitati di liberazione. Immune da questo tarlo non vi fu che la Monarchia Sabauda fino al 1923 - prima della presa di posseso degli ingranaggi costituzionali da parte delle influenze repubblicane - nella quale il potere ebbe sempre e soltanto valore discrezionale, cioè anti-dittatoriale. Quando la dittatura si manifestò in pieno, allora le sparute forze democratiche superstiti pretesero dal Sovrano un atteggiamento di forza ch'Egli non poteva più spiegare. Non si può pretendere la vittoria da un generale dopo che gli sono state tolte le armi, strumenti del combattimento, e l'autorità del comando con la sobillazione dei soldati.

    I denigratori del Re, gli integerrimi giuristi e politicanti dei Comitati di Liberazione, non gli perdonano la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940 reclamata dall'entusiasmo popolare e che non ebbe nessunissima opposizione né alle Camere né sulle piazze, ma poi si associarono agli Alleati per imporgli quella contro la Germania quando di guerra più nessuno ne voleva sentir parlare. Gli italiani dopo il 24 luglio e l'8 settembre manifestarono sopratutto la loro stanchezza ed un grande desiderio che finissero gli orrori dei bombardamenti. La guerra contro la Germania fu voluta soltanto dai Comitati di Liberazione asserviti allo straniero che impose all'Italia un trattato infame, una pace vergognosa ispirata unicamente dalla vendetta e dall'errore e non dalla giustizia, dietro istigazione dell'antifascismo i cui fautori si nascosero dietro l'art. 16. Alla fine di gennaio del 1914 infatti Benedetto Croce al Congresso di Bari aveva candidamente confessato, a nome di quell'assemblea repubblicana: «Abbiamo preferito la rovina e la sconfitta dell'Italia perchè fosse possibile abbattere il fascismo». Quel fascismo ch'essi avevano contribuito a creare. Fu la prima affermazione della fede repubblicana derivata dalla nuova filosofia crociana: la gioia per la disfatta.

    Rimproverano al Re di non avere costituito subito, dopo il 23 luglio, un ministero composto di personalità anti-fasciste e questa soluzione è prospettata come una ricetta infallibile. Se così il Re avesse fatto, dopo poche ore i tedeschi arrestavano il ministero al completo, il Re compreso, ed avrebbero messo su un governo qualsiasi composto di loro fiduciari, di quisling, come fecero ovunque. La soluzione adottata dal Sovrano fu l'unico ripiego possibile, poiché sin dal giorno 26 i tedeschi avevano iniziata una calata di truppe su vasta scala - 8 divisioni ed una brigata che si dislocarono in Liguria, nel Friuli in Emilia in Romagna e Toscana.

    Rimproverano ancora al Re di non aver difeso Roma invece di «fuggire ». Ebbene, si ricordino costoro la testimonianza di Caviglia che si era assunto il comando della città. Quando Calvi di Bergolo andò da lui (il Re era già « partito ») a portargli l'ultimatum di Kesselring di disarmare le truppe intorno a Roma pena il bombardamento della città, era accompagnato da Bonomi, dall'on Ruini, dal senatore Casati e dal ministro Piccardi. Questi signori approvarono «ad una voce» la sua decisione di cedere all'imposizione tedesca e di capitolare. Tutto questo gli oppositori della Monarchia lo sanno ma persistono in mala fede ad ignorarlo.

    Ma forse che non hanno commesso errori i famosi «grandi» ? La loro opera è tutta cosparsa di errori e di contraddizioni. Come a Versailles Clemenecau e Lloyd George prepararono la seconda guerra mondiale col tentativo di stroncare la Germania e con le ingiustizie commesse verso l'Italia, così a Yalta Churchill e Roosevelt, il primo con lo accanirsi nella formula della «resa a discrezione» ed il secondo con la sua politica insensata, empirica e trastulla piombarono l'umanità in un incandescente furore di vendetta e prepararono un'altra guerra che incombe spaventosa sul mondo intero. Tutto questo per meschine rivalità personali: rivalità contro Mussolini che lo stesso Churchill aveva protetto e aiutato; rivalità contro Hitler che Roosevelt sostenne nell'alleanza con Stalin, il tiranno rosso, mentre Londra ora detesta Franco ma si allea con Tito perché le fa comodo per toglierci Trieste... La resa a discrezione, il disarmo dell'Italia e lo smembramento della Germania hanno aperto le porte alla Russia per l'invasione dell'Europa: pericolo tremendo dal quale non si vede la via di uscita. Lontano da simili errori, mondo da colpe di tanta gravità è Vittorio Emanuele che pure essi vollero ingiustamente sacrificare per deviare le loro responsabilità. Errori forse di dettaglio i suoi e nulla più. Tutto questo gli oppositori della Monarchia lo sanno ma persistono in mala fede ad ignorarlo.

    Valga ancora questa dimostrazione: si impone il referendum - mostruosa violazione dello Statuto perché in questo non vi è contemplato - e poi si negano tutti quei chiarimenti che possono determinare gli elettori a votare a favore della Monarchia. Interpellato, l'on. De Gasperi risponde sempre evasivamente e tiene segreto il fatto straordinario, che è a sua conoscenza che l'inchiesta militare condotta dal comunista Palermo aveva riconosciuta la impossibilità della difesa di Roma. Tace perché il tacerlo aggrava la situazione della Monarchia e favorisce la causa repubblicana. Eppure il signor De Gasperi sa benissimo che l'armistizio per patto convenuto, doveva essere pubblicato il 12 settembre perché per quella data era stato predisposto tutto l'organismo della difesa. Quali torbidi interessi hanno indotto gli Alleati a precipitare la divulgazione costringendo il Governo ed il Capo dello Stato a trasferirsi precipitosamente nel sud mettendolo nella impossibilità di provvedere? Quali inconfessabili intrighi italiani e stranieri hanno gettato il Sovrano nel pericolo di essere catturato dai tedeschi? Forse per aver maggior agio alla immediata proclamazione della Repubblica? Vi è in questo misfatto - che Eisenauer si è limitato a classificare come un semplice errore al quale non va data alcuna importanza - vi è forse lo zampino dei Comitati di Liberazione? Non vi sarebbe da stupirsi dopo quello che abbiamo rilevato a loro carico negli atteggiamenti anti italiani.

    (1) Sono inclusi, fra i decaduti, anche gli Il deputati comunisti che, a dire il vero, dopo una prima assenza temporanea, avevano ripreso a frequentare le sedute.

    Santa messa per la Regina Elena a Napoli

    Nel 63° anniversario del richiamo a Dio 
    della Regina Elena



    Una Santa Messa di suffragio sarà celebrata a Napoli presso la Reale e pontificia Basilica di san Francesco di Paola
    dal M.R.P. Padre Damiano Maria la Rosa

    Sabato 28 Novembre 2015, ore 18.

    Associazione internazionale Regina Elena
    Tricolore associazione culturale
    Circolo Beata Maria Cristina di Savoia