NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

venerdì 31 ottobre 2014

La Monarchia e il Fascismo - Nono capitolo - II

L'opposizione in Senato.

Tale impostazione della lotta politica è già in atto al Senato dove la grande maggioranza è pur sempre per Mussolini, ma è anche vero che certi atteggiamenti della piccola opposizione servono alle volte di remora agli abusi. Le critiche alla riforma scolastica sono tali che il ministro Fedele è costretto a promettere un ampio rimaneggiamento e la legge Gentile viene di conseguenza molto modificata in seguito alle discussioni. Per questo motivo Gentile si scaglia contro il successore Fedele, mentre definisce Croce «schietto fascista senza camicia nera» e rammenta come «i giovani fascisti ancora si volgono a lui, Croce, e lo salutano loro padre spirituale ancorché egli, come tanti altri, non voglia riconoscere i suoi figli». Si deve tener presente che all'inizio del fascismo questo era considerato un movimento di origine crociana, espressione della filosofia neo idealista in seguito questa interpretazione venne suffragata dal fatto che la pratica mussoliniana di governo non era altro che un ritorno alla dottrina di Hegel dello Stato della quale il Croce fu ed è in Italia seguace e divulgatore. Ecco perché il liberalismo, democratico di Croce è in stridente contrasto con le sue idee politiche già espresse altra volta, di ispirazione hegeliana e vichiana. Egli è più vicino al fascismo che al liberalismo. Arturo Labriola (Spiegazioni a me stesso, Napoli) accusa il Croce di avere preso nel 1914 la direzione dei gruppi clericali e reazionari napoletani che appunto si chiamarono «Fascio delle forze cattoliche e moderate», contro il Blocco delle forze democratiche. Anche nella nomenclatura Croce fu precursore del fascismo!

E così quando viene la volta della legge sulla riforma elettorale cioè il ritorno al collegio uninominale, mentre la Camera l'approva con 307 voti contro 33, al Senato i contrari salgono a 58 con 214 voti a favore. L'opposizione a palazzo Madama è piccola, ma decisa ed agguerrita, e i discorsi di critica alla politica governativa fatti con signorilità di linguaggio e larghezza di vedute, possono a poco a poco produrre un cambiamento di indirizzo nella pubblica opinione che di rimbalzo può trasferirsi al Parlamento. Questa la via naturale, questa la consuetudine, questo il segno del buon senso, questi gli insegnamenti della Costituzione ed i suggerimenti del Sovrano. Imperterriti gli aventiniani procedono per vie traverse, fra dirupi scoscesi invece di seguire la via maestra.

L'on. Treves su Critica Sociale arriva a questo assurdo:«...l'opposizione dell'Aventino ha voluto isolare iI Partito Fascista, creando una situazione politica che autorizzasse la Corona a intervenire, quando tutti i capi dei grandi partiti nazionali si fossero schierati contro il Governo».

Ma la Corona fa sapere che a norma della Costituzione i suoi segni rivelatori sono Camera e Senato. Ritorni l'opposizione nell'aula a fare il proprio dovere. E intanto rifiuta a Mussolini il decreto di scioglimento della Camera, che questi pretende firmato in bianco da agitare come spauracchio della stessa maggioranza.

Che il Re voglia in ogni momento della vita politica camminare sulla via della Costituzione Egli non manca di farlo sapere quando gli si offre l'occasione. Si è scelto il 7 giugno per le onoranze del 25* anniversario di Regno, onde evitare di accomunare col 29 luglio una data piacevole ad una data dolorosa. Ma Egli risponde: «Desidero che la manifestazione avvenga in questo giorno perché io sono Re Costituzionale». E così ha luogo la celebrazione nell'anniversario dello Statuto, e lo stesso Mondo, organo ufficiale degli aventinani, scrive: «Se il Re d'Italia sceglie la data del 7 giugno per la sua festa giubilare, ciò significa che la verità da noi proclamata si impone attraverso le più diverse circostanze e che la grande tradizione della libertà italiana non può morire. Con questa certezza e in questo spirito, noi mandiamo al Re d'Italia i nostri voti per il successivo sviluppo della sua missione e per l'avvenire del suo regno ».

Manifestazioni grandiose avvengono ovunque con commemorazioni, cortei e luminarie. Tutta Roma è al Quirinale, riviste e sfilate di truppe alla periferia.

Anche altri giornali dei partiti costituzionali che hanno i loro rappresentanti sull'Aventino: Il Giornale d'Italia, l'Epoca, Il Corriere d'Italia, L'Azione, sono concordi nell'esaltare l'opera del Monarca. Sull'Azione Bonomi dopo aver ricordato le vicende della vita italiana nel 1898 quando il potere passò alla sinistra, il decennio silenzioso dal 1904 al 1914 e la guerra 1915-1918, prosegue: «In ognuno di questi trapassi i vincitori gridarono che il Re era con loro, i vinti si dolsero che il Re Ii avesse abbandonati. In realtà non vi furono aiuti, non vi furono abbandoni. Il Re continuò a rimanere Capo dello Stato, superiore ai partiti e oggi dopo 25 anni di regno, il Re riconferma gli intendimenti con cui ha esercitato e esercita la sua altissima magistratura con due manifestazioni significative: la scelta della festa statutaria per il giorno dei suoi festeggiamenti e l'appello alla concordia. Il capo sopra i partiti».

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