Il
memoriale di Cesare Rossi.
La
questione morale sollevata da Mussolini contro De Gasperi e contro il P.P.
intacca fortemente l'attività offensiva di questo i cui aderenti saliti
sull'Aventino sono fra i più incerti e porta lo scompiglio nell'opposizione.
Ne
approfitta Mussolini che improvvisamente presenta alla Camera un progetto di
riforma elettorale. E' un colpo di scena che desta viva sorpresa. Ma non è
difficile comprendere i motivi della mossa audace. L'atteggiamento della
magistratura con la sentenza di assoluzione della Voce Repubblicana nel
processo contro Balbo per l'uccisione di don Minzoni, le lettere del generale
prodotte alle udienze, la levata di scudi al Senato contro il progetto Di
Giorgio per la riforma dell'esercito, la denuncia del dottor Donati contro il
generale De Bono all'Alta Corte di Giustizia come favoreggiatore del delitto
Matteotti, gli fanno avvertire la gravità e l'inesorabilità della situazione
che la furibonda campagna della stampa fascista non è riuscita a trasformare.
Già le minacce della «seconda ondata» avevano trovato l'ostacolo nei diritti e
nei doveri della Corona. Questa funziona e lavora a riportare l'equilibrio nel
Paese ma cerca il punto di appoggio.
Il
31 di dicembre viene pubblicato il memoriale di Cesare Rossi nel quale questi
si scagiona delle accuse di responsabilità per l'uccisione di Matteotti ed i
giornali di opposizione ne fanno un potente ariete che scagliano contro il
governo. Salandra si dimette da Presidente della Giunta generale, del bilancio
ed accenna a passare all'opposizione. Giolitti, intervistato dal Mattino
contesta al Duce il diritto di fare le elezioni che si suppone siano lo scopo
della nuova riforma: «Egli non può farle specialmente dopo che le opposizioni
sollevano contro di lui la pregiudiziale morale». Il ministero atterrito da
tanta avversione concomitante, viene convocato di urgenza, e sono emessi - con
la solidarietà di tutti i ministri - severi provvedimenti contro la stampa.
Molti giornali dell'opposizione subiscono l'ennesimo sequestro, ma nello stesso
tempo si proibiscono le adunate fasciste.
Mussolini
ha capito che l'opinione pubblica si trova davanti ad un eccezionale
disorientamento politico come non lo fu mai e che è necessario creare a qualunque
costo un orientamento nuovo.
Sarebbe
anche questa l'ora delle opposizioni: tornare alla Camera, stringersi attorno
alla Corona e dare battaglia sul terreno parlamentare. Ma ecco la direzione del
Partito Popolare lanciare un manifesto nel quale intuendo le sue gravi colpe
nella situazione del Paese addossa come al solito ogni responsabilità alle
istituzioni «che fatalmente hanno favorito, sviluppata e mantenuta la dittatura
fascista». (!!!). Tuttavia il P.P. rifiuta di imperniare la lotta nella difesa
della Carta Statutaria, sostiene la inutilità di ogni manovra parlamentare o
ministeriale ed affida la soluzione al normale sviluppo della lotta politica».
Mai
come in questi giorni l'Aventino, ma soprattutto il Partito Popolare, appaiono
complici necessari della dittatura.

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