Elezioni amministrative a Milano.
alleanza dei partiti sotto il segno del Littorio.
Il 7 dicembre hanno luogo a Milano
le elezioni amministrative ed il Blocco Nazionale con candidati di tendenza
fascista è sostenuto dal Corriere della Sera. L'Avanti! lo battezza il Blocco d'Arlecchino ed accusa il giornale
milanese di essersi convertito al fascismo. Il Comitato d'Intesa o Blocco
Nazionale formato dai partiti liberale, fascista, democratico, popolare e nazionalista
- ha una sua impronta schiettamente fascista. Si sono astenuti ufficialmente i
repubblicani che lo votano però singolarmente. Ai comizi parlano Giunta,
Farinacci, Teruzzi e Misuri. Fra i candidati Dino Alfieri, Agostino Lanzillo,
Cesarino Rossi, Arrigo Solmi, Torrusio, Giulio Bergman. Dimostrazioni di
giubilo nelle principali città d'Italia per la vittoria fascista: a Milano si
formano cortei al canto di Giovinezza, mentre i popolari compongono in sordina
le prime note del « Te Deum » da cantarsi nelle chiese.
A Torino perdura l'impressione del
massacro di operai socialisti giustiziati barbaramente e trascinati per le strade.
Alcuni membri del fascio locale deplorano l'eccidio che Mussolini definisce
«indegno della razza umana» ma De Vecchi li espelle dai ranghi. A Trani vengono
liberati per amnistia e portati in trionfo gli assassini dell'on. Di Vagno,
deputato socialista di Bari, ucciso la notte del 25 settembre 1921. Contro
l'umiliante ed incivile abuso della somministrazione dell'olio di ricino e
contro le continue violazioni di domicilio non si registra che una sola
interrogazione al Ministro di Grazia e Giustizia, fatta dall'on. Modigliani, ed
una lettera dell'on. Repossi, deputato di Milano al Presidente della Camera
onorevole De Nicola: «Da tempo mi vedo spogliato non solo delle immunità che mi
conferisce la mia qualità di deputato, ma di quegli stessi diritti dei quali in
regime di libertà gode ogni cittadino». E conclude dicendo che gli agenti che
lo inseguono ovunque gli hanno confessato di aver avuto ordine di impedirgli di
circolare liberamente per le vie.
La Guardia Regia, che era stata
sciolta, presenta casi di ribellione. Vi sono rivolte a Torino con morti e
feriti; sommosse a Napoli, Parma, Genova. Contemporaneamente si acuiscono i dissidi
fra fascisti e nazionalisti ed a questi accorrono da tempo malcontenti e
oppositori del fascismo. Questo colpisce con arbitrii non solo le
organizzazioni a carattere sovversivo, ma anche a quelle di carattere
conservatore, i giornali d'ordine, e specialmente le organizzazioni facenti
capo ai nazionalisti. Nel febbraio l'attrito viene risolto con lo scioglimento
dei Sempre Pronti e con la fusione fra fascisti e nazionalisti. Sintomatico il
silenzio o meglio la mancata protesta a questo proposito dei repubblicani
fascisti: essi si sono oramai nazionalistizzati.
Matilde Serao, dopo la distruzione
del Giorno, iscrive lamentando che il suo giornale, organo di ordine e
conservazione, sia trattato alla stregua dello anarchico Umanità Nuova e del
Comunista.
Ma Mussolini, sordo ad ogni
sollecitazione collaboratrice che non sia improntata a sottomissione umiliante,
lancia di quando in quando delle intimidazioni: «lo non voglio fare il Kerensky»
oppure, più minaccioso ancora: «A chi lavora assistenza, a chi congiura piombo».
In occasione di una di queste frasi il Corriere della Sera scrive: «Minacce di
questo genere frequentemente ripetute, non hanno che due effetti: primo, di
trasformare i partiti sovversivi in vittime della reazione con esclusivo loro
profitto; secondo, di dare all'estero l'impressione di una Italia priva di
libertà e quindi non ancora consolidata in tin regime sereno e duraturo». Il
paese è infatti ancora più che mai travagliato da lotte fratricide, ma in quei giorni
i quotidiani di tutta Italia registrano come avvenimento eccezionale che
Mussolini durante la rappresentazione della Dannazione di Faust al teatro
Costanzi di Roma si presenta in frack sul palcoscenico fra gli artisti, le
masse corali e le comparse, a riscuotere gli applausi del pubblico delirante.
All'alba del 1923 Michelino
Bianchi, quadrumviro e già propagandista incendiario contro la borghesia, fa
annunciare una riforma costituzionale consistente nell'instaurazione del
Cancellierato. I giornali socialisti continuano la loro opposizione al Governo
e come al solito non riescono a frenare nella polemica il loro rancore contro
tutto ciò che è patriottismo e prendono di mira i combattenti e l'esercito, e
fanno di Cadorna un bersaglio iniquo. Un quotidiano viene diffidato, ed al
Corriere della Sera, che pur difende con tanto ardore il Cadorna ma protesta
per questa diffida, risponde il Popolo d'Italia:
«La costituzione sarà rispettata e
non sarà una diffida ad un giornalista che potrà infirmare l'opera del
ministero. Del resto, ricordare alla direzione di un giornale che non saranno
d'ora in avanti più tollerate le vignette in cui gli ufficiali erano
graziosamente riprodotti col viso di belve, e la Nazione in atteggiamento della
sgualdrina, non è cosa che possa minare le nostre basi costituzionali. E' un
atto di saggia prevenzione».
La Milizia entra in servizio ed il
Corriere della Sera dà notizia dell'avvenimento descrivendo la funzione che ha
luogo a Milano in tale occasione. Il giornale si diffonde a spiegare la
finalità del nuovo organismo che viene a far parte dell'esercito e riferisce
ampiamente i discorsi fatti dalle varie personalità intervenute; apprendiamo da
quella cronaca come le camicie nere abbiano sfilato in perfetto ordine per via
Solferino, via Brera, via Verdi. «II corteo, giunto sotto al teatro alla Scala
ha richiamato ai balconi e alle finestre il pubblico del teatro che ha
applaudito alla nuova milizia».

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