NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

mercoledì 13 marzo 2013

La Monarchia e il Fascismo V


La « Proporzionale » primo germe della dittatura e la gazzarra sul l'amnistia.

Alla Camera, nella seduta del 26 giugno, Orlando cade perché chiede che la discussione sulla politica estera avvenga in seduta segreta. Cade clamorosamente sopra una questione procedurale, ma il Paese ha già condannato la sua politica e quella di Sonnino. Eredita il peso di questa aggrovigliata situazione l'on. Nitti, proprio quando, dopo l'abbandono della Conferenza di Parigi e dopo il ritorno umiliante, siamo screditati e derisi. I partiti nazionali lo denigrano e le difficoltà aumentano: nazionalisti, repubblicani e fascisti si collegano per incitare la piazza ad insorgere mentre i popolari lavorano per conto loro a minare la compagine dello Stato che in questo momento non può rinsaldarsi che ispirandosi alla difesa delle idealità che ci hanno portato all'intervento.

All'annuncio della formazione del nuovo Governo i fasci fanno a Milano una grande dimostrazione, e sul monumento a Vittorio Emanuele Il parla Marinetti: «Milanesi! Vi denuncio il giolittismo del Corriere della Sera che rappresenta la vile borghesia milanese. Esso dopo Caporetto ha cessato di credere nei combattenti; ha castrato la nostra vittoria, è diventato rinunciatario. Ora è nittiano. Sta preparando il ritorno di Giolitti; contro la pantofola croata e contro la sua borghesia vile noi gridiamo: o costituente o rivoluzione!». E Mussolini di rincalzo sul Popolo d'Italia : «Noi abbiamo ragione di affermare che la causa dell'onorevole Nitti è stata patrocinata con particolare tenacia da Giolitti e questo spiega la duplice visita del vecchio bandito al Quirinale”. Missiroli invece sostiene la tesi opposta:  La responsabilità di questa debàcle diplomatica risale all'on. Orlando, unicamente all'on. Orlando, che preferendo nel suo intimo la politica di Bissolati e del Corriere della Sera, non ebbe l'ardire, la volontà, l'onestà di intraprenderla risolutamente dimettendo l'on. Sonnino”.
Ad una sfida dell'avvocato Vittorio Ambrosini di tenere assieme a Palermo un pubblico comizio nel quale questi avrebbe contestato all’azione politica dell'on. Orlando ogni merito al conseguimento della Vittoria, questi rifiuta mentre I'Ambrosini viene arrestato.
A Torino, in un comizio tenuto dal Partito Popolare si acclama vivamente l'avvocato Piccioni il quale dichiara ai suoi ascoltatori che i clericali per le loro ideologie si trovano più vicini ai socialisti che non ai liberali. Quarello incita - acclamato anche lui -  ad una intransigenza assoluta «non già verso i bolscevichi, ma ad una lotta senza quartiere verso tutti quei partiti e quegli uomini che hanno voluto la guerra e l'hanno, esaltata». A Bologna al Congresso del partito padre Gemelli afferma fra gli applausi più fragorosi che per i cattolici è indifferente la repubblica o la monarchia. Viene poi accolta da acclamazioni Prolungate, l'adesione di Miglioli, «il bolscevico democristiano», il più a sinistra del partito.) che durante la guerra augurava la sconfitta dell'Italia.
Le decisioni del congresso sono tendenzialmente bolscevizzanti specialmente in linea economica: per lo meno ha preso delle posizioni polemiche che lo obbligano ad una condotta tutt'altro che conforme ai  precetti tradizionali della conservazione, della struttura economica sociale cristiana contemporanea. Il Popolo d'Italia commenta che il congresso del Partito Popolare ha dato al Paese, lo spettacolo triste della riabilitazione, sia pure parziale, di uno dei più brutti figuri della immoralità politica attuale, il Miglioli».

Fra i postulati dei programmi di sinistra tre erano i caposaldi: Repubblica Sociale - Costituente - Proporzionale. Nitti affretta la riforma dal collegio uninominale alla proporzionale malgrado a questa legge sia contrario (1). E di questa avversione ne fanno testo gli attacchi del Popolo d'Italia che lo accusa di non essersi dichiarato in favore della riforma, ossequiente invece alla volontà della Camera. Mussolini commenta essere la proporzionale passata «per merito dell'opposizione al Governo » e ne considera il risultato come una vittoria contro Nitti.
A volere la riforma sono i socialisti e i popolari, una quarantina gli uni, una ventina gli altri, ma malgrado il numero esiguo dominano l'assemblea perché hanno alle spalle due partiti disciplinati, organizzati nelle masse eccitate da programmi estremisti. Due partiti in concorrenza, sì, ma uniti nella critica e nella demolizione di quello spirito di sacrificio, di fede e di entusiasmo che ci aveva portati alla Vittoria. Una sessantina di deputati buttano così alla deriva gli altri partiti, isolati e trascinati dalla corrente social-popolare. Uomini di destra che potrebbero intervenire non possono parlare; è molto se possono votare accolti da urla e, grida incomposte. E' la vendetta verso chi rappresenta  la Patria e la Vittoria. L'unico che insorge ed affronta la bufera è l'on Sonnino. Più che criticare la riforma in sé critica l'inopportunità politica e storica dell'attuazione. Egli rimane impassibile alle urla dell'estrema ed ai sorrisi sarcastici dei popolari, e all'appello nominale all'ordine del giorno Porzio, vota, assieme all'on. Alessio contro il principio della legge. Sono i due, soli che abbiano preso la parola contro la riforma. Ecco il risultato della votazione:

Votanti: 315. Rispondono Si: 277.  Rispondono No: 38.
La conseguente votazione, a scrutinio segreto sul disegno di legge «modificazioni alla legge elettorale politica » dà il seguente risultato:

Votanti: 287. Favorevoli: 224. - Contrari: 63. (31 luglio 1919). ,

Con la proporzionale, le assemblee corrono questo pericolo: che, un partito può essere, relativamente agli altri messi insieme una minoranza, ma può tuttavia avere il diritto di detenere il potere speculando sulla impossibilità degli altri a mettersi d’accordo e governare. I sostenitori della proporzionale identificano, questa riforma con l'Istituto parlamentare: negarla, abolirla vorrebbe dire sopprimere il Parlamento. Eppure questo aveva funzionato mirabilmente operoso di leggi benefiche e sagge da quello subalpino prima all'italiano poi, col collegio uninominale.
Con la proporzionale nasce la dittatura, poiché da essa sortì il sistema maggioritario, per cui la maggioranza doveva toccare a quel partito che si sarebbe dimostrato più forte nelle elezioni.
Malgrado tanta evidenza di gravi inconvenienti, anche il Corriere della Sera diventa proporzionalista e per l'occasione abbandona Sonnino della cui politica fu per tanti anni l'interprete autorizzato. La fobia che il giornale milanese ha per Giolitti lo fa schierare dalla parte dell'errore ed esulta per il trionfo di un principio nel quale vede aprirsi nuovi orizzonti alla vita politica nazionale, poiché « il collegio uninominale, sinonimo di corruzione, protezioni e favoritismi, era anche la caratteristica del giolittismo ».
Nemmeno l'amnistia viene a portare un poco di luce, un poco di pace, un minimo di tolleranza fra i partiti, e per quanto larga essa sia, non acqueta gli animi, malgrado più che reclamata fosse, stata invocata per mettere una sanatoria ad una situazione che si rivelava ogni giorno di più insostenibile. Migliaia e migliaia di famiglie, attendono ansiose, la parola consolatrice che cancelli l'onta di una accusa o apporti il perdono a giovani travolti nello smarrimento causato a volte per il ritardo di uno o due giorni a ripresentarsi al fronte. Il decreto è «stato studiato, meditato e compilato da un insigne giurista, il ministro Mortara, e dal generale Albricci, ed ha ottenuta l'approvazione del generale Diaz. Dal beneficio dell'amnistia vengono esclusi i disertori. Dice infatti il decreto:

Art. I. - « Sono esclusi i reati di diserzione con passaggio al nemico e i reati di diserzione armata preveduti dall'art. 4 del decreto luogotenenziale del 1 dicembre -1917, n. 1952 ».
Lo stesso Mussolini riconosce la severità del provvedimento poiché: «Il concetto che ha informato il decreto è stato quello di raggiungere la pacificazione sociale senza menomare i diritti e i doveri di conservazione della Patria». Più tardi però lo stesso Mussolini, per alimentare le armi della polemica contro il Presidente del Consiglio, lo chiamerà sul Popolo d'Italia: «Nitti, compare dei disertori». E non gli darà pace, dimenticando che nella prima leale ammissione si era anche compiaciuto perché «erano stati esclusi dalla amnistia i vili passati al nemico » (1).
L'ingiusta accusa si diffonde, pur sapendo che non vi è nulla di vero. E' vero invece il contrario. Ma tutta questa campagna origina da un oscuro movente: si vuole investire, da parte degli estremisti di sinistra, repubblicani e socialisti ufficiali ai quali si uniscono i fascisti, la persona del Sovrano il quale diventa «il Re che, ha dato l'amnistia ai disertori»; basta leggere il decreto per capire che tutto ciò è falso. Ma non c’è documento che valga a stornare l'atroce, ingiusta accusa. La faziosità, l'intolleranza, il settarismo repubblicano saran capaci un giorno di ben altre falsificazioni.

(1) La proporzionale era stata proposta sotto il ministero Orlando e, poi rinviata di sei mesi. Non poté, essere discussa causa la sua caduta.

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