NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

mercoledì 27 febbraio 2013

La Monarchia e il fascismo - III


La fondazione dei Fasci di Combattimento a carattere repubblicano

Interessante è seguire la costituzione dei Fasci di combattimento e più precisamente lo studio degli elementi che vi affluirono e di alcuni esponenti che al fascismo dettero l'impronta delle direttive e costituirono le sue prime salde affermazioni.
Il fascismo è stato un fenomeno repubblicano, impregnato di dottrine mazziniane ed alimentato dalle masse lavoratrici aderenti politicamente al partito così detto «storico», esso si dichiarò subito repubblicano, ammantato dal romanticismo avventuroso e scapigliato del futurismo e dell'arditismo. Il suo programma è schiettamente rivoluzionario e antiborghese con tutte le contraddizioni caratteristiche del temperamento e dello stile di Mussolini. Le adesioni all'iniziativa sono diffuse dislocate in tutta Italia gruppi sparsi qua e là, ma non è ancora la massa che lo segue. Manca soprattutto di penetrazione nelle organizzazioni economiche di resistenza delle masse operaie e contadine, e queste gli vengono  offerte dal movimento repubblicano, col quale nei primi passi della vita Politica svolge in armonia le sue dimostrazioni. Durante lo sciopero generale tentato nell'aprile per l'uccisione di Rosa Luxembourg e di Liebknecht,  un intervento a carattere fascista fá abortire il tentativo bolscevico. Al Ministero della Guerra parla Federzoni, e ad un comizio presieduto da Stradella aderiscono al movimento Armando Casalini e Giovanni Conti ambedue della direzione del Partito Repubblicano. Al termine della riunione un corteo percorre le vie della città e i vessilli dell'Associazione repubblicana a fianco dei gagliardetti del fascio sono in testa alla colonna. Un'altra adunata è organizzata dall'Unione Nazionale Ufficiali e Soldati, dominata da repubblicani fra i più intransigenti che, sotto gli auspici ed il patrocinio del Popolo d'Italia chiama a raccolta i combattenti. L'organo milanese si compiace continuamente dell'adesione dei repubblicani e rende, omaggio a futuristi, anarchici, internazionalisti, purché nell'ambito interventista. Si danno ampie relazioni dei loro convegni! specialmente a quelli di Romagna dove gli aderenti alla Voce Mazziniana., in stretti rapporti col P.R., tendono alla adesione ai fasci. Vi sono indubbiamente, fra i due movimenti identiche concezioni programmatiche di riavvicinamento, prima fra tutte la Costituente che dovrà sboccare nella Repubblica Sociale secondo la dottrina mazziniana:
«Il lavoro associato, il riparto dei frutti del lavoro. ossia del ricavato sulla vendita del prodotto fra i lavoratori in proporzione del lavoro e valore di quel lavoro », e tutto compiuto e del ciò, ottenuto « attraverso la rivoluzione ». Programma base che verra applicato poi dal fascismo nella Repubblica mussoliniana del Nord.

Il fascio di Bologna è fondato da repubblicani storici, e così fra gli animatori di quello di Forlí troviamo Mario e Guido Bergamo, ed è di quel periodo l'accordo di comune intesa fra P.R. e Unione Socialista Italiana aderente al movimento fascista, A Jesi, al «Fascio operaio repubblicano di azione sociale» parla Cipriano Facchinetti. Ad Alfonsine, all'Associazione repubblicana, affratellati sotto il segno del nascente fascio littorio, parlano Carlo Bazzi, Guido Bergamo e Francesco Giunta. A Bologna Viene costituita la Consociazione repubblicana romagnola a tendenza fascista di cui è segretario il Bazzi che è direttore dell'organo dei repubblicani storici di Ravenna.
Nel popolo d'Italia del 7 luglio si legge questa notizia da Ravenna « Gli amici nostri Celso Morigi ed Amedeo Giurin si sono subito messi all'opera per la costituzione, di un Fascio di combattimento. Essi hanno avuto colloqui con gli amici repubblicani, con i rappresentanti dell'Associazione mutilati e della Sezione, dell’Ardito i quali hanno dichiarato di essere, sulle nostre direttive e di essere ben lieti di cooperare alla costituzione del fascio». E così a Rimini trattano con gli stessi organismi. A Roma il Partito Mazziniano Italiano aderisce entusiasticamente al fascismo. In alcune sezioni si espelle, qualche socio perché aderente a certi « fasci di difesa nazionale » che hanno carattere borghese e monarchico ma non si toccano gli aderenti ai fasci di combattimento dichiaratamente repubblicani con tendenze insurrezionali. A Milano si costituisce, d'iniziativa del Popolo d'Italia il «Comitato d’intesa e, d’azione» (1) al quale aderiscono: Fascio, Unione Sindacale, Sezione del Partito Repubblicano Sezione dell'Unione socialista. Fascio di rinnovamento politico sociale, Associazione combattenti smobilitati, Associazione arditi, Volontari di guerra Circolo rivoluzionario Filippo Corridoni
Le correnti interventiste di sinistra si raccolgono sotto le ali di questo comitatone nel quale si esprime     un minimo comune denominatore - secondo la frase, di Mussolini - per concretare l'intesa e l'azione delle singole forze.
Lo stesso Mussolini propone subito, come base d'azione del Comitato una coalizione per le eventuali elezioni future, onde affrontare con maggiore vigore, il leninismo mediante la formula della Costituente, e subito a questa proposta aderisce Carlo Bazzi. Anche l'onorevole Ulderico Mazzolani, deputato repubblicano di Ravenna, si augura che le sinistre interventiste scendano unite in lotta nelle, future elezioni poiché esse «hanno il dovere categorico di intendersi per combattere in stretta e cordiale alleanza la battaglia elettorale per la difesa della guerra rivoluzionaria».

L'on. Barzilai il più illustre ed autorevole deputato repubblicano rappresentante il collegio di Roma è anche favorevole a questa intesa. Intesa si capisce nell'atmosfera fascista che caratterizza lo spirito, interventista, l’interventismo di sinistra facente capo al Popolo d’Italia, duce Mussolini. L'armonia del Comitato è cosi stretta che questi lancia la proposta della fusione in un nuovo organismo di tutti gli interventisti di estrema sinistra nell'ambito della Patria e nell’orbita del Fascismo    e della fede mazziniana.
Scrive Mussolini in un articolo intitolato Verso l’intesa e l’azione: «I repubblicani di Romagna hanno immediatamente sentito questa necessità. Queste idee hanno trovato Immediata e simpatica eco fra l'elemento repubblicano. Lo provano infatti gli articoli dei loro giornali come il settimanale Il Lamone di Faenza, La Libertà di Ravenna, Il Popolo di Cesena ed una importante, deliberazione, del Circolo di Forlì. Del resto a Ravenna è già sorto un Fascio studentesco repubblicano» ed il partito non pensa affatto a scioglierlo. Negli appelli che Mussolini lancia continuamente ai fascisti, si aggiunge sempre la lista delle associazioni aderenti al movimento e       queste non manca mai la sezione locale del PR che conta fra gli aderenti l'on. Raimondo. Al congresso repubblicano di Novi Ligure, presieduto dall'on. Macaggi, si acclama «al gesto liberatore e, nobilmente rivoluzionario di d'Annunzio». Nei riguardi di Fiume le sezioni del partito vanno a gara nell'offrire la solidarietà a d'Annunzio e quella di Milano si schiera ufficialmente in suo favore. Lo stesso Eugenio Chiesa in visita a Fiume ne ritorna entusiasta e dichiara: « Bisogna riconoscere che se d'Annunzio ed i suoi volontari non avessero pensato e compiuto l'impresa, oggi a Fiume vi sarebbero gli jugoslavi ». E così vi aderisce Ergisto Bezzi, il mazziniano reduce di Mentana e di Aspromonte, il «Ferruccio del Trentino». Nella ricerca delle origini del fascismo e nella valutazione delle forze che lo hanno, nella prima formazione alimentato e consolidato, non sì può fare astrazione dal colpo di mano dannunziano. Nel primi sei mesi i Fasci di combattimento conducono vita piuttosto magra. Molto rumore di futuristi ed arditi, ma in complesso un lavoro alquanto negativo, di opposizione sia pure violenta al bolscevismo. Ma non c’è ancora la fiamma viva che susciti gli entusiasmi che commuova le anime generose. L'interventismo non è sufficiente per attirare i combattenti, anche se sono disillusi nella loro angosciosa stanchezza, della condotta degli alleati e al Wilson, solleciti soltanto a tarpare le ali della nostra vittoria. Fiume è invece la Fiamma che divampa nei cuori rialza le sorti depresse del patriottismo degli ufficiali e dei soldati, esalta la gioventù e richiamando i combattenti intorno al Fascio littorio contribuisce a creare un formidabile argine all'avanzarsi delle forze social comuniste. L’atmosfera di Fiume è quella che avvolge il nuovo movimento mussoliniano ed il programma dei fasci è in fondo quello dei nostri repubblicani storici. Nell'adunanza costitutiva a Piazza S. Sepolcro, una dichiarazione di Mussolini li aveva particolarmente commossi «Dalle nuove elezioni uscirà, una assemblea nazionale alla quale noi chiederemo che decida sulla forma di governo dello Stato italiano. Essa dirà repubblica o monarchia e noi che siamo stati sempre tendenzialmente repubblicani diciamo fin da questo momento: repubblica!». L'Iniziativa ne prende atto con piacere, lieto che «non si trovi altro di meglio che accettare ed esaltare il nostro programma». E conclude con un « Felicissimi!». I repubblicani aderiscono ai fasci sia iscrivendovisi sia fiancheggiandoli. Al primo Congresso fascista a Firenze (9-10-1919) Mussolini dichiara che «il problema monarchico che ieri non esisteva per noi in linea pregiudiziale, si pone oggi in tutti i suoi termini. La monarchia ha forse compiuta la sua funzione cercando ed in parte riuscendo ad unificare l’ltalia. Ora dovrebbe essere compito della repubblica di unirla e decentrarla regionalmente e socialmente, di garantire la grandezza che noi vogliamo di tutto il popolo italiano ». I repubblicani gongolano e battono le mani al sopraggiunto fratello. Del resto egli aveva scritto che i fasci « non vogliono, non possono essere. non possono diventare un partito ». Il fascismo movimento di realtà, di verità e di vita deve aderire alla vita. Il fascismo è pragmatista non ha apriorismi né finalità remote. Non promette i soliti paradisi dell'ideale lasciando « queste ciarlatanate alle tribù della tessera ». Secondo Mussolini il fascismo di quel tempo, il fascismo neonato. non presume nemmeno di vivere, molto. Vuol vivere, soltanto sino a quando non avrà compiuto l'opera che si è prefissa. Non può essere dunque un concorrente. Il suo accanimento per la Costituente rivoluzionaria lo fa apparire piuttosto un ottimo alleato; le sue intemperanze e quelle dei suoi uomini contro le istituzioni e contro la Chiesa portano acqua al mulino della Repubblica.


(1) Gli aderenti al Comitato erano abilmente convocati alla sede del Circolo repubblicano Carlo Cattaneo

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