Interessante è seguire la costituzione dei Fasci di combattimento
e più precisamente lo studio degli elementi che vi affluirono e di alcuni
esponenti che al fascismo dettero l'impronta delle direttive e costituirono le
sue prime salde affermazioni.
Il fascismo è stato un fenomeno repubblicano, impregnato di
dottrine mazziniane ed alimentato dalle masse lavoratrici aderenti
politicamente al partito così detto «storico», esso si dichiarò subito repubblicano,
ammantato dal romanticismo avventuroso e scapigliato del futurismo e dell'arditismo.
Il suo programma è schiettamente rivoluzionario e antiborghese con tutte le
contraddizioni caratteristiche del temperamento e dello stile di Mussolini. Le
adesioni all'iniziativa sono diffuse dislocate in tutta Italia gruppi sparsi
qua e là, ma non è ancora la massa che lo segue. Manca soprattutto di
penetrazione nelle organizzazioni economiche di resistenza delle masse operaie
e contadine, e queste gli vengono
offerte dal movimento repubblicano, col quale nei primi passi della vita
Politica svolge in armonia le sue dimostrazioni. Durante lo sciopero generale
tentato nell'aprile per l'uccisione di Rosa Luxembourg e di Liebknecht, un intervento a carattere fascista fá
abortire il tentativo bolscevico. Al Ministero della Guerra parla Federzoni, e
ad un comizio presieduto da Stradella aderiscono al movimento Armando Casalini
e Giovanni Conti ambedue della direzione del Partito Repubbli cano. Al
termine della riunione un corteo percorre le vie della città e i vessilli
dell'Associazione repubblicana a fianco dei gagliardetti del fascio sono in testa
alla colonna. Un'altra adunata è organizzata dall'Unione Nazionale Ufficiali e
Soldati, dominata da repubblicani fra i più intransigenti che, sotto gli auspici
ed il patrocinio del Popolo d'Italia chiama a raccolta i combattenti. L'organo
milanese si compiace continuamente dell'adesione dei repubblicani e rende,
omaggio a futuristi, anarchici, internazionalisti, purché nell'ambito
interventista. Si danno ampie relazioni dei loro convegni! specialmente a
quelli di Romagna dove gli aderenti alla Voce Mazziniana., in stretti rapporti
col P.R., tendono alla adesione ai fasci. Vi sono indubbiamente, fra i due
movimenti identiche concezioni programmatiche di riavvicinamento, prima fra
tutte la Costituente che dovrà sboccare nella Repubblica Sociale secondo la
dottrina mazziniana:
«Il lavoro
associato, il riparto dei frutti del lavoro. ossia del ricavato sulla vendita
del prodotto fra i lavoratori in proporzione del lavoro e valore di quel lavoro
», e tutto compiuto e del ciò, ottenuto « attraverso la rivoluzione ».
Programma base che verra applicato poi dal fascismo nella Repubblica mussoliniana
del Nord.
Il fascio di
Bologna è fondato da repubblicani storici, e così fra gli animatori di quello
di Forlí troviamo Mario e Guido Bergamo, ed è di quel periodo l'accordo di
comune intesa fra P.R. e Unione Socialista Italiana aderente al movimento
fascista, A Jesi, al «Fascio operaio repubblicano di azione sociale» parla Cipriano
Facchinetti. Ad Alfonsine, all'Associazione repubblicana, affratellati
sotto il segno del nascente fascio littorio, parlano Carlo Bazzi, Guido Bergamo
e Francesco Giunta. A Bologna Viene costituita la Consociazione repubblicana
romagnola a tendenza fascista di cui è segretario il Bazzi che è direttore
dell'organo dei repubblicani storici di Ravenna.
Nel popolo d'Italia del 7 luglio si legge questa notizia da
Ravenna « Gli amici nostri Celso Morigi ed Amedeo Giurin si sono subito messi
all'opera per la costituzione, di un Fascio di combattimento. Essi hanno avuto
colloqui con gli amici repubblicani, con i rappresentanti dell'Associazione
mutilati e della Sezione, dell’Ardito i quali hanno dichiarato di essere, sulle
nostre direttive e di essere ben lieti di cooperare alla costituzione del
fascio». E così a Rimini trattano con gli stessi organismi. A Roma il Partito
Mazziniano Italiano aderisce entusiasticamente al fascismo. In alcune sezioni
si espelle, qualche socio perché aderente a certi « fasci di difesa nazionale »
che hanno carattere borghese e monarchico ma non si toccano gli aderenti ai
fasci di combattimento dichiaratamente repubblicani con tendenze insurrezionali.
A Milano si costituisce, d'iniziativa del Popolo d'Italia il «Comitato d’intesa
e, d’azione» (1) al quale aderiscono: Fascio, Unione Sindacale, Sezione del
Partito Repubblicano Sezione dell'Unione socialista. Fascio di rinnovamento
politico sociale, Associazione combattenti smobilitati, Associazione arditi, Volontari
di guerra Circolo rivoluzionario Filippo Corridoni
Le correnti interventiste di sinistra si raccolgono sotto le
ali di questo comitatone nel quale si esprime un
minimo comune denominatore - secondo la frase, di Mussolini - per concretare
l'intesa e l'azione delle singole forze.
Lo stesso Mussolini propone subito, come base d'azione del
Comitato una coalizione per le eventuali elezioni future, onde affrontare con
maggiore vigore, il leninismo mediante la formula della Costituente, e subito a
questa proposta aderisce Carlo Bazzi. Anche l'onorevole Ulderico Mazzolani,
deputato repubblicano di Ravenna, si augura che le sinistre interventiste
scendano unite in lotta nelle, future elezioni poiché esse «hanno il dovere
categorico di intendersi per combattere in stretta e cordiale alleanza la
battaglia elettorale per la difesa della guerra rivoluzionaria».
L'on. Barzilai il più illustre ed autorevole deputato
repubblicano rappresentante il collegio di Roma è anche favorevole a questa
intesa. Intesa si capisce nell'atmosfera fascista che caratterizza lo spirito, interventista,
l’interventismo di sinistra facente capo al Popolo d’Italia, duce Mussolini.
L'armonia del Comitato è cosi stretta che questi lancia la proposta della
fusione in un nuovo organismo di tutti gli interventisti di estrema sinistra
nell'ambito della Patria e nell’orbita del Fascismo e della fede mazziniana.
Scrive Mussolini in un articolo intitolato Verso l’intesa e l’azione: «I repubblicani
di Romagna hanno immediatamente sentito questa necessità. Queste idee hanno trovato
Immediata e simpatica eco fra l'elemento repubblicano. Lo provano infatti gli
articoli dei loro giornali come il settimanale Il Lamone di Faenza, La Libertà di Ravenna, Il Popolo di Cesena ed
una importante, deliberazione, del Circolo di Forlì. Del resto a Ravenna è già
sorto un Fascio studentesco repubblicano» ed il partito non pensa affatto a
scioglierlo. Negli appelli che Mussolini lancia continuamente ai fascisti, si
aggiunge sempre la lista delle associazioni aderenti al movimento e queste non manca mai la sezione locale
del PR che conta fra gli aderenti l'on. Raimondo. Al congresso repubblicano di
Novi Ligure, presieduto dall'on. Macaggi, si acclama «al gesto liberatore e,
nobilmente rivoluzionario di d'Annunzio». Nei riguardi di Fiume le sezioni del partito
vanno a gara nell'offrire la solidarietà a d'Annunzio e quella di Milano si
schiera ufficialmente in suo favore. Lo stesso Eugenio Chiesa in visita a Fiume
ne ritorna entusiasta e dichiara: « Bisogna riconoscere che se d'Annunzio ed i
suoi volontari non avessero pensato e compiuto l'impresa, oggi a Fiume vi
sarebbero gli jugoslavi ». E così vi aderisce Ergisto Bezzi, il mazziniano
reduce di Mentana e di Aspromonte, il «Ferruccio del Trentino». Nella ricerca
delle origini del fascismo e nella valutazione delle forze che lo hanno, nella
prima formazione alimentato e consolidato, non sì può fare astrazione dal colpo
di mano dannunziano. Nel primi sei mesi i Fasci di combattimento conducono vita
piuttosto magra. Molto rumore di futuristi ed arditi, ma in complesso un lavoro
alquanto negativo, di opposizione sia pure violenta al bolscevismo. Ma non c’è
ancora la fiamma viva che susciti gli entusiasmi che commuova le anime generose.
L'interventismo non è sufficiente per attirare i combattenti, anche se sono
disillusi nella loro angosciosa stanchezza, della condotta degli alleati e al
Wilson, solleciti soltanto a tarpare le ali della nostra vittoria. Fiume è
invece la Fiamma che divampa nei cuori rialza le sorti depresse del
patriottismo degli ufficiali e dei soldati, esalta la gioventù e richiamando i
combattenti intorno al Fascio littorio contribuisce a creare un formidabile
argine all'avanzarsi delle forze social comuniste. L’atmosfera di Fiume è
quella che avvolge il nuovo movimento mussoliniano ed il programma dei fasci è
in fondo quello dei nostri repubblicani storici. Nell'adunanza costitutiva a
Piazza S. Sepolcro, una dichiarazione di Mussolini li aveva particolarmente
commossi «Dalle nuove elezioni uscirà, una assemblea nazionale alla quale noi
chiederemo che decida sulla forma di governo dello Stato italiano. Essa dirà
repubblica o monarchia e noi che siamo stati sempre tendenzialmente
repubblicani diciamo fin da questo momento: repubblica!». L'Iniziativa ne
prende atto con piacere, lieto che «non si trovi altro di meglio che accettare ed
esaltare il nostro programma». E conclude con un « Felicissimi!». I repubblicani
aderiscono ai fasci sia iscrivendovisi sia fiancheggiandoli. Al primo Congresso
fascista a Firenze (9-10-1919) Mussolini dichiara che «il problema monarchico
che ieri non esisteva per noi in linea pregiudiziale, si pone oggi in tutti i
suoi termini. La monarchia ha forse compiuta la sua funzione cercando ed in
parte riuscendo ad unificare l’ltalia. Ora dovrebbe essere compito della
repubblica di unirla e decentrarla regionalmente e socialmente, di garantire la
grandezza che noi vogliamo di tutto il popolo italiano ». I repubblicani
gongolano e battono le mani al sopraggiunto fratello. Del resto egli aveva
scritto che i fasci « non vogliono, non possono essere. non possono diventare
un partito ». Il fascismo movimento di realtà, di verità e di vita deve aderire
alla vita. Il fascismo è pragmatista non ha apriorismi né finalità remote. Non
promette i soliti paradisi dell'ideale lasciando « queste ciarlatanate alle
tribù della tessera ». Secondo Mussolini il fascismo di quel tempo, il fascismo
neonato. non presume nemmeno di vivere, molto. Vuol vivere, soltanto sino a
quando non avrà compiuto l'opera che si è prefissa. Non può essere dunque un
concorrente. Il suo accanimento per la Costituente rivoluzionaria lo fa apparire
piuttosto un ottimo alleato; le sue intemperanze e quelle dei suoi uomini
contro le istituzioni e contro la Chiesa portano acqua al mulino della
Repubblica.
(1) Gli aderenti al Comitato erano
abilmente convocati alla sede del Circolo repubblicano Carlo Cattaneo

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