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| Randolfo Pacciardi |
Nessuno
si salva ma i primi responsabili sono i repubblicani «storici». Proprio loro
finanziarono la marcia su Roma.
Nemmeno
i repubblicani «storici» si salvano dalla imputazione e dalle responsabilità di
avere concorso a creare ed a potenziare il fascismo. Abbiamo già dimostrato
come essi siano stati la prima solida base al movimento mussoliniano. Il
fascismo è stato un fenomeno repubblicano non tanto per la dichiarata sua
tendenzialità repubblicana ma perché lo «storico» partito di Comandini, di
Eugenio Chiesa, di Innocenzo Cappa, di Napoleone Colajanni di Macaggi, di De
Cinque, di Giovanni Conti di Facchinetti e di Pacciardi, ecc. fu proprio quello
che prestò i primi nuclei organizzativi e le prime feconde intese al «covo» di
Via Paolo da Cannobio. Nel 1920-21 i repubblicani costituirono la più fedele e
sincera alleanza del fascismo; ma se ne staccarono - ed il movimento era già
potente ed invincibile - quando intravidero che questo tendeva alla soluzione
del problema nazionale ponendosi di fronte alla invadenza ed al pericolo
bolscevico reputando essi preminente la questione istituzionale che
intravedevano di poter risolvere appoggiandosi all'estremismo leninista. Doppia
responsabilità dunque:
1)
per avere alimentato la costituzione del Partito Fascista ponendogli a
disposizione le sue più operanti organizzazioni economico-sindacali, l'Unione
Italiana del Lavoro ed il Sindacato Nazionale delle Cooperative che servirono
di base allo sviluppo del nuovo movimento nonché per l'adesione dei suoi uomini
migliori e delle sezioni valpadane.
2)
per avere in seguito alimentato la propaganda anarchica e bolscevica che fu la
vera determinante del sorgere della reazione fascista, e questo all'unico fine
di «impedire al Re l'esercizio della sovranità» (vedi rivolta di Ancona) usando
sull'organo del partito un linguaggio da trivio contro la Monarchia allora
acclamata e circondata dall'aureola della Vittoria.
A
chi avesse ancora dei dubbi sulle responsabilità del Partito Repubblicano così
detto «storico» nei riguardi del fascismo e non ritenesse sufficienti le
dimostrazioni diffuse nei primi capitoli su questa nostra accusa, possiamo
offrire questa confessione che la stessa Voce repubblicana faceva l'1l luglio
del 1923 in
un articolo di fondo intitolato proprio « Il nostro stato di servizio »: «
Contribuimmo a fondare i primi fasci di combattimento e, fedeli alle nostre
idee lavorammo perché quel movimento nazionale fosse permeato di saldi principi
e sottratto al monopolismo delle persone. Il fascismo patriottico, rivoluzionario,
influenzato dallo spirito eroico di Filippo Corrìdoni, di Cesare Battisti e di
Nazario Sauro, fu lealmente e tenacemente, fiancheggiato dal Partito
Repubblicano. Fummo col fascismo sempre, finché il fascismo fu col programma
dell'interventismo rivoluzionario: trasformazione degli istituti politici sulla
base della sovranità popolare e graduale trasformazione in senso sociale dei
rapporti fra capitale e lavoro ».
Ma
c'è dell'altro. Occorre finalmente ristabilire, la verità storica e mettere le fazioni
repubblicane davanti alla loro vera responsabilità. Esse non hanno soltanto
provocato, con l'atteggiamento bolscevizzante della direzione del partito, la
reazione fascista e collaborato, coi fasci repubblicani della Valpadana, alla sua
vittoria, ma hanno persino finanziato la marcia su Roma. E' noto come il loro
Sindacato delle Coo-perative avesse nel 1920-1922 appaltato coi quattrini
anticipati dal rumeno Kirchen, gran parte del materiale residuale di guerra. In
una inchiesta sulla alienazione di detto materiale essendo implicato il Sindacato,
questo venne, biasimato da alcuni quotidiani conservatori, mentre invece i
giornali fascisti ne assunsero la difesa. Risultarono stornate dai fondi destinati
ai combattenti, somme che servirono invece a finanziare la marcia su Roma: i
versamenti furono fatti al Civelli, intendente della spedizione con ufficio in
Via Tomacelli: i consiglieri del Sindacato, tutti repubblicani storici. quelli
ancora vivi e vegeti possono attestare queste mie affermazioni (1). Nella causa
di fallimento del Sindacato, il passivo che si aggirava intorno ai 2 milioni,
venne ridotto a 600 mila lire perchè la differenza venne riconosciuta come
spesa «per fini nazionali». Cioè per il finanziamento della marcia su Roma.
Scrive Nitti (che in quel periodo era in grado di avere informazioni sicure)
nelle sue Rivelazioni (pag. 435): «Non furono solo i reazionari e gli agrari
che fornirono mezzi e aiuti alle prime organizzazioni fasciste perché
operassero con violenza contro i socialisti, furono anche elementi massonici e
soprattutto repubblicani».
La
responsabilità dei repubblicani non sono dunque, dubbie ma chiare e lampanti;
nessuno potrà sottrarsi all'imputazione davanti alla storia. Nel contraddittorio
al teatro Adriano a Roma (dicembre 1950) fra l'on. Francesco Cocco-Ortu ed il
ministro Pacciardi questi sostenne con calore la illibatezza politica del
Partito Repubblicano nei confronti del fenomeno fascista per il quale
protestava essere immune da ogni responsabilità; nella ripresa l'on. Cocco-Ortu
portava una documentazione tale che non solo impressionava l'assemblea per metà
composta di repubblicani, ma obbligava lo stesso Pacciardi ad ammettere queste
responsabilità. Egli cercava soltanto di affermare, questa provata collusione
col fascismo assicurando che i responsabili erano stati « scacciati » dal
Partito. Evidentemente non aveva letto gli alti elogi fatti ancora in quei
giorni dalla Voce repubblicana ai vari Colajanni, Mirabelli, Comandini, Baldi, Meoni,
Meschiari, ecc. i repubblicani non hanno attenuanti sono invece investiti da un’aggravante:
alleati dei fascisti, degli anarchici e del bolscevismo leninista infierivano
sul corpo, stanco e malato della Patria Vittoriosa pur di colpire la Monarchia , nel suo
splendore e nella sua gloria. Il loro programma è sempre stato: « tanto peggio.
tanto meglio ».
Gli
uomini della Voce repubblicana sono poi quegli stessi che al microfono di Radio
Londra invitavano i soldati nostri di El Alamein a sparare sugli ufficiali ed a
darsi prigionieri. Sono coloro che si trovano nelle precise condizioni del
figlio di lord Amery che per lo stesso reato commesso dal microfono di Radio
Milano è stato impiccato, reo di alto tradimento. Ma i nostri eroi, protetti
dall'art. 16 (2) ed in conseguenza di uno stato di aberrazione della politica
italiana, sono ministri, detentori dei due dicasteri più delicati della difesa
nazionale, essi il cui organo predetto scriveva che avevano fatto di tutto per
perdere la guerra, la quale era stata perduta proprio perché essi avevano voluto
perderla. Ed il Pacciardi alla Costituente: «Le forze italiane in Africa
inferiori di numero furono messe in fuga da 30 mila inglesi»; quello stesso
Pacciardi, ufficiale nell'esercito regio ed ora ministro della Difesa della
Repubblica, che, in America tentò organizzare con Sforza battaglioni di armati
per combattere contro l'Italia e che in Spagna aveva effettivamente combattuto
a fianco delle armate comuniste contro soldati italiani. E mentre, le truppe
straniere sbarcavano in Sicilia la radio Cincinnati invitava i nostri soldati
alla diserzione creando il più mostruoso precedente di indisciplina sfruttato
ora dai comunisti.
Infatti
il 12 settembre 1942 il «colonnello» faceva annunziare dal microfono di radio-America
quanto segue: «Un ufficiale italiano, il colonnello Randolfo Pacciardi, il
quale ha preso parte ai combattimenti insieme alle truppe del governo spagnuolo
nella guerra civile di Spagna, ha fatto sapere che il progetto della Legione
libera italiana formata recentemente, prospetta di combattere l'Asse negli
stessi ranghi delle truppe alleate. Uffici di reclutamento verranno costituiti
a Londra, in Egitto e nell'America del Sud. Pacciardi ritiene che migliaia di
arruolamenti verranno fatti da parte di soldati italiani, i quali
abbandoneranno le forze fasciste», ed ha concluso dicendo: «Noi ci battiamo
sotto la bandiera italiana, perché siamo i soli ad avere questo diritto perché
rappresentiamo la maggioranza del popolo italiano, ma noi aggiungeremo anche il
fazzoletto rosso di Garibaldi». E' la mentalità che ha dominato nei fuorusciti
trasfusa poi nei Comitati di Liberazione. Un settimanale francese di grande
rinomanza Candide, scriveva « E' penoso vedere degli Italiani - e Per giunta
emigrati - augurarsi con tanta rabbia la rovina della loro Patria. E dispiace
soprattutto constatare che questa odiosa propaganda si faccia in casa nostra, a
Parigi, in virtù del famoso diritto di asilo che trasforma il nostro paese in
un mondezzaio ».
Ma
vi sono testimonianze ben più gravi: di Alberto Giannini (Le Memorie di un
fesso) e di Carmelo Puglionisi (Sciacalli, storia del Fuoruscitismo). Si tratta
di due antifascisti che hanno pagato di persona, espatriati a Parigi e vissuti
per oltre un decennio fra quegli emigrati. Entrambi narrano le miserie morali
onde si saziarono costoro che, presumendo combattere il fascismo, non fecero
che dell'anti italianità. In questo atteggiamento antipatriottico dei
fuorusciti oramai noti con la qualifica di sciacalli, vi fu la ragione del
distacco. Troppo note le accuse del Giannini. sono interessanti quelle recenti
del Puglionisi: questi descrive la loro mediocrità presuntuosa e tronfia,
l'amore per la greppia, la ipocrisia insidiosa che faceva preferire l'imboscata
alla guerra, dominati soltanto da un sadismo di crudeltà, consacrato in un
opuscolo di Giustizia e Libertà nel quale sono enumerati i postulati
programmatici del fuoruscitismo: «Non può divampare una rivoluzione se non si
sferrano gli elementari istinti della moltitudine. Bisogna essere pronti ad
uccidere più ancora che a morire. E' dovere dei capi fare il calcolo preventivo
dei cadaveri da accumulare», programma di sapore maratiano ereditato in pieno
dai nostri Comitati di L. E il Puglionisi che ben conosceva i suoi ex compagni
d'esilio così li definisce: « I fuorusciti lavorarono per la sconfitta
dell'Italia in armi ogni volta che lo poterono. Anche quando in terra, nei
cieli, sui mari gli italiani si battevano e morivano, il disfattismo integrale
rimase la loro politica; la collaborazione col nemico di allora, la pratica
corrente. Contribuirono con tutte le loro forze a rovinare la nazione, ad
annullare il lavoro di generazioni d'italiani, a rendere precaria la vita delle
generazioni che spuntano e che verranno pur di vedere abbattuto quel fascismo
che da soli mai sarebbero riusciti ad atterrare per la loro congenita nullità
».
(1)
L'avv. Italo
Simonti contrario al finanziamento, si dimise per questo motivo.
(2)
L'art. 16
dell'armistizio dice: « L'Italia non incriminerà, né, altrimenti Perseguiterà
alcun cittadino italiano, compresi gli appartenenti alle Forze Armate, per il
solo fatto di avere durante il periodo di tempo corrente dal 10 giugno 1940
alla entrata in vigore del Presente trattato, espressa simpatia od avere agito
in favore della causa delle potenze alleate e di quelle associate».

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