sabato 26 ottobre 2013

I Savoia al Verbano



La Casa Reale, Stresa e la villeggiatura fra Otto e Novecento


MAGAZZENO STORICO VERBANESE
CONVEGNO DI STUDI
Sabato 9 Novembre 2013,
dalle ore 9.15
Grand Hôtel des Iles Borromées
C.so Umberto I, 67
Stresa 28838 (VB)





Programma

Moderatore: ING. ROBERTO TROUBETZKOY

Saluto delle autorità e dei rappresentanti di Casa Savoia

PAOLO COZZO,
Università di Torino 
I Savoia, il Verbano e le terre di “nuovo acquisto” progetti e strategie di una dinastia in ascesa

UMBERTOMURATORE,
Centro Internazionale Studi Rosminiani di Stresa.
Rosmini, i Rosminiani e Casa Savoia

GIANNI PICENARDI,
Centro Internazionale Studi Rosminiani di Stresa.
Stresa, Palazzo Bolongaro, Villa Ducale, Centro Internazionale di Studi Rosminiani

ORNELLA SELVAFOLTA,
Politecnico di Milano.
La Villa Reale di Monza, a fine Ottocento, tra corte estiva e residenza di villeggiatura. Il
ruolo dell’Architetto Achille Majnoni d'Intignano nella costruzione di un modello di gusto
Visita alla Villa Ducale di Stresa a seguire Buffet

MARGHERITA AZZI VISENTINI,
Politecnico di Milano.
Ville e giardini del Golfo Borromeo tra Otto e Novecento

LUCIA PINI,
Conservatore del Museo Bagatti Valsecchi Milano.
L’iconografia di Margherita di Savoia

coffee break

CARLO ALESSANDRO PISONI,
Archivio Borromeo Isola Bella e Magazzeno Storico Verbanese.
Tra due sponde di lago: i Borromeo, feudatari di due regimi

VALERIO CIRIO,
Magazzeno Storico Verbanese.
La formazione delle infrastrutture al lago Maggiore: I Savoia e il Sempione

ANDREA LAZZARINI,
Scenari, Stresa.
L’ospitalità sul Verbano, dall’Unità d’Italia alla Repubblica: villeggiature, personaggi e
storici alberghi 


Il Convegno è rivolto a studiosi di Storia Sociale, Storia dell’Arte, Storia della Chiesa, studenti universitari e delle scuole secondarie di secondo grado, a guide turistiche, a operatori del settore turistico e alberghiero,
ad amministratori locali, nazionali e internazionali, a operatori del settore enogastronomico.
Il Convegno si pone l’obiettivo di affrontare una pagina di storia del lago Maggiore di notevole importanza che vede Stresa sede di considerevoli avvenimenti culturali, religiosi e politici. Fra otto e Novecento si assistette, infatti, alla presenza nella cittadina verbanese di esponenti di primo piano di Casa Savoia e in specifico della duchessa di Genova Elisabetta di Sassonia, madre della Regina Margherita, che con Stresa ebbe un legame durato quasi mezzo secolo e interrotto solo con la morte della duchessa madre nel 1912. A Stresa e a Villa Ducal.e, già interessata in precedenza dalla forte presenza di Antonio Rosmini, fu costante pure quella della regina Margherita e di personalità della cultura, della politica e della nobiltà europea, che posero fra Otto e Novecento la cittadina sul lago Maggiore fra le mete del Grand Tour e della Belle Époque.

Il convegno, inoltre, vuole indagare la figura di Margherita Regina d’Italia e i suoi legami con il territorio piemontese e lombardo e quella dei Savoia-Genova, ramo collaterale dei Savoia Carignano, poco affrontato rispetto a quello dei Savoia-Aosta. Il convegno vuole, poi, essere un monito per la riscoperta culturale e turistica di Stresa, del lago Maggiore e più in generale dei laghi italiani e dei loro beni culturali, quale volano futuro per l’economia locale e nazionale.

mercoledì 23 ottobre 2013

La posizione di Dante nel più grande dibattito dei suoi tempi: il “De Monarchia”


Articolo di Corrado Capone 
La presa di posizione del più grande poeta di sempre nel rapporto tra Chiesa e Impero

Parlare di produzione minore, quando l’autore si chiama Dante Alighieri, non ha davvero senso. Accanto alla Divina Commedia qualsiasi creazione letteraria impallidisce.
Eppure, anche se non avesse scritto il più imponente poema concepito da mente umana, Dante avrebbe occupato ugualmente un posto di straordinario spessore nella storia della letteratura.
Il De Monarchia fa parte di questa immensa eredità che ci ha lasciato il Sommo Poeta. In questo trattato, scritto in lingua latina e suddiviso in tre libri, Dante esprime il proprio punto di vista nei confronti del tema più dibattuto di allora: il rapporto tra Stato e ChiesaEvidenziarne l’attualità appare addirittura lapalissiano.

Sulla data di composizione dell’opera non mancano dubbi, perplessità e divergenze. Secondo alcuni critici, Dante lavora all’opera intorno al 1308; secondo altri, tra il 1311 e il 1313, al tempo della discesa in Italia di Arrigo VII; secondo altri ancora, il trattato sarebbe stato composto nel 1318 e anche oltre, in un periodo che vedeva Dante impegnato nella composizione del Paradiso. In ogni modo, l’eco che ebbe l’opera fu immediato, nei palazzi del potere così come nell’opinione pubblica.
Nel De Monarchia il poeta fiorentino consolida e palesa una posizione non certo nuova, che vede nel netto rifiuto dell’autorità pontificia nella politica mondana il suo più forte caposaldo. Nel corso della sua attività politica, fervida e appassionata, Danta aveva infatti sempre difeso l’autonomia civile del Comune di Firenze dalle ingerenze di papa Bonifacio VIII. Adesso difende l’autonomia dell’Impero. Supportato dall’auctoritas del pensiero di Aristotele, Averroè e San Tommaso – riconducibili tutti alla matrice filosofica aristotelica – Dante fa spesso uso del sillogismo, il procedimento logico di cui l’autore si serve per dimostrare la fallacia delle tesi dei suoi avversari.
Nel primo libro si tratta della necessità della monarchia universale: il Sommo Poeta afferma che questa è l’unica forma di governo in grado di garantire la pace universale e un governo unitario che possa dettare giustizia e favorire la concordia tra gli esseri umani.
Il secondo libro è invece dedicato alla dimostrazione dell’origine divina dell’Impero Romano. L’unificazione politica del mondo antico sotto l’egida dell’aquila imperiale romana è stata voluta proprio da Dio – sostiene Dante – per far sì che essa coincidesse con l’unificazione religiosa sotto il segno/simbolo della croce di Cristo.
Il terzo libro affronta il tema più scottante, ossia il rapporto tra il Papato e l’Impero. Nonostante il potere dell’imperatore discenda direttamente da Dio – questo il passo in cui alcuni critici hanno visto una subordinazione, tipicamente medievale, del pensiero dantesco ai valori religiosi – Papato e Impero hanno due compiti ben distinti, perchè distinti sono i fini: il Papa deve condurre l’uomo alla vita eterna, l’Imperatore alla felicità in terra. Da qui il secco no a qualsiasi ingerenza papale nell’attività dell’imperatore, che non deve essere in alcun modo contrastato nella sua attività. Dante fa riferimento anche all’illegittimità giuridica della “Donazione di Costantino”, l’atto – di cui sarebbe stata dimostrata la definitiva falsità dall’umanista Lorenzo Valla – che di fatto ha costituito l’incipit del potere temporale della Chiesa.
Straordinario saggio di pensiero e di attualità medievale, il De Monarchia conferma più che mai – qualora ce ne fosse bisogno – la grandezza di Dante, cristiano e cattolico, e insieme baluardo della divisione dei poteri e dell’autonomia della legislazione civile.

martedì 22 ottobre 2013

Alessandria: cercasi materiale per allestire una mostra su Umberto II


La sottoscritta Paola De Andrea, delegata provinciale dell'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon (I.N.G.O.R.T.P.), con la collaborazione di Comune, Provincia, Fondazione C.R.A., Camera di Commercio di Alessandria, sta organizzando una mostra sulla figura di S.M. Umberto II di Savoia, ultimo Sovrano d'Italia, legata al territorio della provincia di Alessandria.



Il materiale raccolto in Archivi, Biblioteche provinciali, Comuni, collezionisti privati, Industrie alessandrine, sarà esposto a Palazzo del Monferrato, con inaugurazione il giorno Venerdì 29 Novembre 2013 .
Poiché tale mostra dal titolo "Umberto II e Alessandria : testimonianze di vita pubblica e privata" vuole rendere omaggio alla figura del Principe di Piemonte, divenuto poi Re per un mese e si configura come un viaggio attraverso la nostra provincia, invito la cittadinanza a collaborare alla raccolta di materiale su questo tema.
Il materiale dovrà essere portato all'Ufficio del Turismo in Piazza Vittorio Veneto 1-piano terra.
Per informazioni ci si può rivolgere all'indirizzo email :ufficio.turismo@comune.alessandria.it, oppure al numero telefonico 0131/234794".

A Palermo i Monarchici italiani guardano al futuro e non al passato. “La Repubblica ha fallito”

Convegno dell’Unione Monarchica Italiana a Palermo, con aspre critiche alla Repubblica Italiana. Ricordato l’art. 50 dello Statuto Albertino sulla gratuità del mandato parlamentare. Michele Pivetti, commissario straordinario: vogliamo instaurare, più che restaurare, perché la Sicilia sia locomotiva d’Italia


Sabato scorso, a Palermo, si sono riuniti i monarchici. E non erano pochi: perché sono riusciti a riempire una sala di duecento posti. In un periodo non elettorale, non è cosa da poco.
Con tanto di bandiere italiane con lo stemma sabaudo, attorno al tema della Crisi delle Politica e della Questione istituzionale, sul pulpito si sono avvicendati Alessandro SacchiMichele Pivetti e Francesco D’Appolito, rispettivamente presidente nazionale, commissario straordinario in Sicilia e coordinatore provinciale dell’Unione Monarchica Italiana; il professore Tommaso Romano – uno dei fondatori di Alleanza Nazionale; gli onorevoli Vincenzo Trantino e Guido Lo Porto, l’uno esponente da giovane del Partito Nazionale Monarchico e l’altro membro storico del Movimento Sociale Italiano.
Contrariamente a quanto si possa pensare, ovvero al fatto che simili incontri possano essere solo momenti per ricordare con nostalgia il passato di Casa Savoia, soprattutto popolati da ultrasettantenni, si è discusso di attualità politica, della crisi dei sistemi partitici e delle Istituzioni, della caduta dei valori e dei principi che colpiscono di riflesso la società.
Con un assunto: “La Repubblica oggettivamente ha fallito, in quanto ci consegna oggi un Paese distrutto con un assetto territoriale, sociale e politico a brandelli. Ecco perché occorrono grandi aggiustamenti. E i monarchici hanno le carte in regola per partecipare attivamente a questo processo, tornando attuali e protagonisti, suggerendo soprattutto alle nuove generazioni chi siamo stati e chi sono stati i nostri maestri e padri”. Queste le parole di Lo Porto, ch’è stato tra il 2001 e il 2006 presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Perché la Monarchia non è vista dall’UMI  – associazione fondata nel 1946 – come un’idea che appartiene al passato, ormai consacrata ai libri di storia, ma come una forma di Stato alternativa ad un’altra che ha perso il contatto con la Carta Costituzionale che la salvaguarda da ogni possibile modifica.
In pratica, i monarchici sanno che in questo preciso momento storico è impensabile che possa essere restaurata la monarchia, ma sono convinti che certi suoi cardini possano tornare utili all'Italia di oggi. A tal proposito, Enzo Trantino – eletto per la prima volta alla Camera nel 1972 e riconfermato ininterrottamente fino al 2002 – ha ricordato l’attualità dell’art. 50 dello Statuto Albertino, ai sensi del quale “le funzioni di Senatore e di Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione od indennità”. In pratica, secondo Trantino, “ciò che oggi dice un comico, tempo fa lo sosteneva lo Statuto che ordinava il Regno Italiano“.
Non sono mancate, poi, le stoccate al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, soprattutto provenienti da Alessandro Sacchi, il presidente nazionale dell’UMI, secondo cui il Capo dello Stato, innanzitutto, vista l’età, “dovrebbe fare altro piuttosto che guidare la Repubblica”. Napolitano è poi accusato di aver trasformato di fatto la Repubblica parlamentare in Repubblica presidenziale, attraverso i suoi continui messaggi al governo e alle Camere.
Infine, la chiamata alle armi di Michele Pivetti, giovane avvocato palermitano, già esponente del PDL e oggi anche commissario straordinario dei monarchici siciliani: “Vogliamo che l’Italia riacquisti la dignità che aveva decine di anni fa. Vogliamo che la Nazione torni ad essere protagonista assoluta di una riscossa morale, etica e civile per tutti i cittadini. E la Sicilia, in particolar modo, non deve più essere un traino ma una locomotiva. Per questo, stiamo mettendo in campo delle forze non per restaurare ma per instaurare. E diciamo no al partito della rassegnazione, ma sì a tutti coloro che combattono per ricominciare da capo, da dove altri ci avevano lasciato”.

MONARCHICI: ARSETTI CONFERMATO SEGRETARIO DEL PARTITO REAL DEMOCRATICO

AGENPARL  -  Roma,  21 ott 
  
Si è svolto oggi a Roma il Congresso Nazionale del Partito Real Democratico dal titolo: "Per una politica che nasca finalmente dal basso e non dall'alto!". Dopo un ampio ed approfondito dibattito tra i numerosi intervenuti ed il rinnovo degli Organismi Direttivi è stata espressa,nella mozione conclusiva approvata al termine dei lavori, una forte preoccupazione per la "disaffezione" dei cittadini per la politica e la necessità invece di una riaffermazione della "centralità" della politica contro l'imperante egemonia della finanza internazionale e della speculazione. Lo ha reso noto un comunicato diffuso dal Segretario Nazionale Massimo Arsetti, riconfermato nella carica dai delegati del Congresso.

lunedì 21 ottobre 2013

La 'chiamata alle armi' dell'Unione monarchica italiana

di Rosalia Bonfardino 

Un incontro per affrontare il tema della “crisi della politica e la questione istituzionale” e parlare dell'attualità delle idee monarchiche come alternativa a quelle repubblicane.



PALERMO - Al contrario di quanto si possa pensare, la monarchia non è un'ideale che appartiene solo ad ultrasettantenni con la nostalgia di Casa Savoia ma una visione alternativa alla Repubblica che unisce anche oggi giovani e anziani. Ne è prova il convegno che l'Unione Monarchica Italiana – fondata nel 1944 - ha organizzato a Palermo, presso l'Addaura Hotel. Davanti a una sala congressi gremita, da uomini e donne di età diverse, per affrontare il tema della “crisi della politica e la questione istituzionale”, si sono alternati gli avvocati Francesco D'Appolito (coordinatore provinciale UMI) e Michele Pivetti (commissario straordinario UMI Sicilia), gli onorevoli Guido Lo Porto e Vincenzo Trantino, il professore Tommaso Romano e il presidente nazionale dell'UMI, Alessandro Sacchi.


Ad esordire è stato D'Appolito che ha ricordato un messaggio di 'sua maestà' Umberto II indirizzato ai componenti della VI assemblea dell'UMI – svolta a Roma nel 1956 - con il quale ha spiegato che “l'Unione Monarchia è stata istituita per guidare tutti i monarchici, iscritti o meno a partiti, e non per partecipare direttamente alla lotta politica ma per affermare e difendere gli ideali supremi di patria e libertà”. “Noi abbiamo il dovere – ha aggiunto il coordinatore provinciale - di dare l'esempio, restando in prima fila, operando sia in centro che in periferia, per il bene dell'Italia, ispirati all'amore per la Patria e per il Re”.

Per il commissario Pivetti – esponente, tra l'altro, del Pdl - “ha inizio una lunghissima cavalcata per conquistare il campo con principi e valori sottratti dai politicanti di oggi. Quella dell'UMI è una 'chiamata alle armi' perché vogliamo che l'Italia riacquisti la dignità che aveva decine di anni fa”. “Vogliamo – ha aggiunto l'avvocato – che la Nazione torni ad essere protagonista assoluta di una riscossa morale, etica e civile per tutti i cittadini. E la Sicilia, in particolar modo, non deve più essere un traino ma una locomotiva. Per questo, stiamo mettendo in campo delle forze non per restaurare ma per instaurare. E diciamo no al partito della rassegnazione ma sì a tutti coloro che combattono per ricominciare da capo, da dove altri ci avevano lasciato”.

Seduto sul tavolo dei relatori anche l'ex presidente dell'Ars ed esponente storico del Movimento Sociale Italiano, Guido Lo Porto, per cui “la Repubblica oggettivamente ha fallito, in quanto ci consegna oggi un Paese distrutto con un assetto territoriale, sociale e politico a brandelli. Ecco perché occorrono grandi aggiustamenti”. “E i monarchici – ha aggiunto Lo Porto – hanno le carte in regola per partecipare attivamente a questo processo, tornando attuali e protagonisti, suggerendo soprattutto alle nuove generazioni chi siamo stati e chi sono stati i nostri maestri e padri”.

Il professore Tommaso Romano – uno dei fondatori di Alleanza Nazionale – ha posto l'accento sullo “sfascio delle Istituzioni e della Società, non più ipotizzato o ipotizzabile, ma un fatto reale, causato dalla politica contemporanea che è diventata l'ignobile arte del gestire del potere”. “E chi crede negli ideali monarchici – ha aggiunto il professore – deve proporre un'alternativa che bisogna costruire con le idee e non solo con la giusta nostalgia così da erigere uno Stato nuovo ed una società che si possa redimere, che si fondi non più sull'utile ma sull'ideale”. Infine, Romano ha ricordato che il firmatario dell'autonomia siciliana è stato Umberto II, perché “capì perfettamente che bisognava accentare nell'identità la diversità”.

A dire la sua anche l'onorevole Vincenzo Trantino, secondo cui “questo è un popolo che non sa amare più, non sa capire più, non sa parlare più. E' calato il silenzio, duro, compatto, rissoso, fatto di sguardi torbidi; e quando non si ha più nulla da comunicare, quel popolo è finito”. Inoltre, per l'ex esponente del Partito Nazionale Monarchico, i monarchici “non sono la panacea di tutti i mali ma rappresentano una lanterna della notte, gli unici che hanno la mappa del futuro”. E la soluzione sta nello Statuto Albertino: “Non un documento consacrato al passato ma al futuro”, sottolineando gli aspetti della tolleranza religiosa – espresso dall'articolo 1 – e del costo gratuito della politica, perché prevedeva che “le funzioni di Senatore e Deputato non danno logo a nessuna retribuzione e indennità”.

A conclusione di convegno, è intervenuto Alessandro Sacchi, che ha criticato aspramente il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per l'età, “un novantenne - ha stoccato - dovrebbe stare a casa a guardare la televisione e non guidare a uno Stato” e per il coordinamento anticostituzionale dell'orientamento politico del Parlamento. “Questo anziché eccezionalmente - ha concluso - come previsto dalla Carta Costituzionale, manda messaggi alle Camere ogni giorno. E' il vero artefice della morte del regime parlamentare: siamo diventati una Repubblica presidenziale”.

http://livesicilia.it/2013/10/20/la-chiamata-alle-armi-dellunione-monarchica-italiana_390880/

domenica 20 ottobre 2013

E se tornassimo alla monarchia?

 di Sergio Giacalone

La satira e il Palazzo: Reale nonostante tutto...


È ormai pratica frequente imbattersi nel web o sui giornali in caricature e fotomontaggi che ritraggono l’attuale Presidente Napolitano in vesti regali e con tanto di corona sul capo. L’appellativo "Re Giorgio" è divenuto ormai talmente comune che identifica la persona al pari del suo cognome.
Questa cosa mi induce a due riflessioni, antitetiche ma in egual modo pregne di amarezza.
La prima è che la cultura dominante di questo paese, che tanti passi avanti sembrerebbe aver fatto sulla strada dell’emancipazione e del revisionismo, di fronte a certi argomenti rimane arroccata alle finte verità diffuse tanti anni fa dalla combutta fra democristiani e statunitensi per liquidare la monarchia italiana, unico ostacolo alla colonizzazione yankee, che portò al ben noto risultato referendario del ‘46 e al vergognoso epilogo oggi sotto gli occhi di tutti.

L’idea di monarchia rimane così cristallizzata e stigmatizzata come un sistema monocratico in cui un uomo solo può fare e disfare a suo piacimento immonde porcherie. E gli italiani abboccano, come se non avessero occhi per guardare a ciò che accade nelle monarchie europee ancora esistenti, esempi di ben altra levatura e dimora di valori da noi incoscientementi rinnegati.
La seconda riflessione riguarda all’opposto un rigurgito della coscienza popolare, non espresso, non delineato, in qualche modo soffocato ma presente, legato proprio a quella che nel 1946 fu fatta passare come una scelta di popolo e che fu invece un’imposizione di pochi sulla volontà dei più. È come se nel fondo della coscienza del nostro popolo rimanga nascosta la voglia di recuperare quel Valore che ha permesso alla nostra nazione di farsi Stato, che ha posto al centro del tricolore un cuore pulsante, riferimento univoco e irripetibile di unitá e di dignità di popolo.
Il Risorgimento non è stato uno scherzo del destino e ogni italiano intellettualmente onesto questo lo sa.

[...]

sabato 19 ottobre 2013

Alla scoperta dei monarchici del Partito Real Democratico

di Davide Simone

“C’era una volta un Re”, avrebbe detto uno scrittore famoso. C’è, invece, chi il Re lo rivorrebbe e lotta affinché il suo sogno istituzionale possa diventare realtà. Stiamo parlando del PRD (Partito Real Democratico), forza politica magari poco nota ai più ma che vanta, a ben vedere, un certo blasone ed una storia di tutto rispetto (sorse nel lontano 1960 come Movimento Nazionale Monarchico). In occasione del quarto congresso nazionale del partito, che si sta svolgendo in questi giorni a Roma, abbiamo deciso di incontrare il Segretario nazionale Massimo Arsetti per saperne di più.

-Partiamo subito forte: che senso ha dirsi ancora monarchici nel XXI Secolo?
-"Oggi più ancora che in passato ha senso essere monarchici. Una buona metà degli Stati dell'Unione Europea è retto da Monarchie e qualcuno dei nuovi dell'Europa orientale potrebbe tornare monarchia" -

-Ci parli del PRD..
- "Il Partito Real Democratico è un partito di “ispirazione monarchica", patriottico, nazionalista e conservatore, come indicato nel cappello al programma. Legato alle radici giudaico-cristiane dell'Europa ed ai Valori Tradizionali tra cui appunto anche la Monarchia. Ci consideriamo eredi delle posizioni della Destra Storica di Sella e Minghetti, dei Liberal-Nazionali di Sonnino e Salandra, del Partito Nazionalista di Corradini e Federzoni. Nonché, nel secondo dopoguerra, del Partito Monarchico" -

-I due “titani” del panorama monarchico italiano sono UMI e AM. In che cosa il vostro soggetto è o si sente diverso?
- "Sinceramente non vedo titani nel mondo monarchico, meno che mai quei gruppi da lei citati. La maggiore organizzazione monarchica è l'Istituto per la Guardia alle Reali Tombe del Pantheon che vanta circa 5.000 iscritti. Comunque in breve l'UMI è solo istituzionale e non partitica, AM (che adesso mi risulta chiamarsi Italia Reale) è contraria sia alla destra che alla sinistra. Il Partito Real Democratico invece si riconosce nell'area della destra moderata o centrodestra e quindi è disponibile per alleanze e convergenze con altre forze politiche della stessa area" -

-Quindi, il PRD non è un “cavaliere solitario” ma siete pronti al dialogo anche con le altre forze politiche..
- "A questa domanda ho in parte risposta alla fine della precedente domanda/risposta. Noi non ci consideriamo un cavaliere solitario ma semmai un cavaliere che, pur con i suoi valori antichi ma eterni, accetta di battersi in forme politiche "moderne" in mezzo alla gente e quindi anche, se i suoi iscritti ed i suoi elettori lo riterranno opportuno, ad alleanze con partiti e movimenti politici di area" -
[...]

La Monarchia e il Fascismo - quinto capitolo - IV

L'ammirazione all'estero per Mussolini.

Prima di esaminare le discussioni svoltesi nelle due Camere sulle dichiarazioni di Mussolini, è bene riportare alcuni giudizi dei maggiori giornali stranieri. Il discorso ebbe una risonanza mondiale e dai commenti che seguono appare chiara l'ammirazione per il nuovo governo e, sopratutto, per la sua maniera forte.
Il Goulois: « Padrone in casa sua, tale è in sostanza la fiera e formidabile dichiarazione che il nuovo Presidente del Consiglio ha lasciato cadere dall'alto della sua tribuna sull'assemblea sbalordita. L'Italia è sotto il dominio di un uomo deciso ad assumere tutte le responsabilità. Se gli spiriti timorati si spaventano di questa innovazione, vi è molta gente che dirà: Dopo tutto questa è la salvezza ».
Il Matin: « L'on. Mussolini ha fatto ieri alla Camera italiana una dichiarazione di programma governativo quale di rado se ne sono viste nella storia. Vi è una nuova forma di parlamentarismo il quale non è sovrano, ma subordinato ai voti chiaramente espressi dalla popolazione, la politica estera dell'on. Mussolini ha raggiunto delle forme nette, schiette e precise. L'on. Mussolini vuole una intesa sul piede di eguaglianza in cui l'Italia sia oramai trattata come una Potenza del medesimo valore delle altre. Noi abbiamo troppo spesso fatto sentire questo linguaggio al Governo inglese per non approvarlo altamente, ora che è tenuto da una grande nazione amica, la quale ha ora ricuperato la sua disciplina ed il suo vigore politico ».
Il Daily Graphic, nel suo editoriale dice che i provvedimenti formulati dall'on. Mussolini nel suo discorso e che dovranno essere applicati immediatamente in Italia, sono penetrati di tanto spirito pratico e testimoniano una così rara qualità di chiaroveggenza che i loro effetti saranno risentiti al di là delle frontiere italiane. « La politica che l'on. Mussolini impone - continua il giornale - è in principio una ispirazione pel mondo. L'Italia è agli antipodi della Russia e non è dubbio quale dei due paesi sia più suscettibile di garantire la pace e la prosperità al suo popolo. Il Gabinetto inglese - conclude - può prendere lezioni in Italia».
Il Times, il grande quotidiano londinese che di solito non è mai troppo espansivo nei riguardi dell'Italia e non ci è mai stato amico, nel suo articolo di fondo dice che le dichiarazioni fatte dall'on. Mussolini all'apertura della Camera sono sul tono dei discorsi di Cromwell. « Nel suo discorso al Senato dice il giornale – l’on. Mussolini ha riconosciuto che il suo linguaggio alla Camera era stato duro, ma chiunque sia al corrente del funzionamento della Camera italiana, dalla formazione del primo Gabinetto Giolitti in poi può dire che un tale linguaggio fosse immeritato? L'elevazione del fascismo è la conseguenza naturale della degradazione progressiva del sistema rappresentativo a Roma. Mussolini - continua il Times - è un uomo che ha una abilità da maestro; il suo programma reca le impronte del suo carattere forte. Mussolini ha parlato saggiamente quando ha detto riguardo alle rivendicazioni turche: sin qui, ma non oltre ».
Irish Times di Dublino: « Mussolini dopo essere stato un agitatore socialista è, a suo tempo, un soldato, ora è il vero capo dello Stato Italiano, ha una illimitata energia accoppiata ad un accesissimo patriottismo e senso del dovere nazionale ».
Indreptarca di Bucarest - «Il capo dei fascisti ha una figura napoleonica, dominante; parla con calma, quasi senza gesticolare. La sua faccia immobile, le sue frasi brevi, misurate, chiare, entusiasmano la massa stanca dei verbosi discorsi dei rivoluzionari di professione ».
New York Herald - New York: « Una nuova Italia si è messa a lavorare, sotto la guida di un uomo i cui piedi sono ben piantati per terra, e la cui testa è ben piantata sulle spalle ».
Le Petit Journal - Parigi: « Per quel dono meraviglioso posseduto, dai grandi animatori di folle, il profeta del fascismo si è identificato con la terra e la storia del suo Paese. L'avvenire lo giudicherà, un avvenire forse prossimo. Ma il passato l'accetta, e questa sarà forse fra le più belle vittorie di quest'uomo sbalorditivo ».
New York Tribune - New York: « Egli si promette di vedere l'Italia purgata di tutte le impurità del comunismo, del socialismo, del nittismo e ritornare ancora vigorosamente patriottica e nazionalista nel vecchio senso garibaldino della parola ».
Gazete de Lausanne - Losanna: « Garantirà la tranquillità all'interno e la dignità all’estero ».
Journal de Genève: « Da Mussolini si aspettano delle grandi cose ed il Presidente del Consiglio italiano non domanda di meglio che di poter agire».

Anche il Berliner Tageblatt, secondo quanto riferisce il corrispondente da Berlino del Corriere della Sera, rileva il grido di Viva il Parlamento! lanciato dall'on.  ModigIiani ed aggiunge che «nessuno osò opporsi al discorso».

venerdì 18 ottobre 2013

Il programma 2013 del Circolo Rex

Il Presidente del benemerito Circolo Rex, Ingegnere Domenico Giglio, che ci onora della Sua amicizia, ci ha inviato il programma della prima parte del 66° ciclo di conferenze.



SALA UNO
nel cortile della Casa Salesiana
San Giovanni Bosco
con ingresso in Via Marsala 42
(vicino Stazione Termini)


PROGRAMMA DELLE RIUNIONI 2013


27 ottobre 2013 - Prof. Giuseppe PARLATO:

"Il 25 luglio, settanta anni dopo"


10 novembre 2013 - Conte Vincenzo Capasso Torre delle Pastene:

"Il mondo ed il pensiero europeo di Otto d'Asburgo


24 novembre 2013 - Dott.ssa Flora PANARITI:

"L'influenza delle donne sul governo di Roma antica"


1 dicembre 2013 - Prof. Francesco PERFETTI:

"La calda estate del 1943 dal 25 luglio al 8 settembre"



ORA INIZIO CONFERENZE: 10,45

Il Palazzo d'inverno del principe Eugenio Savoia apre al pubblico a Vienna

Gioiello barocco fino a 2007 sede del ministero delle Finanze


Vienna, 17 ott. (TMNews) - Il Palazzo d'inverno del principe Eugenio di Savoia (1663-1736) a Vienna apre oggi per la prima volta al pubblico i suoi sontuosi saloni barocchi in occasione del 350esimo anniversario della nascita dell'illustre committente che fu grande generale dell'esercito asburgico e squisito mecenate. Eretto fra il 1697 e il 1724 nel centro di Vienna, il Winterpalais, di cui lo stesso Eugenio fu committente, divenne una nuova dependance del Belvedere, sua residenza estiva. Tra i saloni di gala più noti ci sono il Salone azzurro, con il soffitto affrescato da Louis Dorigny, il Salone rosso, con dei ritratti in grandezza naturale degli imperatori asburgici Giuseppe I, Carlo VI e del principe Eugenio in sella al suo destriero preferito, il magnifico Gabinetto dorato, con i suoi specchi ed il suo prezioso soffitto, nonché il Salone dei dipinti delle battaglie.

"E' un omaggio al principe, il più bel regalo di compleanno che gli potessimo fare perché il palazzo era stato costruito per il pubblico, per gli invitati", ha commentato la direttrice del Belvedere, Agnes Husslein-Arco, nel corso di una conferenza stampa. Fino all'inizio dei restauri nel 2007 utilizzato dal ministero delle Finanze austriaco, il Palazzo di inverno è un autentico gioiello architettonico dell'epoca barocca. Gli arredamenti, rivisitati dai successivi proprietari, presentano una varietà di pezzi dell'epoca del principe Eugenio e di quella dell'imperatrice Maria Teresa (1717-1780) che acquisì l'edificio nel XVIIIesimo secolo.

Il Palazzo d'inverno esporrà gratuitamente al pubblico fino al 27 aprile 65 piezzi - dipinti, mobili, armi - di cui circa la metà della collezione del Belvedere. Il pezzo di maggior valore è la collana dell'Ordine del Toson d'oro appartenuta al principe. Successivamente i saloni di gala del Winterpalais saranno destinati ad un nuovo utilizzo ed ospiteranno mostre di storia e di arte contemporanea. (con fonte Afp)

giovedì 17 ottobre 2013

"Monarchico" barricato in casa, minaccia esplosione con il gas

Via Pizzardi: 'monarchico' barricato in casa, minaccia esplosione con il gas

Via Pizzardi: 'monarchico' barricato in casa, minaccia esplosione con il gas

Bologna. Via Pizzardi: 'monarchico' barricato in casa, minaccia esplosione con il gas

Una sorta di nostalgico, forse attivista di Forza Nuova, ha appeso una bandiera monarchica ed è chiuso in casa da alcune ore. Ha già gettato petardi e oggetti dalla finestra, si teme abbia anche un'arma


Forse esponente di Forza Nuova, sicuramente una sorta di nostalgico si è barricato nella sua casa in via Pizzardi minacciando di far esplodere il palazzo con il gas. Alla sua finestra ha appeso una bandiera monarchica.
Da quanto si apprende l'uomo è sulla cinquantina, ex avvocato, ed è già conosciuto per problemi psichici, si teme abbia anche un'arma. Sul posto, polizia, vigili del fuoco e municipale, con giubbotti antiproiettile. Nel palazzo anche un attivista di Forza Nuova accorso probabilmente per calmarlo.
Sotto al balcone è stato posizionato un materassino gonfiabile. L'uomo ha già gettato vari oggetti dalla finestra al grido di: "Viva il re!".
A dare l'allarme sono stati alcuni vicini, dopo che l'uomo aveva lanciato petardi dalla finestra. All'arrivo delle forze dell'ordine, ha gettato altri oggetti dalla stessa finestra, per poi barricarsi in casa. È in corso una trattativa con la polizia e con i genitori, mentre tutti i condomini del palazzo sono scesi in strada. Il palazzo è stato evacuato.



http://www.bolognatoday.it/cronaca/via-pizzardi-barricato-bandiera-monarchia-minacce-gas-forza-nuova.html

mercoledì 16 ottobre 2013

I Monarchici si interrogano sulla "Crisi della politica e questione istituzionale"

CONVEGNO DELL'UMI

Sabato prossimo all'Addaura Hotel un'assise dell'Unione monarchica con Michele Pivetti Gagliardi, Tommaso Romano ed Enzo Trantino



Sab, 19/10/2013 - 17:00 - 19:00  Addaura Hotel, Palermo
Immagine articolo - Il sito d'Italia



Monarchici a convegno il prossimo 19 ottobre. Sabato alle ore 17, infatti,  presso il Centro Congressi Addaura Hotel, si terrà un incontro dal tema "Crisi della politica e questione istituzionale" organizzato dal Coordinamento Provinciale dell'Unione monarchica italiana. All'incontro porterà il suo saluto Michele Pivetti Gagliardi, Commissario straordinario per la Regione Siciliana dell'UMI, e parteciperanno Tommaso Romano ed Enzo Trantino.

[...]


sabato 12 ottobre 2013

La Monarchia e il Fascismo - Quinto capitolo III

Il nuovo Ministero di Concentrazione e le minacce al Parlamento.

Il 16 novembre 1922, a meno di venti giorni dalla marcia su Roma, si aprono le Camere. Al Parlamento, sotto la presidenza di De Nicola, Mussolini, annuncia che S. M. il Re ha accettato, con decreto 31 ottobre, le dimissioni rassegnate dall'on. Luigi Facta e dei suoi colleghi e che contemporaneamente gli ha dato incarico di costituire il nuovo Ministero (1).
Avuta la parola, Mussolini legge il suo discorso programma del quale riportiamo i brani più salienti:

MUSSOLINI (1): - segni di vivissima attenzione « Signori, quello che io compio oggi in questa Aula è un atto di formale deferenza verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun attestato di speciale riconoscenza.
«Da molti anzi da troppi anni, le crisi di Governo erano poste e risolte dalla Camera attraverso più o meno tortuose manovre ed agguati, tanto che una crisi veniva regolarmente qualificata come un assalto ed il Ministero rappresentato da una traballante diligenza postale.
«Ora è accaduto per la seconda volta, nel breve volgere di un decennio, che il popolo italiano - nella sua parte migliore - ha scavalcato un Ministero e si è dato un Governo al di fuori, al di sopra e contro ogni designazione del Parlamento.
«Il decennio di cui vi parlo sta fra il maggio del 1915 e l'ottobre del 1922.
«Lascio ai melanconici zelatori del supercostituzionalismo il compito di dissertare più o meno lamentosamente su ciò. Io affermo che Ia rivoluzione ha i suoi diritti. Aggiungo, perché ognuno lo sappia, che io sono qui per difendere e potenziare al massimo grado la rivoluzione delle camicie nere inserendola intimamente come forza di sviluppo, di progresso e di equilibrio nella storia della Nazione. (vivi applausi a destra.
«Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non vi abbandona dopo la vittoria. Con 300 mila giovani armati di tutto punto. decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il fascismo. (approvazioni a destra).
Potevo fare di quest'Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli... ( vivi applausi a destra. Rumori. Commenti).

MODIGLIANI: «Viva il Parlamento»! (Rumori e apostrofi da destra. Applausi all'estrema sinistra).

MUSSOLINI:... «potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.
«Ho costituito un Governo di coalizione e non già con l'intento di avere una maggioranza parlamentare

della quale posso oggi fare benissimo a meno (Applausi all'estrema destra ed all'estrema sinistra. Commenti) ma per raccogliere in aiuto della Nazione boccheggiante quanti, al di sopra delle sfumature dei partiti, la stessa Nazione vogliono salvare ».

All'accenno di un caldo omaggio al Sovrano ministri e moltissimi deputati sorgono in piedi ed applaudono vivamente e lungamente - grida di Viva il Re!
Il discorso continua passando in esame la situazione politica interna, la situazione finanziaria e quella internazionale e dopo avere chiesto i pieni poteri per il riordinamento del sistema tributario e della pubblica amministrazione, conclude:

«Così Iddio mi assista nel condurre a termine vittorioso la mia ardua fatica». (Vivissimi applausi a destra e su altri banchi. Commenti prolungati. Molti deputati si recano a congratularsi con l'on. Presidente del Consiglio).
Al termine della seduta, Mussolini ed i nuovi Ministri si presentano al Senato del Regno, dove «sono accolti al loro ingresso nell'aula da vivi e prolungati applausi dei senatori che si alzano in piedi. Anche le tribune applaudono. Il Presidente del Consiglio fa ripetuti cenni di ringraziamento indicando alla sua destra ed alla sua sinistra i ministri della guerra e della marina (1).

In detta seduta viene data subito lettura della nomina dei nuovi senatori fra i quali figurano Filippo Crispolti, esponente di destra del partito popolare e Giuseppe Volpi. La nomina era stata fatta con Decreto in data 16 ottobre 1922 a firma dell'on. Facta ma in seguito ripresentata e « proposta » da Mussolini. Nessuna obbiezione da parte del Partito Popolare per la nomina di un suo esponente a senatore, anzi viva approvazione. Così come vi era stata approvazione per la partecipazione al Governo fascista di sei esponenti: On. Milani, Gronchi, Tangorra, Cavazzoni, Merlin, Vassallo.
Il discorso ripetuto da Mussolini in Senato è fatto precedere da questa dichiarazione:
«Signori Senatori, tutta la prima parte delle dichiarazioni che poco fa ho letto alla Camera dei Deputati, non riguardano minimamente il Senato. (bene) Non devo usare, nei confronti del Senato, il linguaggio necessariamente duro che ho dovuto tenere nel confronto dei signori deputati. (Applausi vivissimi e prolungati, dei senatori, ai quali si uniscono le tribune). «... Ripeto, che la prima parte del discorso è diretta solo alla Camera dei Deputati». (vive approvazioni, si ride).
«Credo anche di interpretare il pensiero di tutta questa assemblea e certamente della maggioranza del popolo italiano tributando un caldo omaggio al Sovrano il quale si è rifiutato ai tentativi inutilmente reazionari dell'ultima ora, ha evitato la guerra civile e permesso di immettere nelle stanche arterie dello Stato parlamentare la nuova impetuosa corrente fascista uscita dalla guerra ed esaltata dalla vittoria ». (Vivissimi e prolungati applausi: i senatori in piedi gridano ripetutamente: Viva il Re! A questo grido si associano le tribune).
Mussolini passa alla lettura del discorso già letto alla Camera ed alla fine è salutato da una interminabile ovazione dei senatori in piedi e dalle tribune. Grandi congratulazioni; quando esce dall'aula viene di nuovo ripetutamente applaudito.

(1)        Il Ministero di Concentrazione Nazionale è così composto:

Ministri:       
Presidenza, Interni e interim degli Affari Esteri - Benito Mussolini



Colonie, Luigi Federzoni (n)
Giustizia, Aldo Oviglio (f)
Finanze, Alberto De Stefani (f)

Tesoro, Vincenzo Tangorra (p.p.)

Guerra, Armando Diaz
Marina, Thaon di Revel
Istruzione, Giovanni Gentile (1)

Lavori Pubblici, Gabriello Car. nazza (1)

Agricoltura, G. De Capitani d'Arzago (1)

Lavoro e Prev. Soc., Stefano Cavazzoni (p.p.)

Poste e Telegrafi, G.A. Colonna di Cesarò (d.s.)

Terre Liberate, Giovanni Giuriati (f)

Ass. Militare e pensioni di guerra
Marina Mercantile
Antichità e Belle Arti


Sottosegretari:
Interni. Aldo Finzi: - 
Pres. Consiglio, Giacomo Acerbo
Esteri, Ernesto Vassallo


Giovanni Marchi (2)

Fulvio Milani (p.p.)
Pietro Lissa (1)
Alfredo Rocco (n)
Carlo Bonardi (d.s.)
Dario Lupi (f)
Alessandro Sardi (f)
Ottavio Corgini (f)

Giovanni Gronchi (p.p.)

Silvio Gay (f)

Michele Terzaghi (f)

Umberto Merlin (p.p.)

C.M. De Vecchi if)
Costanzo Ciano (f)
Luigi Siciliani (n)


        (2)  1, Atti parlamentari, C. D., Sessione 1921-23, vol. 9.