NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

lunedì 30 novembre 2015

Aggiornata la rassegna stampa sul presunto fantasma di Re Umberto II


Le notizie sulle presunte apparizioni  del presunto fantasma di Re Umberto II si susseguono. Qualcuno dice  che ad Asti siano terrorizzati.

Noi crediamo che solo chi non è a posto con la propria coscienza possa provare terrore  al comparire di una persona come Re Umberto, checché fantasma.


http://www.lanuovaprovincia.it/stories/cronaca/33790_nuovi_testimoni_per_lo_spettro_di_umberto_ii_in_municipio/

http://it.blastingnews.com/cronaca/2015/11/asti-il-fantasma-di-re-umberto-ii-terrorizza-il-municipio-00675501.html

http://atnews.it/curiosita/5425-umberto-ii-e-i-suoi-fratelli-e-l-italia-si-scopre-un-crocevia-di-fantasmi

http://www.news-24h.it/2015/11/il-fantasma-del-re-avvistato-ad-asti/

http://www.ansa.it/piemonte/notizie/2015/11/25/fantasma-umberto-ii-appare-ad-asti_544d5a3e-31ae-4a18-9b70-c3695b1d21de.html

http://www.lanuovaprovincia.it/stories/cronaca/33735_lo_spettro_di_umberto_ii_in_municipio_indagano_gli_acchiappafantasmi/

http://www.consumatrici.it/26/11/2015/attualita/00050365/ce-un-fantasma-in-comune-il-mirror-avverte-asti-e-arrivano-i-ghostbuster

http://www.quotidianopiemontese.it/2015/11/26/ghostbuster-a-caccia-del-fantasma-di-umberto-ii-ad-asti-in-comune/#.VlcUA_kvfcs

http://stadio24.com/2015/64406/fantasma-umberto-ii-appare-ad-asti/

http://www.lastampa.it/2015/11/26/edizioni/asti/nel-centro-di-asti-si-aggira-il-fantasma-di-umberto-ii-ioliZJJN9XPj0ZEdsanBKK/pagina.html

http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/11/26/news/asti_il_fantasma_di_umberto_ii_in_alcuni_uffici_del_comune-128192051/

http://www.diregiovani.it/rubriche/fotogallery/45946-asti-mistero-fantasma-umberto-ii-apparizione.dg

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/asti-avvistato-fantasma-umberto-ii-ghost-hunter-indagano-2329094/

http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2015/11/27/AS8yEaZ-umberto_compare_fantasma.shtml

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Un-fantasma-ad-Asti-I-ghost-hunter-cercano-re-Umberto-II-66b54b01-d9b9-4ea2-814a-b22c40904027.html

    domenica 29 novembre 2015

    sabato 28 novembre 2015

    Vittorio Emanuele III, Re e soldato - seconda parte

    Il Re sull'Audace, prima di sbarcare a Trieste
    Lapidario nelle sue memorie è  appunto  Lloyd  George: “Rimasi impressionato  dalla  calma  forza  d’animo  che  il  Re  mostrò  in  un  momento in cui il suo  paese e la sua Corona erano in  giuoco: non diede  alcun  segno di  timore  e  di  depressione….”, mentre  a  dimostrazione  del  carattere  del  Re, della  sua  modestia, lo  stesso  parlando  di  Peschiera  con  un  suo  aiutante  di  campo, il  generale  Scaroni, con  tono  distaccato  ebbe  a  dire: “A  Peschiera"? Quello che ho fatto io? Hanno esagerato  parecchio… Tutti  quelli che ne hanno  parlato…”. In  fondo  il  Re  voleva  dire  “ho  fatto  solo  il  mio  dovere”, ma  si  sa  che  in  Italia, anche  fare  solo  il  proprio  dovere , diventa  qualcosa  di  eccezionale !! Sempre in  tale occasione  Vittorio  Emanuele  che  aveva  inviato  diversi  messaggi di  compiacimento   alle  forze  armate  negli  anniversari  del  24  maggio  ed  in  occasione  della  conquista  di  Gorizia, indirizzò  alla  intera  Nazione, un  messaggio  di  suo  pugno, come  lo  era  stato  il  primo  messaggio  all’atto  della  sua  ascesa  al  Regno, dopo  l’assassinio  del  padre,  del  quale  riportiamo  la  parte  finale: 

    Italiani, cittadini, soldati ! Siate  un  esercito  solo. Ogni  viltà  è  tradimento. ogni  discordia  è  tradimento. Ogni  recriminazione  è  tradimento. Questo  mio  grido  di  fede  incrollabile  nei  destini d’ Italia  suoni  così  nelle  trincee  come in  ogni  più  remoto  lembo  della  Patria, e  sia  il  grido  del  popolo  che  combatte  e  del  popolo  che  lavora. Al  nemico, che  ancor  più  che  sulla  vittoria  militare  conta  sul  dissolvimento  dei  nostri  spiriti  e  della  nostra  compagine, si  risponda  con  una  sola  coscienza, con  una  voce  sola : tutti  siamo  pronti  a  dar tutto,  per  la  vittoria  e  per  l’onore  d’Italia!” (dato  dal  Quartier Generale  il  10  novembre  1917 ). 

    Ed  al  suo  alto  senso  del  dovere  e  di  umanità  si  deve il  rifiuto  di  accettare  una  Medaglia  d’Oro al  Valor  Militare  con  questa  lettera  autografa : “…..a parte qualunque questione  intorno al conferimento, troverei   profondamente ingiusto che  mi venisse una così alta  decorazione, mentre  ho  fatto  molto, ma  molto  meno  di  tante  migliaia  di  semplici  soldati  ai  quali  non  toccherà  nessuna  ricompensa.”, per  cui  accettò  solo  la  Croce  al  Merito  di  Guerra.
    Abbiamo  parlato  di  visite  quotidiane  in  quanto, tutti  i  giorni, Vittorio  Emanuele, alle  8  del  mattino  prendeva  posto sull’auto  di  servizio  e  solo  allora  dava  all’autista  l’indicazione  dell’itinerario  deciso e conosciuto da Lui solo, per  ovvii  motivi  di  sicurezza  e  segretezza, ed  anche  perché le sue visite  improvvise ed impreviste consentivano una  genuina  conoscenza  dell’andamento  reale  delle  cose, e  con  sistematicità  visitava  zona  per  zona  tutto  il  fronte, fermandosi  sia  presso  i  locali comandi, sia  con i soldati di cui visitava trincee e  camminamenti, con  la  sua  inseparabile  macchina  fotografica, (vedi bibliografia  n.12)  che  gli  permetteva  poi  di  ricordare  i  particolari  delle  località  visitate, incurante  dei  tiri  d’artiglieria  austriaci, come  nel  caso  dell’ 8  ottobre  1917, durante  una  visita  sul  basso  Isonzo, sulla  strada  da  Ronchi a Sels e Debeli, quando  gli  austriaci, avvistata  l’automobile,  cominciarono  a  bersagliarla  con  la  loro  artiglieria, evento così  riportato  dal  Solaro  del  Borgo   suo  Aiutante  di  Campo : “….una  granata  scoppiò  dietro  l’automobile. Proseguiamo. Un’altra  granata  ci  raggiunse  cadendoci  davanti. Ci  fermiamo  e si  scese  per   proseguire  a  piedi  in  un  camminamento. Appena  a  terra  una  nuova granata  scoppiò  ancor  più  vicino… Il  tiro  sempre  più  nutrito  era  diretto  al  camminamento, ma il  Sovrano  imperturbabile  tirò  dritto  per  la  strada  prefissasi… Ho  sempre  viva  e  presente….la  impassibile  freddezza  del  Re  di  fronte  al  pericolo……”. Questa  descrizione  così  precisa  è  la  conferma  delle  doti  di  coraggio e  della  padronanza  di  nervi  del  Re, durante  tutto  il  conflitto  e  di  cui  aveva  già  dato  prova  nel  1912, in  occasione dell’attentato  effettuato  dall’anarchico  D’Alba, fortunatamente  mancato, e che  vide  nell’omaggio  e  nelle  visite  al  Quirinale  dei  parlamentari, per  lo  scampato  pericolo, la  presenza, per  la   prima  volta di  tre  parlamentari  socialisti : Leonida  Bissolati, Ivanoe  Bonomi  ed  Angiolo  Cabrini, della  corrente  riformista, di  cui  uno  il  Bissolati, interventista  e  volontario  di  guerra  nel  1915,  divenne  Ministro  nel  1916, nel  governo  Boselli e  confermato  nel  successivo  governo  Orlando  e  Bonomi, divenne  Presidente  del  Consiglio  nel  1921  e  poi  nel  1944-1945.
    Quanto  alla  semplicità  e  naturalezza di  vita  è  conferma  la  colazione  del  Re  in  queste  sue  escursioni, che  non  erano  dei  pic-nic  come  scritto  da  qualche  sedicente  storico: due  uova  sode  o  una  frittata, carne  fredda, formaggio  e  frutta, stese  su  di  una  tovaglietta,  per  cui  uno  scrittore  del  valore  di  Rudyard  Kipling, dopo  avere  conosciuto  di  persona  il  Re, così  scriveva: ”…Egli  incede  sobrio, leale, pronto, con  una  rigida  semplicità  tra  i  suoi  soldati  e  tra  i  molti  pericoli  della  guerra…”. E  sempre  riguardo  a  riconoscimenti  esteri  sono  particolarmente interessanti  e  significativi  i  giudizi  della  stampa  francese , logicamente  repubblicana, che  dedicò  al  Re, quando  Vittorio  Emanuele, accompagnato   dal  giovane  Principe  Umberto, si  recò  a  Parigi, nel  dicembre  1918, dal  “Petit  Parisienne”, al  “Matin” che  dice: “ Vittorio  Emanuele  non  pensa  che  a  mettere  in luce  il  suo  popolo”  e  non  se  stesso, il  “Figaro”  che ricorda  essere  il  Re  “nobilmente  vissuto  durante  la  guerra  in  mezzo  ai  suoi eserciti  ove  trascorse  eroicamente  la  stessa  esistenza  dei  soldati” e l’ “Intransigeant”  che addirittura si riferisce agli  anni che precedettero la  guerra  in  cui  “…Il  Re  era  rispettato  per  la  sua  saggezza, per  il  suo  governo impersonale, per il suo  rispetto alla  costituzione… per  amore  di  questo  Re, presente  nelle  battaglie,  i  soldati  si  arrampicavano  sin  sulle  cime  inaccessibili, da  dove scorgevano   ciò  che  sarà  la  vera  frontiera  d’Italia …”. Ritornando   poi  nel  pomeriggio  alla  sua  residenza, riceveva  la  relazione  giornaliera  inviataGli  dal  Comando  Supremo, la  cui  sede  era  vicina, ma  separata, ed  aveva  non  molto  frequenti  incontri  con  il  generale  Cadorna, spesso  mediando  e  risolvendo  i   purtroppo  numerosi  contrasti  sorti  tra  lo  stesso  e  gli  uomini  politici, anche  del  Governo. Rapporti  invece  molto  diversi  ebbe  invece  il  Re  con  il  generale  Diaz,  dopo  la  sua  nomina, il  10  novembre  1917  a  Capo  di  Stato  Maggiore, con  incontri  che  divennero  addirittura giornalieri. La   nomina  del  Diaz aveva  sorpreso, in  quanto  trattavasi  del  comandante  di  un Corpo  d’Armata, il  XXIII, quando  vi  erano  generali  di  Armata  tra  i  quali  il  Duca  d’Aosta, comandante  della  Terza  Armata, ma  il  Re  aveva  scartato  questa  soluzione, non  per  gelosia  verso  il  Cugino, ma  perché  lo  stesso  avrebbe  dovuto  ricoprire  ben  altro  incarico, nel  caso  della  sua  abdicazione  per  ulteriori  sconfitte, che  non  vi  furono  fortunatamente, essendo  il  Principe  Umberto, erede  al  trono  e  quindi  automatico  successore, minore d’età, avendo 13  anni, per  cui  sarebbe  stata  necessaria  una  Reggenza. Il  Re  era  l’unico  che  conoscesse  bene  Diaz, per  le  sue  visite  al  fronte  ed  ai  comandi, e  proprio  in  occasione  di un  incontro  avuto  a  Cassigliano, il  16  luglio  1917, aveva  detto, con  la  consueta  serenità  di  giudizio, evidentemente rimasto favorevolmente colpito dalla  personalità  di  Diaz, “ Questo  generale  un  giorno ( Caporetto  era  lontana  ed  impensabile) potrà servire”, e  così  fu. Sempre  a  proposito  di  visite, il  Re  non  poteva  dimenticare  la  Regia  Marina, per  cui  si  recò  nel  marzo  del  1917  tra  i  marinai  a  Taranto, principale  base  della  nostra  flotta  da  battaglia, ed  a  Brindisi, ed  in  un  momento  di  stasi  del  fronte, il  25  aprile  1918,  visitò  le  bonifiche  ravennati,  effettuate su terreni di proprietà  di una Cooperativa socialista, accolto da sindacalisti  ed  esponenti locali socialisti, che  non  potevano non  prendere  atto  della  sollecitudine del  Re  anche  per  problemi  agricoli, e  che  ne  dettero  ampio  rilievo, con  fotografie  del  Re, nel  loro  giornale  “Romagna  Socialista”.
    Perché  sono  necessarie  tutte  queste  precisazioni? Perché, mentre  nelle  varie  biografie  dedicate  a  Vittorio  Emanuele, da  autori  monarchici, in  primo luogo  Gioacchino  Volpe, che  si  trovava  al  fronte, come  ufficiale, ( vedi  bibliografia n.13, 14 , 15  e  16) e  repubblicani, ( vedi  bibliografia  n. 17,18, 19 , 20  e 21 )  viene  sempre   ricordata  positivamente  la  sua  presenza  ed  azione  al  fronte, dove  si  proponeva  come  la  massima  autorità, che  condivideva  l’esperienza  della  truppa , nell’attuale  pubblicistica, uscita  nel  centenario  della  Grande  Guerra, il  nome  e  l’operato  di  Vittorio  Emanuele  III, sono  sottovalutati, se  non  addirittura  taciuti, compresa  Peschiera, e  così  pure  nelle  numerose  mostre  celebrative  è  difficile  trovare  una  fotografia  od  un  ritratto  del  Re, tanto  da  far  pensare  che  l’Italia, allora, non  fosse  un  Regno, malgrado  le  bandiere  con  lo  scudo  di Savoia e  Corona  Reale, e  che  non  esistesse  un  Capo  dello  Stato!  Questo  nei  migliori  casi, quando  poi, invece, non  vengono  pubblicate  tesi  assurde, se  non  ridicole, quale  quella  che  l’azione  di  comando  di  Cadorna  venisse  elusa  dalla  “casta”  degli  “alti  ufficiali  nobili”, che  si  ritenevano  protetti  e  tutelati  dal  Sovrano, in  quanto nobili , quando  sono  documentati  i  numerosi  avvicendamenti  ed  esoneri, per  non  dire  “siluramenti”  che  Cadorna, che  a  sua  volta  era  conte,  effettuò  anche  negli  alti  gradi, compresi  generali  d’armata, a  cominciare dal  Nava, comandante  la  prima  armata  all’inizio  delle  ostilità. Infatti  a  proposito  dei  comandanti  delle  armate  del   nostro  esercito, che  dalle  iniziali  quattro, divennero  ben  dieci, nel  corso  della  guerra, tranne  logicamente  il  Duca  d’Aosta, che  rimase  sempre  al  comando  della  Terza  Armata,  non  vediamo  grandi  gradi  di  nobiltà, ma  solo  diversi  conti  come   Pecori  Giraldi,  Nicolis  di  Robilant, Frugoni, Tassoni, mentre  altri  quali  Brusati, Nava, Capello ,Giardino, Montuori, Caviglia, Mambretti e Pennella, avevano solo titoli e  benemerenze  militari, e  che, anche  questo  è  importante  ed  interessante, avevano  avuto  i  natali  in  diverse  regioni  italiane, e  non  solo  in  Piemonte !
    Il  Re, dopo  che  l’esercito  sul  Piave, quella  famosa  linea  difensiva  da Lui  stesso  patrocinata  a  Peschiera  difendendo  l’onore  del  soldato  italiano, aveva  respinto  l’ultima  grande  offensiva austroungarica  del  giugno  1918, capiva  che  era  necessaria  una  decisa  azione  offensiva  per  la  quale  Diaz,  stava  preparando  i  piani  con  i  suoi  principali  collaboratori, il  generale  Badoglio  ed  il  colonnello  Cavallero, e  da  qui  venne , ad  un  anno  da  Caporetto, la  battaglia  di  Vittorio  Veneto, nella  quale  l’esercito  austroungarico  si  difese  tenacemente  per  più  giorni , una  vera  battaglia  sanguinosa  con  elevate  perdite  da  ambo  le  parti, che   è  bene  precisare  dato  che  qualcuno   ritiene  non  esserci  stata, che  pose  fine  alla  guerra  con  l’armistizio  di  Villa  Giusti, il  3  novembre, armistizio  che  portò   giorni  dopo,  l’11  novembre, a  quello  che  a  sua  volta  richiese  l’ impero  germanico, e  che  Diaz, il  4  novembre,  annunziò  con  il  famoso  bollettino, che  troviamo esposto  in  bronzo  o  in  marmo  in  tutte  le  caserme  ed  in  numerose  sedi  di  Provincie  e di  Comuni, che  iniziava: “La  guerra contro  l’Austria- Ungheria, che  sotto  l’alta  guida  di  S.M. il  Re …..iniziò  il  24  maggio  1915… è  vinta”, per  terminare, dopo  la  precisazione  delle  forze  in  campo, a  dimostrazione  del  peso  secondario  nella  battaglia  finale  avuto  dalle  divisioni  francesi, inglesi  e  cecoslovacca, con la  scultorea  frase : “i  resti  di  quello  che  fu  uno  dei  più  potenti  esercito  del  mondo, risalgono  in  disordine  e senza  speranza  le  valli  che  avevano  disceso  con  orgogliosa  sicurezza.”
    Ed  il  Re , il  successivo  9  novembre, diramava  ai  Soldati  ed  ai  Marinai  un  ordine  del  giorno, fulgido  coronamento  di  gloria ,  dove  affermava  che: “Il  ciclo  delle  guerre, iniziate  dal  mio  proavo, sempre  contro  lo  stesso  avversario, si  è  chiuso….con  la  vittoria  di  tutti  i  popoli  liberi..”, ed  auspicava  una  pace  fondata  sulla  giustizia, abbattendo  quanto  ancora  esisteva  di  prepotenza  e  di  orgoglio, concludendo  con  la  gratitudine  della  Patria  ai  soldati  e  marinai, ”…perché  per  voi  fu  raggiunta  la  meta”, ed  il  successivo  10  novembre  sbarcava  a  Trieste  accolto  trionfalmente  da  una   sterminata folla  in  delirio  e  non  pensava  che quel  giorno  di  festa  sarebbe  stato, forse,  l’ultimo  della  sua  vita, che  sia  pure  terminata  ventinove  anni  dopo, non  avrebbe  più  visto  intorno  a  Lui  un  simile  entusiasmo  di  popolo , unanime, spontaneo, autentico  e  sincero.

    Domenico  Giglio

    Bibliografia
    1. Maria Josè  di  Savoia – “ Amedeo  VI  e  Amedeo  VII  di  Savoia” – Editore  Mondadori- 1956
    2. Maria Josè  di  Savoia -  “ Emanuele  Filiberto  di  Savoia” . Editore  Rusconi – 1994
    3. Mario  Bondioli  Osio – “ La  giovinezza di  Vittorio  Emanuele  III – Editore  Simonelli – 1998 Indro  Montanelli – “ L’ Italia  di  Giolitti – 1900-1929 “- Editore  Rizzoli – 1974
    4. Leonardo  Malatesta –“Il  Colonnello  Vittorio  Emanuele  dai  ricordi  dell’ Ufficiale  d’ordinanza  del  Principe  di  Napoli” -  articolo sul  n.2  del  marzo-aprile  2011  della  rivista  “Nuova  Storia  Contemporanea”, diretta  da  Francesco  Perfetti..
    5. Marco  Grandi – “Il  ruolo  e  l’opera  del  Capo  di  Stato  Maggiore  del  Regio  Esercito  -1894-1907”- Editore  Brigati -1999
    6. Letizia  Argentieri – “ Il  Re  borghese “ – Editore  Mondadori – 1996
    7. Giacomo  Perticone – “ L’Italia  Contemporanea -1871-1948 “ – Editore  Mondadori – 1962
    8. Michele  Falzone  del  Barbarò –“Vittorio  Emanuele  III – album  di  guerra  1915-1918” –Editore  Alinari  e  Comune  di  Venezia - 1985
    9. Enrica  Loddolo – “ I  Savoia “ – Editore  PIEMME – 1998
    10. Leonardo  Malatesta- “ Il  piccolo  Re  e  la  grande  guerra. Verità  e  leggende. “ –articolo  dai  diari  inediti  del  Conte  Azzone  degli  Avogadro - n.1  del  gennaio-febbraio  2010 – della  rivista  “ Nuova  storia  contemporanea”  diretta  da  Francesco  Perfetti. –
    11. Vittorio  Solaro  del  Borgo – “ Giornate  di  guerra  del  Re  Soldato “ –Editore  Mondadori – 1931
    12. Aldo  Valori – “ Vittorio  Emanuele  III “- Editore  Bompiani - 1940
    13. Francesco  Cognasso – “ I  Savoia “ – Editore  Corbaccio - 1999
    14. Gioacchino  Volpe – “Vittorio  Emanuele  III- Dalla  nascita  alla  Corona  d’ Albania”- con  introduzione  di  Domenico  Fisichella- Editore  Marco -2000
    15. Domenico  Fisichella – “Dal  Risorgimento   al  fascismo “ – Editore  Carocci – 2012
    16. Domenico  Bartoli -  “Vittorio  Emenuele  III “ – Editore  Mondadori – 1947
    17. Silvio  Bertoldi – “Savoia – Album  di  una  Dinastia – Editore  Rizzoli – 1996
    18. Gianni  Oliva – “ I  Savoia “ – Editore  Mondadori  - 1998
    19. Antonio  Spinosa – “Vittorio  Emanuele  III – L’ astuzia  di  un  Re” – Editore  Mondadori – 1990
    20. Paolo  Rossi – “ Storia  d’Italia  dal  1914  ai  nostri  giorni.” – Editore  Mursia – 1973
    21. Pierangelo  Gentile – “ Vittorio  Emanuele  III “ – Editore  “Il  Sole  24  ore “ -  2014
    22. Articolo  “Il  Re  …a  Parigi”  da  “ La Guerra  Italiana- rassegna  settimanale-“  del  29  dicembre  1918 –N.11 – VIII serie



    giovedì 26 novembre 2015

    "Dante e l'Unità d'Italia " - Circolo Rex

    CIRCOLO DI CULTURA E DI EDUCAZIONE POLITICA “REX” LXVIII CICLO DI CONFERENZE

    PROGRAMMA DELLE RIUNIONI 2015/2016 
    PRIMA PARTE



    Domenica 29 Novembre

    Il dr. Gianluigi CHIASEROTTI, 
    nel 750° anniversario della nascita del Sommo Poeta
    parlerà sul tema:

    "Dante e l'Unità d'Italia "



    ore 10.30, in Roma 

    Sala  Uno  della Casa  Salesiana,

    ingresso Via Marsala 42

    Il fantasma di Re Umberto II sarebbe apparso nell'androne del municipio di Asti

    Lo avrebbero avvistato ben sette astigiani, di cultura notevole, dati i tempi, per aver riconosciuto il Sovrano.
    Ne sottolineano, guarda caso, l'educazione e la gentilezza.

    Evidentemente deve essere molto preoccupato per la sua Patria, lasciata in mano agli squali, per scomodarsi a venire dal Paradiso nel quale siamo sicuri si trovi.

    Naturalmente non diamo credito a queste sciocchezze, ma non lasceremo i nostri visitatori all'oscuro della vicenda.



    Piccola rassegna stampa:

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2015/11/asti-il-fantasma-di-re-umberto-ii-terrorizza-il-municipio-00675501.html

    http://atnews.it/curiosita/5425-umberto-ii-e-i-suoi-fratelli-e-l-italia-si-scopre-un-crocevia-di-fantasmi

    http://www.news-24h.it/2015/11/il-fantasma-del-re-avvistato-ad-asti/

    http://www.ansa.it/piemonte/notizie/2015/11/25/fantasma-umberto-ii-appare-ad-asti_544d5a3e-31ae-4a18-9b70-c3695b1d21de.html

    http://www.lanuovaprovincia.it/stories/cronaca/33735_lo_spettro_di_umberto_ii_in_municipio_indagano_gli_acchiappafantasmi/

    http://www.consumatrici.it/26/11/2015/attualita/00050365/ce-un-fantasma-in-comune-il-mirror-avverte-asti-e-arrivano-i-ghostbuster

    http://www.quotidianopiemontese.it/2015/11/26/ghostbuster-a-caccia-del-fantasma-di-umberto-ii-ad-asti-in-comune/#.VlcUA_kvfcs

    http://stadio24.com/2015/64406/fantasma-umberto-ii-appare-ad-asti/

    http://www.lastampa.it/2015/11/26/edizioni/asti/nel-centro-di-asti-si-aggira-il-fantasma-di-umberto-ii-ioliZJJN9XPj0ZEdsanBKK/pagina.html

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/11/26/news/asti_il_fantasma_di_umberto_ii_in_alcuni_uffici_del_comune-128192051/

    http://www.diregiovani.it/rubriche/fotogallery/45946-asti-mistero-fantasma-umberto-ii-apparizione.dg

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/asti-avvistato-fantasma-umberto-ii-ghost-hunter-indagano-2329094/

    http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2015/11/27/AS8yEaZ-umberto_compare_fantasma.shtml

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Un-fantasma-ad-Asti-I-ghost-hunter-cercano-re-Umberto-II-66b54b01-d9b9-4ea2-814a-b22c40904027.html

    mercoledì 25 novembre 2015

    Santa messa per la Regina Elena a Napoli

    Nel 63° anniversario del richiamo a Dio 
    della Regina Elena



    Una Santa Messa di suffragio sarà celebrata a Napoli presso la Reale e pontificia Basilica di san Francesco di Paola
    dal M.R.P. Padre Damiano Maria la Rosa

    Sabato 28 Novembre 2015, ore 18.

    Associazione internazionale Regina Elena
    Tricolore associazione culturale
    Circolo Beata Maria Cristina di Savoia

    martedì 24 novembre 2015

    Vittorio Emanuele III, Re e soldato - prima parte


    Il Re e Diaz
    La  storia  millenaria   di  Casa  Savoia  è  ricca  di  Sovrani  guerrieri, dagli  Amedei  VI  e  VII, il conte  Verde  ed  il  Conte  Rosso, ai  quali  la  regina  Maria Josè, dall’esilio, dedicò  uno  studio  approfondito, pubblicato  con  la  prefazione  di  Benedetto  Croce ( vedi  bibliografia  n.  1), per  arrivare  ad  Emanuele  Filiberto, detto  il  secondo  fondatore  di  Casa  Savoia, il  quale  dopo  la  vittoria  ottenuta  con  l’esercito  imperiale, a  San  Quintino, nel  1557, amato  e  stimato  come  un  figlio  da  Carlo  V, e  da  Filippo  II, come  un  fratello, preferì  tornare  nel  suo  Ducato, per  ricostruirlo  e  dargli,  con  il  trasferimento  della  capitale  da  Chambery  a Torino, quel  carattere  italiano, che  fece  di  Casa  Savoia, fin da allora, vedi  anche  la  figura  e  l’opera  del  figlio, Carlo  Emanuele I, un  punto  di  riferimento  per  chi  sognava  un’Italia  libera dagli  stranieri. E  Maria  Josè, con  una  passione  di  cui  Le  dobbiamo  essere  grati, dedicò  anche  ad  Emanuele  Filiberto  uno  studio (vedi  bibliografia n.  2) di  alto  valore  storico, e  dopo  di  Lui  come  non  ricordare  Vittorio  Amedeo  II, che  con  il  fondamentale  aiuto  del  cugino, il  principe  Eugenio  di  Savoia, tra  i  più  grandi  condottieri  e strateghi  della  storia  militare, libera, nel  1706 ,  Torino  dall’assedio  francese, erige  riconoscente  la  splendida  basilica  di  Superga,  opera  di   Filippo  Juvara, come  la  palazzina  di  caccia  di  Stupinigi, insuperabile  modello  della  grande  architettura  barocca, e  fa  dell’esercito  sabaudo  uno  strumento  prezioso  per  la  difesa  dei  confini, con  un  carattere  non  solo  dinastico, ma  patriottico  e  popolare, sì  che  si  annoverano  diverse  battaglie  che  lo  videro  vincitore, come la  battaglia  dell’Assietta, contro  i  francesi  nel  1747, ma  anche  quando  fu  sconfitto  dimostrò  il  suo  valore  e  salvò  sempre  il  suo  onore. 
    Il  carattere  militare  della  Dinastia  non  mutò  con  l’ascesa  al  trono  dei  Carignano, e  le  circostanze  storiche, con  il  Risorgimento  e  le  guerre  d’indipendenza  fecero  sì  che  Sovrani  e  Principi  fossero  in  prima  linea  nelle  vicende  belliche, cominciando  da  Carlo  Alberto, che, ancora  principe, si  batté  valorosamente  al  Trocadero, e  poi  nel  1848  guidò  l’esercito  sardo  contro  gli  austriaci, avendo  al  suo  fianco  i  figli  Vittorio  Emanuele, Duca  di  Savoia, e  Ferdinando, Duca  di  Genova. Alla  ripresa  delle  ostilità, nel  1849, pur  avendo  affidato  il  comando  al  generale  polacco  Chrzanowski, Carlo  Alberto  partecipò  alla  infausta  battaglia  di  Novara, pare  cercando  addirittura  la  morte  in  combattimento. Nel  1859, Vittorio  Emanuele, divenuto  Re,  guidò  personalmente  l’esercito  sardo  ed  a  San  Martino  fu  determinante  per  la  vittoria, guerra  che  non  vide  la  partecipazione  del  fratello  Ferdinando, morto  prematuramente  nel 1855. Nel  1866  è  ancora  Vittorio  Emanuele  II  al  comando  nominale, tenuto  effettivamente, in  maniera  non  felice, dal  Lamarmora, ed  i  due  figli, Umberto, principe  di  Piemonte  ed  Amedeo, Duca  d’Aosta, partecipano  alle  operazioni  belliche  ed  Umberto  respinge  le  cariche  degli  ulani  nel  famoso  quadrato  di  Villafranca, durante  la  battaglia  di  Custoza , confermando  il  legame  indiscusso  tra  Esercito   e  Casa  Savoia.
    E  Vittorio  Emanuele  III? Nasce  l’11  novembre  1869  a  Napoli, dove  risiedeva  il  padre, il  principe  ereditario  Umberto, con  la  Consorte  Margherita,  a  testimonianza  del  rispetto  che  per  l’antica  capitale  delle  Due  Sicilie, avevano  il  giovane  Regno  d’Italia  e  Casa  Savoia. Acquisita  Roma  Capitale, dopo  meno  di  un  anno, il  20  settembre  1870, si  apriva  per  l’Italia  unita  un  lungo  periodo  di  pace, per  cui  il  giovane  principe, venne  sì  instradato, come  tradizione, alla  carriera  delle  armi, cominciando  con  l’Accademia  Militare  della  Nunziatella, a  Napoli, istituzione risalente  al  Regno  delle  Due  Sicilie, e  giustamente conservata  dal  nuovo  Stato  per  la  sue  benemerenze, ma  non  ebbe  eventi  bellici  che  lo  vedessero  presente, essendo  rimasto  in  pace, il  Regno  d’Italia, in  Europa, dal  1870  al  1915 , non  considerando  le  campagne  coloniali, in  Etiopia e  la  guerra  di  Libia .
    Sempre  per  la  sua  educazione, non  solo  militare, fu  affidato, nel  1981,  ad  un  brillante  ufficiale, di  elevata  cultura  e  di  indiscusse  qualità  di  carattere, il  Tenente  Colonnello  Egidio  Osio, di  quarantuno  anni  e  di  famiglia  lombarda, che  veniva  da  importanti esperienze  in  Germania, dove  dal  1878, era  stato  Addetto  Militare, presso  la  nostra  Ambasciata  a  Berlino, e  che  lo  accompagnò  nella  crescita  culturale  per  ben  8  anni, fino  all’ 11  novembre  1889. Ebbene  di  questa  vicinanza  e  del  rapporto instauratosi  tra  principe  ed  educatore, vi  è  una  eccezionale  testimonianza  nel  volume (vedi  bibliografia n. 3 ), pubblicato  dal  nipote  di  Osio, perché  illustra  questi  rapporti, anche dopo  cessato  l’incarico, con  le  lettere  inviate  da  Vittorio  Emanuele  al  vecchio  precettore,  lettere  che  servono  ad  inquadrare  l’attività  del  principe  nei  suoi  ruoli  militari. Questo  perché  Vittorio Emanuele   fece  il  suo  tirocinio  in  maniera  effettiva  e  non  formale, dimostrando  una  capacità  di  comando  ed  un  acuto  spirito  di  osservazione  della  vita  militare, di  cui  è  appunto  testimonianza  la  corrispondenza  inviata  all’Osio, che  divenuto  maggior   generale  , forse, se  non  fosse  prematuramente  scomparso  nel  1902, avrebbe  potuto  raggiungere  posti  di  maggiore  responsabilità, perché  Vittorio  Emanuele, divenuto  Re  costituzionale  e  rispettoso  del  Parlamento, si  era  però  riservato  un  campo  di  azione  nelle  vicende  militari  e  nelle  nomine  dei  Ministri  della  Guerra, dove, ad  esempio, nel  1902,  fu  nominato, a  dimostrazione  della  parità  raggiunta  in  ogni  campo  dagli  israeliti,  il  generale  Ottolenghi, che  a  Napoli  negli  anni  ’90  era  stato  comandante  del  Corpo  d’Armata  e  quindi  superiore  diretto  del  giovane  Principe. Vittorio  Emanuele  sapeva  bene  che  la  parte  del bilancio  dello  stato, dedicato  alle  spese  militare, era  insufficiente, perché  vi  erano  tante  altre  esigenze  di  carattere  economico  e  sociale, il  famoso  decennio  giolittiano,che  più  giustamente  dovrebbe  definirsi  vittorioemanuelino-giolittiano, ma  rispettava  le  decisioni  del  parlamento  che  non  era  molto  tenero  nei  confronti  delle  esigenze  dell’esercito. (vedo  bibliografia  n. 4)
    Vittorio  Emanuele , iniziò  la  sua  carriera  militare  alla  fine  del  1889, come  tenente  colonnello  a Roma, nella  fanteria, dimostrando subito  le  doti  sopra  ricordate, ed  ancor  di  più  l’anno  successivo, quale  colonnello, comandante  il  “primo”   reggimento  di  fanteria  a  Napoli, che  così  vedeva  nuovamente  un  Principe  Ereditario  della  nuova  Dinastia  Sabauda, risiedere  nella  capitale  del  Mezzogiorno  d’Italia. E  da  colonnello  a  generale  operò  sempre  a  Napoli, dando  prova  delle  sue  capacità  di  comando  e  di  rispetto  delle  superiori  gerarchie  militari, che , a  loro  volta, lo  consideravano  per  il  suo  grado, ma  non  come  Principe, prova  questa  della  serietà  dello  spirito  gerarchico, non  certo  “cortigiano”, ed  appunto  le  lettere  scambiate  con l’ Osio, sono  di  tutto  questo  eloquente  dimostrazione, come  pure  lo  sono  per  attestare  la  giusta  severità  di  Vittorio  Emanuele, nei  confronti  di  ufficiali  resesi  colpevoli  di  mancanze, non  solo  di  servizio. (vedi  bibliografia  n. 5). Questo  tirocinio  durato  circa  un  decennio, di  cui  altra  parte  vissuta a  Firenze, che  era  stata ,  sia  pure  per  pochi  anni  Capitale  del  Regno  d’Italia,   consentì  anche  al  futuro  Re, di  conoscere  il  materiale  umano  di  cui  disponeva  l’esercito, con  diversi   militari  di  leva  aventi  già  una  fedina  penale  non  trascurabile, nonché  in  buona  parte  analfabeti, condizioni  che, nel, quindicennio  successivo  si  sarebbero  modificate  in  senso  positivo  per  cui  il  soldato  del  1915  si  sarebbe  rivelato  ben  diverso  da  quello  degli  anni  ’90  del  1800, anche  se, come  valore  personale , e  lo  provarono  le  sfortunate  vicende  delle  campagne  in  Africa  Orientale, da  Dogali, a Makallè, all’ Amba  Alagi  e  ad  Adua, ricordiamo  i  De  Cristoforis  con  i  suoi  cinquecento  soldati, i  Galliano ed  i  Toselli, non  era  secondo  a  nessuno.
    In quegli  anni, ultima  decade  del  1800, nell’organizzazione  dell’Esercito, erano  avvenute  diverse   modifiche, la  più  importante  delle  quali  era  stata  la  istituzione  del  ruolo  di  Capo  di  Stato  Maggiore  dell’ Esercito, per  primo  ricoperto  da  Cosenz, di  origine  meridionale  ed  allievo  della  “Nunziatella” , cui  seguì  Primerano, fino  ad  arrivare  il  primo giugno  1896, al  generale Tancredi   Saletta, che  resse  tale  incarico  fino  al  27  giugno  1908, con  il  quale  il  suddetto  ruolo  si  svincolava  parzialmente  dal  Ministero  della  Guerra, acquistava  la  sua  autonomia, e , soprattutto, rispondeva  al  Re Vittorio  Emanuele  III, che  per  la  sua  esperienza, aveva  raggiunto  una  notevole  competenza  in  materia  militare, per  cui: “Il  Capo  di  Stato  Maggiore  prepara  in  tempo  di  pace  e  sottopone  a  S.M. il  Re, con  cui  ha  relazione  diretta, i progetti  di  operazioni  di  guerra  da  svolgersi  durante  e  dopo  la  radunata.”(  vedi  bibliografia n. 6).
    Con  questa  nota  si  veniva  finalmente  ad  individuare  il  compito  del  Capo  di  Stato   Maggiore, come  effettivo  comandante  dell’esercito  in  caso  di  guerra, onde  evitare  il  ripetersi  di  quanto  avvenuto  nel  1866. Al  Saletta  seguì  il  generale  Alberto  Pollio, uomo  di  grande  cultura  storica  e  militare, la  cui  improvvisa  scomparsa  ai  primi  di  luglio  del  1914, prima  cioè  dello  scoppio  della  grande  guerra, avrebbe  portato  a  Capo  di  Stato  Maggiore, Luigi  Cadorna  e  con  Cadorna  il  24  maggio  1915 , saremmo  entrati  in  guerra  contro  l’Austria-Ungheria  ed  il  Re sarebbe  partito  per  il  fronte, dove  sarebbe  rimasto  per  tutta  la  durata  della  guerra, meritando  il  titolo  di  “ Re  Soldato”.

    Prima  però  di  seguire  il  Re  nella  sua  vita  di  fantaccino  è  bene  ritornare  sulla  sua  corrispondenza  con  l’antico  precettore  Egidio  Osio, nel frattempo  divenuto  Tenente  Generale  del  Regio Esercito, all’epoca  il  massimo grado,  perché  la  stessa  proseguì  anche  dopo  l’assunzione  al  trono, con  lettere  non  formali, ma  lunghe  ed  impegnative, che  denotano  l’assoluta  fiducia  che  Vittorio  Emanuele, riponeva  nella  riservatezza  del  destinatario  e  perciò  rappresentano  un  “unicum” nella  vita  del  Re  e  nei  suoi  rapporti   con  tutte  le  personalità  che  ebbero  frequentazione  con  Lui, e  confermano  l’ipotesi  che  se  l’ Osio, che  il  Re  aveva  nominato  conte ed  insignito  della  massima  onorificenza  della  Corona  d’Italia,  non  fosse  morto  prematuramente,  avrebbe  potuto  ricoprire  ben  alti  incarichi, come  già  accennato  all’inizio.
    Nel  quindicennio  dal  1900  al  1915, chiaramente  il  Re, doveva  dividere  il  suo  tempo  e  le  sue  presenze  tra  tutte  le  attività  istituzionali, senza  dimenticare  la  vita  familiare, che  era  di  esempio  per  tutte  le  famiglie  italiane (vedi  bibliografia  n.7), ma  non  mancava  mai  a  quelle  attinenti  la  vita  militare, dalla  visite  alle  caserme, alle  riviste, tipica  quella  celebrativa  dello  Statuto, nella  prima  domenica  di  giugno   e  particolarmente  alle  manovre, le  grandi  manovre   dove  si  muovevano  sul  terreno  decine di  migliaia  di  soldati. Ed  a  tale  proposito  è  interessante  notare , testimoniato  da  decine  di  fotografie, come  il  Re, di  massima  sempre  serio, fosse  invece  sorridente  quando  si  trovava  tra  i  suoi  soldati, nei  quali, proprio  per  la  sua  diretta esperienza  giovanile, non  vedeva  un  esercito  dinastico, ma  l’espressione  migliore  del  popolo  italiano, pur  con  i   tanti  limiti  che  ben  conosceva,  e  la  garanzia  della  difesa  dei  confini. Sorridendo  ai  soldati, sorrideva  all’Italia  che  amò come  nessun  altro, per  cui  tanti  anni  dopo, in  esilio  in  Egitto, iniziava  il  suo  diario , il  primo  gennaio  1947, scrivendo  “Viva  l’Italia, ora  più  che  mai”.
    Così  si  arriva  al  24  maggio  1915  Vittorio  Emanuele  invia  un  proclama  alle  forze  armate, sobrio, sintetico, efficace, come  fu  giudicato  anche  da  spiriti  critici, (vedi  bibliografia  n.8), proclama  che  riportiamo  e  parte  per  il  fronte, la  sera  del  25 maggio, in  forma  strettamente  privata:
    “L’ora  solenne  delle  rivendicazioni  nazionali  è  suonata. Seguendo  l’esempio  del  mio  grande  Avo, assumo  oggi  il  comando  supremo  delle  Forze  di  Terra  e di  Mare, con  sicura  fede  nella vittoria, che  il  vostro  valore, la  vostra  abnegazione, la  vostra  disciplina  sapranno  conseguire. Il  nemico  che  vi  accingete  a  combattere  è  agguerrito  e  degno  di  voi. Favorito  dal  terreno  e  dai  sapienti  apprestamenti  dell’arte , egli  opporrà  tenace  resistenza, ma  il  vostro  indomito  slancio  saprà  di  certo  superarlo .
    Soldati , a  voi  la  gloria  di  piantare  il  Tricolore d’Italia  sui  terreni  sacri  che  natura  pose  a  confine  della  Patria  Nostra; a  voi  la  gloria  di compiere   finalmente, l’opera  che  con  tanto  eroismo  iniziata  dai  vostri  Padri.”   
    E  da  quel  momento  in  poi, come  vedremo, il  Re, affidando  al  capo  di  Stato  Maggiore  la  direzione  delle  operazioni  e  riservandosi  il  compito  di  vigilanza  assidua, di  controllo  e  di  consiglio,  starà  ininterrottamente  al  fronte, salvo  dei rapidi  rientri  a  Roma,  in occasione  delle  crisi  governative, la  prima  nel  1916, con  le dimissioni  del  gabinetto  Salandra, sostituito  dal  Boselli  e  poi  nel  1917, dopo  Caporetto, con  le  dimissioni  di  Boselli  e  l’incarico  a  Vittorio  Emanuele  Orlando, che  costituì  un  governo  di  unità  nazionale  con  il  cattolico  Meda  ed  il  repubblicano  Comandini, crisi  che  imponevano  la  sua  presenza, in  quanto  la  Luogotenenza  Generale  del  Regno, affidata  dal  Re, allo  Zio  Tommaso  di  Savoia, Duca  di  Genova, all’atto  della  nostra  entrata in  guerra, riguardava l’ordinaria  amministrazione  e la  normale attività  istituzionale  e  di  governo. Per  cui  fu  la  Regina  Elena, che  a  sua  volta  aveva  trasformato  il  Quirinale  nell’Ospedale  Militare n.1,  a  recarsi  con  i  figli   diverse  volte  nelle  zone  di  guerra, ed  in  una  di  quelle  occasioni, a  Venezia, incontrandosi  con  la  Regina  Elisabetta  del  Belgio, avvenne  il  primo  incontro  tra   i  due  giovani, il  principe  Umberto  e  la  principessa  Maria  Josè, che  studiava  a  Firenze, nel    prestigioso  Collegio  della  Santissima  Annunziata di  Poggio  Imperiale. Quanto  al  giovane  principe  Umberto, vestito  con  l’uniforme  militare  e  la  mantellina  grigia, fu  più  volte  portato  dal  Padre, durante  le  sue  ispezioni  e  per  lui  poi  preparò  gli  album  delle  sue  fotografie (vedi  bibliografia  n.9). Accennando  al  Belgio  è  doveroso  ricordare  che  anche  il  Re  Alberto, fu  sempre  a  fianco  dei  suoi  soldati,  mentre  altrettanto  non  può  dirsi  del  Re  Giorgio  V, che  fece  delle  saltuarie  visite  al  fronte,  e  tanto  meno  del  Presidente  della  Repubblica  Francese, Poincarè, mentre  vicino  al  fronte  erano  sia  lo  Zar  Nicola  II, che  il  Kaiser Guglielmo  II, con  intorno  pletora  di  generali, ambienti  ben  diversi  da  quello  semplice  scelto  da  Vittorio  Emanuele, di  cui  cercheremo  di  seguire  la  sua  vita  giornaliera, con  visite  a  trincee  ed  ospedali, dove ad  esempio  avvenne, casualmente, il  primo  incontro  con  il  caporale  Benito  Mussolini,  ricoverato  per  una  ferita  dovuta  allo  scoppio  di una  bomba  a  mano  durante  una  esercitazione. Non  abbiamo parlato logicamente di  visita  alle  truppe  austro-ungariche da  parte di  Francesco  Giuseppe, ormai  ottuagenario  e  che  sarebbe  mancato  nel  novembre   1916 , compito  che  fu  assolto  dal  principe  ereditario  e  poi  imperatore  Carlo, la  cui  sede  di  comando  era  però  molto  lontana  dal  fronte italiano. Questo  per  un  breve  raffronto  con  gli  altri  capi  di  stato  e  a  conferma  di  quella  tradizione  secolare  sabauda, di  Principi  vicini  al  popolo  ed  ai  soldati, che  Benedetto  Croce  così  sintetizzò  nella  già  citata  prefazione  al  libro  della  Regina : “la  singolare  unione  di  Sovrani  e  popolo  propria  della  storia  di  Casa  Savoia”. Così  rivestito  in  panni  bigi  come  un  fantaccino  lo  vide  d’Annunzio, nella  poesia  dedicata  al  Re, “Per  il  Re”, composta  il  19  novembre  1915 ,  anche  se  il  Re  non  aveva  dismesso  l’ermellino, e  la  porpora,  in  quanto  non  li aveva  mai  indossati!  E  questo  suo  stile  semplice  ed  austero  fu  riconosciuto  ed  apprezzato  da  quanti  lo  visitarono  in  quegli  anni  prima, fino  a  Caporetto, nella  Villa  Torreano  di  Martignacco, vicino  ad  Udine, chiamata  Villa  Italia, nome  che  presero  tutte  le  dimore  del  re, complesso  costituito dalla  Villa  Linussa, dove  risiedeva, Villa  Prampero  e  Villa  Cantarutti, destinate  al  personale  della  Casa  Militare ed  ai  servizi, e  poi, dopo  la  ritirata  di  Caporetto, nella  Villa Corinaldi  a  Lispida, presso  Battaglia, dopo  brevi  tappe  nella  Villa  di  Altichiero  e  Villa  Giusti, che  fu  la  Villa  dove  fu  poi  firmato  l’armistizio, il  3  novembre  1918. ( vedi  bibliografia  n.10).

    Infatti  nella  vita  del  Re, oltre  alle  visite  quotidiane  al  fronte,dove  si  informava, osservava, sempre  con  semplicità  e  garbo, specie  con  i  soldati, che   forse  vedevano  di  persona, per  la  prima  nella  loro  vita  il  Re, fino  ad  allora  visto  di  profilo  sui  francobolli  e  sulle  monete, e  la  sua  figura  divenne una  consuetudine  ed  una  leggenda  anche  tra  i  reparti  più  avanzati  che   lo  vedevano  apparire nei  momenti  più impensati  e che  gli  procurarono  una  eccezionale  conoscenza  di  luoghi  ed  uomini, come  non  aveva  nessun  altro,(vedi  bibliografia  n.11) vi  furono  numerosissime  visite  di  personalità  ed  autorità  civili  e  militari,  italiane  e  dei  paesi  alleati. Tra  le  più  significative  la  visita  del  Re  Alberto  del  Belgio, del  Presidente francese Poincarè, del  Principe  di  Galles, il  futuro  Edoardo  VIII, ed  anche  di  autorità  di  paesi  neutrali, tutti  concordi  nell’apprezzamento  delle  doti  di  carattere, di  chiarezza, di  competenza,  di  conoscenza  approfondita  dei  problemi,  e  di  semplicità  del  Re, doti che  ebbero  la  massima  espressione  nell’incontro  di  Peschiera  dell’ 8 novembre  1917, con  l’appassionata  difesa  dei  nostri  soldati  e  della  linea  di  resistenza  al  Piave, come  testimoniato  da  Vittorio  Emanuele  Orlando  e dal  Primo  Ministro  Inglese  Lloyd  George, oltre  che  dagli  altri  militari  francesi  ed  inglesi  presenti.