NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

domenica 28 settembre 2014

Tempi duri per la politica. E rispuntano i monarchici...

«Il Quirinale costa sei volte più della monarchia inglese. Ovvero 245.300.000 euro rispetto a 37.890.000 euro». Con la crisi della politica, che continua a farsi sentire nonostante l’era Renzi, sono i monarchici i “protagonisti” di una proposta politica completamente alternativa.
E a Varese sono tanti e “agguerriti”. Ieri pomeriggio sono scesi in piazza con una gazebo per incontrare la cittadinanza e diffondere il proprio materiale informativo. 
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Il Savoia ricorda la carica di Isbuschenskij





«Uomini normali che non abbandonarono i compagni di battaglia»

GROSSETO – “Vorrei ora dirti cosa ci fu di fantastico al reggimento in questo periodo operativo. Ufficiali, Sottufficiali e cavalieri formidabili. Formidabili per lo spirito, meravigliosi per l’addestramento. I risultati si sono avuti sul terreno della verità, dove ogni errore sarebbe stato fatale. Da attaccati e accerchiati siamo diventati attaccanti e con i risultati che sai. E, devo aggiungere, con perdite dolorose sì, ma relative. Le numerose decorazioni concesse oggi dai tedeschi fanno fede di quello che è stato Isbuschenskij. A oltre un mese di distanza noi riviviamo quelle ore e ne traiamo il giusto spirito per l’avvenire che ci attende.” Così, citando un passo della lettera che il Colonnello Bettoni, comandante di Savoia a Isbuschenskij, scrisse al Generale Cadorna circa un mese dopo la carica, il comandante del Savoia ha salutato, ieri, gli intervenuti alla cerimonia che ricorda la carica di Isbuschenskij, quando, nel 42, sul Don, gli uomini del reggimento sconfissero le truppe russe.
«Siamo qui riuniti oggi per onorare quegli uomini, che non erano di certo guerrafondai o esaltati. Erano uomini normali, i quali, però, nel momento del bisogno ebbero il coraggio di non farsi sopraffare dalla paura, di non recedere – ha proseguito il comandante -. Siamo qui per ricordare uomini che non indietreggiarono, che non scapparono, che non abbandonarono il commilitone di fianco a loro, pur avendolo, forse, potuto fare approfittando della confusione della battaglia».

sabato 27 settembre 2014

Varese, Giovani Monarchici: un gazebo sui costi della Repubblica

Scopo del gazebo monarchico quello di presentare l’associazione ai varesini. Verrà distribuito un volantino in cui si comparano i costi delle Monarchie europee e quelli della Repubblica: la sorpresa è che il Quirinale costa ben 6 volte più di Buckingam Palace.Sabato 27 settembre 2014, dalle ore 10.00 alle ore 19.00, in corso Matteotti (vicinanze di piazza Monte Grappa), il movimento giovanile dell’Unione Monarchica Italiana organizza un gazebo informativo.
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http://www.varesereport.it/2014/09/25/varese-giovani-monarchici-un-gazebo-sui-costi-della-repubblica/

domenica 21 settembre 2014

Commemorazione della Principessa Mafalda, Racconigi 28 Settembre 2014

Il Centro Studi "Principe Oddone" organizza la commemorazione della Principessa MAFALDA di SAVOIA nel 70° anniversario della Sua scomparsa nel campo di sterminio di Buchenwald il 28 Agosto 1944.
Alle ore 10,30 si celebra la S.Messa in ricordo di tutti i Martiri dei campi di sterminio al Santuario Reale Madonna delle Grazie di Racconigi.
Alle ore 11,30 nel Castello Reale si terrà una breve conferenza sulla vita della nostra Principessa e seguirà il conferimento del Premio "Mafalda di Savoia" da parte dell'illustre ospite convenuta, la nipote S.A.R. la Principessa Mafalda d'Assia, Contessa Brachetti Peretti, figlia del defunto Langravio Principe Maurizio d'Assia.
Alle ore 13 colazione in una Tenuta Berroni al ristorante L'Arancera, previsto menù che ricorda il pranzo nuziale degli Sposi Savoia-Assia celebrato a Racconigi il 23 Settembre 1925. Chi vuole può scegliere altro modo per trascorrere tempo libero dalla fine della conferenza alla partenza.
Hanno aderito alla manifestazione l'Unione Monarchica Italiana, l'Istituto per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon e altre sigle di associazioni varie.

sabato 20 settembre 2014

Ha vinto la Regina

Ha vinto la Regina e ha vinto la Sterlina. Hanno perso i ricordi del passato mitico dei clan e le paure del futuro anteriore della globalizzazione. 55,3% a 44,7% il No alla indipendenza della Scozia batte il Si, Edimburgo e le colline del whisky, le isole del tweed, l’industria, il riluttante tennista Murray (alla ultima ora un tweet per il Si) restano uniti a Londra. Perde il pittoresco leader del Partito nazionalista scozzese Alexander Salmond, persuaso che la Scozia senza Londra potesse diventare una Norvegia radicale, via i sommergibili nucleari, via l’esercito. Salmond l’ha fatta troppo facile, l’unione monetaria con Londra, il ritorno nell’Europa e nella Nato dati per scontato, la fuga dei capitali e del lavoro verso il Sud irrise. Ha evocato la memoria dell’economista Smith, ma gli scozzesi hanno applaudito i suoi comizi e poi han fatto esattamente quel che la regina Elisabetta II ha suggerito loro domenica scorsa, uscendo dalla Chiesa in Scozia: “Riflettete”. 

Maria Pia di Savoia: i ricordi in un libro


CASTEL DI LAMA - "L'Italia è talmente bella che non si finisce mai di conoscerla e amarla". 
Con queste parole, la principessa Maria Pia di Savoia si è espressa dopo aver visitato nei giorni scorsi le Marche. 
Durante la permanenza nel Piceno, la primogenita dell'ultimo sovrano d'Italia, Umberto II, ha anche presentato il suo libro, un atto d'amore alla sua famiglia, alla sua storia, alla sua vita. 
"Sono una donna fortunata ed era doveroso scrivere" ha aggiunto la rappresentante sabauda nel corso di un incontro ieri al borgo storico "Seghetti Panichi" a Castel di Lama. 
La principessa, accompagnata da marito e dal figlio, Serge di Jugoslavia, insieme a un gruppo di amici americani, ha presentato il volume dal titolo "La mia vita, i miei ricordi", edito da Mondadori: un excursus storico, affettivo, emotivo attraverso le gesta di una famiglia che è stata di basilare importanza per la nascita dello Stato italiano. 
Con preziose fotografie, il volume coniuga avvenimenti pubblici, eventi mondani e il quotidiano, cavalcando il '900. 
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giovedì 18 settembre 2014

Pansa: "Vi racconto l'Italia in cui tutti, o quasi, gridavano Eia Eia Alalà"

"Eia Eia Alalà. Controstoria del fascismo" , Giampaolo Pansa, Rizzoli, pagg. 378, euro 19,90
 
Nel suo nuovo libro Giampaolo Pansa autore del «Sangue dei vinti» ricostruisce l'ascesa del fascismo e il consenso di massa al regime. Che molti dimenticano...

Matteo Sacchi 
Mercooledì 17 settembre 2014
 
Si chiama Eia Eia Alalà ed è in libreria da oggi. Se non bastasse il titolo (a caratteri cubitali rossi in stile molto littorio), ci pensa il sottotitolo a spiegare che cosa si può trovare in questo volume (Rizzoli, pagg. 378, euro 19,90) a firma Giampaolo PansaControstoria del fascismo. Pansa infatti, usando l'artificio del romanzo - «a me il lettore piace acchiapparlo per la coda, non annoiarlo a colpi di saggio» - mette i puntini sulle «i» della storia italiana della prima metà del '900 per spiegare che cosa sia stato e come sia nato il Ventennio mussoliniano. Il suo espediente narrativo è partire dalla sua terra e raccontare attraverso le vicissitudini del possidente terriero Edoardo Magni (personaggio di fantasia, ma nel libro ce ne sono molti realmente esistiti) come l'Italia sia diventata, convintamente, fascista. E lo sia rimasta a lungo. Non c'è bisogno di dire, viste le scomode verità venute a galla con i suoi precedenti libri (a partire da Il sangue dei vinti ) e il tema, che la polemica è garantita. E che qualche gendarme della memoria, per usare un'espressione dello stesso Pansa, avrà qualcosa da dire.
 
Dunque, Eia Eia Alalà. L'urlo di una generazione?
«Non sai quante volte l'ho sentito gridare quando ero bambino ed ero un Figlio della Lupa. Ho anche una foto in cui, piccolissimo, facevo il saluto romano, davanti al monumento ai Caduti. Non ho fatto in tempo a diventare balilla, però. Il regime è caduto prima. E per quanto in casa dei gerarchi sentissi dire peste e corna. Il sottofondo della vita degli italiani era quello lì».
 
Per questo l'hai scelto come titolo?
«In parte, volevo anche un titolo che cantasse. Che rendesse l'idea di quello che a lungo il regime è stato per gli italiani. L'avventura del fascismo è stata legata all'idea di vincere, di migliorare il Paese. Rende l'idea di quella giovanile goliardia che affascinò molti. Un fascino che iniziò a incrinarsi solo con le orribili leggi razziali e crollò definitivamente solo con gli orrori della guerra».
 
Non molti hanno voglia di ricordare che il fascismo ebbe davvero una presa collettiva. Tu invece questo lo racconti nel dettaglio...
«Ho voluto fare un racconto senza il coltello tra i denti. Che cosa rimprovero io a storici, anche molto più bravi di me che di solito scrivono su Mussolini? Ma di avere una partecipazione troppo calda, schierata. Io, anche grazie all'invenzione di un personaggio come Magni, invece ho cercato di fare un racconto neutrale. Per chi c'era è un'ovvietà che il fascismo ebbe un consenso di massa. Tutti erano fascisti tranne una minoranza infima. Gli antifascisti erano una scheggia microscopica rispetto a milioni di italiani. Gli italiani ieri come oggi volevano solo un po' di ordine... E Mussolini glielo diede. Ai più bastò».
 
Tu attribuisci molte responsabilità ai socialisti che favorirono involontariamente il successo del fascismo, regalandogli il potere... A qualcuno verrà un colpo!
«La guerra perpetua tra rossi e neri creava sgomento. Gli scioperi nelle città, ma soprattutto nelle campagne crearono il caos... Si minacciò la rivoluzione senza essere capaci di farla davvero. Si diede l'avvio alle violenze senza calcolare quali sarebbero state le reazioni. E per di più, esattamente come la sinistra attuale, i socialisti erano perpetuamente divisi. Pochi capirono quanto fosse grave la situazione. Tra questi Pietro Nenni, il quale a proposito della scissione comunista del 1921 scrisse: A Livorno è cominciata la tragedia del proletariato italiano».
 
Però qualche responsabilità la ebbe anche la borghesia italiana, o no?
«Noi non avevamo la tradizione liberale di altri Paesi. Ed eravamo in una situazione economica terribile che a tratti mi ricorda quella di oggi. C'erano dei partiti-casta in cui la gente non si riconosceva e lo scontro tra ceti (o classi) era alle porte... Il nero è nato dal rosso, la paura ha fatto allineare gli italiani come vagoni ferroviari dietro a Mussolini. Non per obbligo, nonostante le violenze degli squadristi. Sono stati conquistati dalla grande calma dopo la marcia su Roma. L'italiano dei piccoli centri, delle professioni borghesi, voleva soltanto vivere tranquillo. Avuta la garanzia di una vita normale e dello stipendio a fine mese, di chi fosse a palazzo Chigi o a palazzo Venezia gli importava poco».
 
Qualunquismo?
«L'Italia continuava a essere soprattutto un Paese agricolo. Lo sciopero agrario del 1920 rischiò di paralizzare la campagna. Le leghe rosse impedendo la mungitura, nel libro lo racconto, minacciarono di far morire le mucche... Da lì nacque un fascismo virulento e tutto particolare che poi si prese la rivincita. Il fascismo è stato il ritratto di gruppo degli italiani. C'era dentro di tutto. C'erano molte forze vitali e diverse. Poi il criterio dell'obbedienza cieca, pronta e assoluta che tanto propagandava Starace fece sì che nel cerchio di persone più vicine al Duce si andasse verso una triste selezione al ribasso».
 
In Eia Eia Alalà descrivi la parabola triste di molti fascisti «diversi».
«La scollatura tra italiani e regime iniziò con le leggi razziali, non prima. Lì inizio il male assoluto, la vergogna. Una delle figure più tragiche del libro è Aldo Finzi. Di origine ebraica, aviatore, fascista della prima ora, poi messo ai margini e fucilato alle Fosse Ardeatine. Poi è arrivata la guerra e la rimozione di massa».
 
Ma davvero vedi così tante assonanze tra l'oggi e l'avvento del fascismo?
«È possibile non vederle? L'unica variante è il terrorismo internazionale. Ed è una variante peggiorativa».

lunedì 15 settembre 2014

I primi 30 anni di Harry, principe fuori dagli schemi


Possiamo dire che ci piace questo Principe, così esuberante, allegro e pur contemporaneamente così all'altezza del ruolo che la Storia e la sua nazione gli richiedono?

Su La Stampa un bellissimo fotoservizio per i suoi trenta anni.


I nostri auguri!

domenica 14 settembre 2014

Umberto II tra storia e mito




L'amor di Patria e la ragion di Stato

www.reumberto.it


...Umberto II, detronizzato ed esule, è riuscito, più e meglio di qualsiasi Sovrano in trono, ad impersonare in quest'epoca di universale smitizzazione, l'idea stessa della Regalità...

Nel 110° anniversario della nascita di Re Umberto una commemorazione di 20 anni fa, ricevuta dall'ingenere Domenico  Giglio, presidente del Circolo Rex.

sabato 13 settembre 2014

Referendum indipendenza Scozia, la regina Elisabetta non si schiera

Buckingham Palace: "La questione riguarda il popolo scozzese. L'imparzialità è principio irrinunciabile della nostra democrazia"


La regina Elisabetta è assolutamente imparziale nel referendum sull'indipendenza della Scozia. Lo rende noto Buckingham Palace, sottolineando che "la sovrana è sopra le parti. Ogni indicazione che Elisabetta possa voler influenzare la campagna referendaria è categoricamente sbagliata. Sua Maestà è ferma nell'avviso che la questione riguardi il popolo della Scozia".
"L'imparzialità costituzionale di Elisabetta - dice ancora un portavoce di Buckingham Palace - è un saldo principio della nostra democrazia come la regina ha dimostrato nel corso del suo regno". "Elisabetta - riprende - è sopra la politica e coloro che ricoprono ruoli politici hanno il dovere di garantirlo".

giovedì 11 settembre 2014

Scrisse Galeazzo Ciano a Re Vittorio Emanuele III...




Le polemiche che ad ogni 8 settembre si riaccendono in questa enorme piazza virtuale che è il web ci inducono alla ripubblicazione di una lettera di fondamentale importanza che scrisse il conte Galeazzo Ciano, già Ministro degli esteri, già Ambasciatore presso la Santa Sede, genero di Benito Mussolini per averne sposato la prima figlia, la prediletta, Edda.

I pochissimi che hanno letto il suo diario si rendono perfettamente conto di quanto il Re, impiegando tutto il suo prestigio ed i residui poteri che non gli erano stati esautorati, abbia cercato nel corso degli anni di contenere le iniziative del suo primo ministro sempre più megalomane e convinto che la fortuna non lo avrebbe mai abbandonato. Cosa che non avvenne, secondo le lucidissime previsioni del Re. 

Galeazzo Ciano fu fucilato insieme agli altri gerarchi del Gran Consiglio che avevano votato contro Mussolini nella notte del 25 Luglio e che erano stati catturati dai tedeschi o dai repubblichini, De Bono, Gottardi, Marinelli e Pareschi.

Ciano, ormai consapevole della fine che lo attende, nel momento della suprema verità, indirizza al Re Vittorio Emanuele III la lettera che segue perché la Storia sappia come sono andate le cose circa la tragedia che coinvolse la Nazione tra il 1940 - 45.
E' bene, a nostro modestissimo giudizio, che questa lettera si conosca e vi si dia il massimo della pubblicità tutte le volte che si parla del nostro Re nei termini che purtroppo sappiamo.



Maestà,
mi voglia permettere, giunto all'ora estrema della mia vita di rivolgere un pensiero devoto alla Maestà Vostra. Adesso, da tre mesi, sono nel carcere di Verona, sempre affidato alla martoriante custodia delle SS., e attendo un giudizio che non è altro che un premeditato assassinio. 
Né sulla monarchia, né sul popolo, né sullo stesso governo può cadere la minima colpa del dolore che attanaglia oggi la Patria.
Un uomo, un uomo solo, per torbide ambizioni personali, per sete di gloria militare, usando le sue autentiche parole, ha premeditatamente condotto il Paese nel baratro.
Ho disposto che non appena possibile, dopo la mia morte, vengano resi pubblici un mio diario e una documentazione che getteranno molta luce di verità su tanti fatti sconosciuti.
Credo così di rendere un estremo servigio.

Galeazzo Ciano



mercoledì 10 settembre 2014

Il Regno Unito in festa


A Londra è in arrivo un altro royal baby. La notizia potrebbe salvare l'unità del Regno?

LONDRA - Il Regno Unito è in festa. A Londra è in arrivo un altro royal baby. Non si hanno ancora date certe ma oggi è giunta la conferma che William e Kate aspettano il loro secondo bebè, con un annuncio che è in parte un 'déjà vu' visto che il Palazzo reale ha dovuto bruciare le tappe e comunicare la buona notizia per giustificare l'assenza della duchessa di Cambridge ad un impegno ufficiale cui avrebbe dovuto presenziare oggi a Oxford: è rimasta invece bloccata a Kensington Palace alle prese con una forma acuta di nausee dovute alla gravidanza.

Scozia indipendente. Resterà una monarchia?

Scozia indipendente? Le 8 risposte per capire cosa cambierà se vincono i sì

A pochi giorni dal referendum per l'indipendenza della Scozia i sì sono in vantaggio secondo alcuni sondaggi. Ecco cosa potrebbe cambiare, dalla valuta alla gestione delle risorse energetiche, dall'appartenenza alla Ue fino al debito pubblico.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-09-08/scozia-indipendente-restera-monarchia-201933.shtml?uuid=ABOCgkrB&nmll=2707#navigation

martedì 2 settembre 2014

PAPA FRANCESCO ED I NUOVI POSSIBILI PICCOLI STATI : EUROPA INGOVERNABILE

di Domenico  Giglio

Spesso  “repetita  juvant”  per  cui  ritorniamo  a  parlare  di  separatismi, secessionismi  e  simili  che  sembrano  la  principale  preoccupazione  di  alcuni  movimenti  politici  in  Spagna, Gran  Bretagna, Belgio ed  Italia  e  questo  in  un’ Europa  in  fase  di  recessione  economica  e  di  sempre  più  scarso  peso  a  livello  mondiale  ed  è  con  soddisfazione  aver  letto, qualche  tempo  fa  una  pacata, ma  netta  dichiarazione  di  Papa  Francesco, di  disapprovazione  delle  tendenze  separatiste  esistenti  in  vari  stati  dell’ Europa.
C’ è  infatti  chi, per  giustificare  l’attuale  richiesta  di  separazione  o  indipendenza  si  richiama, per  la  Catalogna,  alla  guerra  di  successione  spagnola  del  1714, chi  all’atto  di  unione  della  Scozia  del  1707, chi  ai  nostri  plebisciti  del  1860, per  non  parlare  di  chi  contesta  la  liquidazione  della  Repubblica   di Venezia  nel  1797  e   del  Sacro  Romano  Impero  nel  1806  per  mancanza  del  “numero  legale”  dei  deliberanti, problemi  tutti  anche  interessanti, se  non  affascinanti  dal  punto  di  vista  storico, ma  non  politico  e  totalmente  fuori  dall’attuale  realtà. Che  sia  amaro  doverlo  riconoscere, ma  il  primato  dell’Europa, pur  partendo dall’Atlantico  per  finire  agli  Urali, è  nella  fase  discendente,anche  se  non  mancherebbero  intelligenze, capacità  e  mezzi  per  poter  fermare  tale  declino,anticipato  peraltro  un  secolo  or  sono  da  Spengler, declino  oltretutto  demografico  perché  sommando  tutti  i  27  stati  dell’U.E.( 501.100.000  abitanti )  e  gli  altri  fuori   dell’Unione ,compresa  Ucraina  e Russia, ( totale  abitanti  Europa  811.543.167 )  non  si  raggiunge  che  un  quinto  degli  abitanti  dell’Asia ( 4.055.957.043 )  e  meno  della  metà  degli  abitanti  della  Cina  e  dell’India, per  non  parlare  dell’incredibile  incremento  di  alcuni  paesi  dell’Africa, che  supera  ormai  complessivamente  il  miliardo  di  abitanti, quale  ad  esempio  la  Nigeria  con  152.217.000  abitanti  e  l’ Etiopia  con  88.013.000.

Sentire  perciò  un  uomo  anziano,che  per  l’anzianità  si  dovrebbe  ritenere  saggio, come  Pujol  parlare  di  una  Catalogna  indipendente, con  i  suoi  sette milioni  e  mezzo  di  abitanti, anche  se  magari  unita  al  resto  della  Spagna, da  un  unico  Sovrano, a  conferma  del  valore  rappresentativo  e   coagulante  dell’Istituto  monarchico, come  in  fondo  era  stata  l’unione  dinastica  dell’  Austria – Ungheria, lascia  oggi  molto  perplessi  perché  pare  dimenticare  tutto  quello  che  avviene  nel  mondo  e  le  trasformazioni  continue  nei  più  vari  settori. Ignorare  che  nel  terzo  mondo  la  prevalenza  è  dei  giovani, privi  di  un  qualsiasi  retroterra  storico  e  culturale, per  cui  l’Europa  non  incute  loro  né  timore  né  rispetto  e  pensare  che   queste  ondate  migratorie   possano  essere  meglio  gestite  da  staterelli  regionali  e  non  da  stati  nazionali  coordinati  in  una  unione  europea,già  adesso  zoppicante  essendo  costituita  da  27  stati, se  gli  stessi  diventassero  oltre  trenta, è  solo  segno  di  voluta  e  mancata  conoscenza   dei  problemi  mondiali  e  ciò  malgrado  che  oggi,grazie  alla  tecnologia  ed  alle  comunicazioni, frutto  della  civilizzazione  di  stampo  occidentale, il  cittadino  europeo  medio  dovrebbe  avere  invece  un  livello  di  informazioni, come  mai  avvenuto  prima, e  come  non  avevano  forse  nemmeno  gli  uomini  di  stato  e  le  classi  dirigenti  di  un  secolo  fa,vedi  il  “sonnambulismo”  del  luglio  1914, per  cui  suscita  un  sentimento  di  profonda  tristezza, se  non  di  commiserazione  vedere, come  qualche  tempo  fa  in  Catalogna,  proprio  dei  giovani  ballare  e  saltare  auspicando  la  separazione  dal  resto  della  Spagna, quasi  fosse  la  caduta  del  muro  di  Berlino  o  la  fine  di  qualche  dittatura, e  recentemente  in  Spagna, dopo  l’abdicazione  del  Re  Juan  Carlos, richiedere  la  repubblica, dopo  e  malgrado  le  tristi  esperienze  repubblicane  della  sua  storia.